[Vincere le medaglie non ti farà sentire bene]

Una volta ho letto un’intervista a Lance Armstrong, il ciclista.

E diceva più o meno qualcosa del genere.

“La cosa che amo davvero del ciclismo non è il podio, le medaglie e neanche i soldi. Quello che mi piace è il processo che ti porta ad essere al massimo nel tuo settore. Mi mancano le ore passate a soffire negli allenamenti fino al punto in cui me la gioco per vincere.

Io amavo il processo, la pianificazione, lavorare con i miei allenatori. Avrei pagato per fare quel lavoro, e mi sarei allenato gratis. Non mi mancano i risultati, mi manca il lavoro per arrivare a quei risultati”.

Quanto è diverso da chi ragiona in termini di

“Adesso mi sacrifico così quando avrò tanti soldi mi finalmente posso mettermi a fare quello che davvero voglio”.

?

Dico spesso che la motivazione non serve per ottenere migliori risultati. Ed è così.

E’ totalmente irrilevante avere il coach motivatore che ti esalta e ti incita.

Quello ti serve se stai cercando solo i risultati, ma non ami il processo per arrivarci.

Ma in questo caso la vedo molto difficile che tu riesca ad ottenere risultati eccezionali.

Devi imparare a funzionare senza la droga della motivazione. Con la sola ‘benzina’ che nasce dal goderti il processo.

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[Perché frequentare un corso di ReSonance]

Ci sono tanti motivi per cui ci si alza dal divano e ci si iscrive ad un corso di Coaching.

 

C’è chi lo fa perché trova soddisfazione nel sentirsi dire in aula da un trainer i contenuti che ha già letto in un libro. Per sentire la conferma che è bravo.

 

C’è chi lo fa per sentirsi coccolato, compreso con empatia. Per affidarsi ad un trainer che gli dice ‘va tutto bene, ci sono qua io’.

 

C’è chi lo fa per incontrare altre persone.

 

Sono tutte motivazioni più che legittime, che comprendo e apprezzo.

 

Personalmente insegno con un solo scopo in mente: portare le persone a fare cose che prima non hanno mai fatto.

 

Ottenere risultati che ora non ottengono.

 

Perciò, non blandisco le persone.

 

Forse non sono neanche troppo simpatico, all’inizio.

 

Il fatto è questo.

 

Io non voglio far star bene le persone che si rivolgono a me.

Non sono un ‘artista dello spirito’.

Non motivo le persone.

Non creo connessioni tra i Cuori.

Non voglio neanche farle essere felici. La felicità si trova altrove, non in un corso.

 

Io faccio una cosa sola.

 

Metto le persone in grado di ottenere risultati.

Veri. Duraturi. Concreti. Misurabili.

 

Risultati che non ottengono e cose che non fanno perché sono bloccasti in loop che non riescono a vedere.

 

E siccome sono bloccati, non fanno le cose che dovrebbero fare e che sono davanti a loro ma non vedono…

 

Uso le strategie che servono. Con il minimo ego possibile e tanta, tanta, tanta attenzione e precisione linguistica e comportamentale.

 

Non devo accreditarmi come un ‘moderno guru’ o un maestro spirituale, perché non lo sono.

 

Quello che però posso dirti è che faccio MOLTO bene il mio lavoro, se avrai la pazienza di portarlo fino alla fine.

 

Lo faccio da 15 anni, ogni giorno. Ogni santo giorno a parte Natale e le feste comandate.

 

Non mi interessa farti star bene per un giorno, una settimana o un mese. Voglio che evolva e superi ciò che fino ad oggi ti ha impedito di essere chi sei veramente.

 

Ci vediamo presto, se vorrai.

 

Simone

Di business, branding e scarpe

Problema.

Sei una azienda manifatturiera che produce scarpe di altissima qualità in uno dei distretti artigianali più famosi d’Italia. Non hai un brand conosciuto e sei costretto a vendere le tue scarpe fatte a mano a Gucci e Prada.

