Ottieni ciò che vuoi, alle