Loro le rivenderanno a 5 volte tanto.

Dall’altro lato arriva Amazon e vende scarpe di qualità molto più bassa ad un terzo del prezzo in cui si trovano nei negozi.

Sei schiacciato dall’alto e dal basso.

Che fai?

Salti la fila e dai la possibilità a tutti di accedere a costi ragionevoli ad un prodotto di altissima qualità, fatto a mano e che ti disegni come vuoi.

Al costo di una sneaker da fighetto milanese incollata a freddo che alla prima pioggia si apre come una cozza.

Beh la prima scarpa ReSonance è fatta 😉
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Non devi stressarti per forza!

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Non devi stressarti per forza.

Quello che ho scoperto lavorando per anni con persone che generano performance ad alto livello è che oltre ad avere più successo sono anche più rilassate.

La mitologia che bisogna essere continuamente stressati e portare pesi sempre più grandi man mano che avanziamo verso il successo… per queste persone semplicemente non esiste.

Sono la testimonianza che puoi vivere una vita straordinaria e lontanissima dalla battaglia per la sopravvivenza che vedo ogni giorno compiere a molti.

Da questa posizione di performance non esiste il ‘mors tua vita mea’. Non devi necessariamente fare le scarpe a qualcuno per prenderti quello che vuoi.

Non è che queste persone non sentono mai lo stress… ma sanno come muoversi per la maggior parte della propria vita come se non stessero facendo qualcosa di stressante…

E per loro è così.

✅ se vuoi imparare come si fa, nel ReSonance puoi imparare qual è e come accedere nel tuo specifico modo alla struttura che ti consente di operare in questo modo.

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La Neurochimica della felicità (e della sopravvivenza)

Quello che chiamiamo ‘felicità’ è un insieme di sensazioni generate da una perfetta combinazione di quattro neurotrasmettitori che vengono rilasciati dal cervello nel nostro corpo.

La dopamina.
L’endorfina
L’ossitocina.
La serotonina.

 

Questi neurotrasmettitori vengono ‘spruzzati’ nel corpo quando il tuo cervello percepise qualcosa di buono per la tua sopravvivenza.

E poi – dopo – li spegne, così che possano zampillare di nuovo quando qualcosa di interessante incrocia il tuo percorso.

 

Ciascun neurotrasmettitore della felicità scatena una emozione positiva diversa.

La dopamina genera la gioia quando trovi qualcosa che cercavi o risolvi un problema.

L’endorfina produce l’insensibilità al dolore e genera l’euforia.

L’ossitocina la gioia di essere al sicuro in un gruppo con cui abbiamo un legame e che si prende cura di noi e di cui ci prendiamo cura.

La serotonina genera la sensazione positiva di essere rispettati e l’orgoglio di essere ammirati.

 

Forse per te la felicità non è questo. O meglio, in questo momento non la vedi così.

E non la vedi così perché i neurotrasmettitori funzionano senza le parole e si generano PRIMA delle parole.

Anche gli animali funzionano nello stesso modo: si dirigono verso ciò che dà loro felicità, che è ciò che aumenta la possibilità di sopravvivere. E si allontanano da ciò che li rende infelici.

I neurotrasmettitori sono lo stratagemma che la natura ha inventato per fare in che modo che ciò che ti fa sopravvivere sia anche ciò che ti rende felice.

 

Per Madre Natura, la sopravvivenza equivale alla felicità.

Il tuo sistema limbico ti dice continuamente

“Questo è buono per te, vattelo a prendere”

oppure

“Questo ti fa male, allontanati”.

Poi nella vita di tutti i giorni ovviamente non agisci sempre in base a questi messaggi perché la tua neocorteccia, la tua mente razionale, è in grado di ignorare questi messaggi.

 

Ma qui si genera un abbassamento della performance: è qui che inizi a generare risultati inferiori a quello che è possibile per te.

E allora il tuo sistema limbico riprova di nuovo.

La tua mente può cercare di ignorare i neurotrasmettitori per un tempo limitato, ma al centro di chi sei… il tuo sistema limbico sa cosa ti fa bene e cosa no.

E sa come fai a creare performance al tuo livello, se solo glielo permetti.

 

Quello che facciamo nel ReSonance è questo.

Insegnarti ad allineare il tuo sistema limbico e la tua Neurochimica della felicità e della performance con la tua mente razionale, la neocorteccia, la parte che ragiona, che fa calcoli e che vive nel mondo moderno.

Non siamo più animali, ovviamente. Ma abbiamo ancora funzionanti i sistemi che si occupano della nostra sopravvivenza, e della performance che generiamo.

I risultati che ottieni nel mondo moderno non dipendono solamente da quanto sei ‘bravo’ o ‘intelligente’ ma anche da quanto sai funzionare in maniera allineate le tua parte razionale e la tua parte limbica.

E se vuoi iniziare a scoprire come si fa:

 

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Buon Business Coaching

[Brevissima nota introduttiva all’articolo: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 tengo corsi in Università Bocconi sui temi della performance e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.]

Conosco tanti imprenditori che in un momento di crisi si sono rivolti ad un ‘business coach’ e hanno ricevuto consigli che li hanno portati a chiudere l’azienda di lì a poco.

E vedo un sacco di ‘aspiranti coach’ che dopo aver completato il percorso di Coaching base ‘si buttano’ sulla specializzazione in Business Coaching “perché nelle aziende girano più soldi.” 

A parte che non è vero. Nel senso che nelle aziende è MOLTO più complicato entrare a fare Coaching e, soprattutto se sono aziende che funzionano, l’imprenditore si aspetta competenze ben superiori a quelle dei due o tre moduli di Business Coaching che puoi fare in qualsiasi scuola.

Ma a parte questo, sono perplesso quando vedo l’approccio seguito spesso nella formazione dei futuri business coach.

Ne prendo uno a caso.

—–
Esercizio:

1. Il coach chiede all’imprenditore qual è la propria esigenza di business.

2 il coach attraverso uno schema che cerca di dare chiarezza, focus e azione aiuta l’imprenditore a definire le prossime azioni da fare in azienda.
——–

Anche nel caso che un neo-business coach riesca ad acquisire un imprenditore come cliente, in questi due punti ci sono delle presupposizioni che non funzionano e che molto preso porteranno coach e imprenditore a parlare del nulla nel migliore dei casi, o l’imprenditore a chiudere l’azienda nel peggiore.

Una di queste presupposizioni è che l’imprenditore SAPPIA qual è la propria ‘esigenza di business’.

Esempio: “Voglio più clienti”

(ti svelo un segreto: tutti gli imprenditori vogliono “più clienti” 😀 )

quando in realtà a volte accade che ogni nuovo cliente acquisito fa PERDERE soldi all’azienda perché non riesce a gestirlo o perché ha processi interni completamente inefficaci.

La seconda presupposizione è che l’imprenditore grazie alla ‘chiarezza’ abbia già internamente le risorse e le conoscenze per decidere le azioni più efficaci da fare.

E nel mondo reale quasi mai è così.

Risultato?

Il Coach che fornisce soluzioni a caso oppure motiva l’imprenditore a insistere su strade che immagina essere efficaci.

E un bagno di sangue per l’imprenditore che dopo pochi mesi e molti soldi buttati si convince che ‘il Coaching non funziona’.

Soluzione?

Imparare un sistema di Coaching che mette in grado l’imprenditore di acquisire informazioni, conoscenze e risorse senza ‘andare a caso’ e senza accanirsi su soluzioni inefficaci dall’inizio, e lo rende invece capace di muoversi nella direzione più efficace per lui.

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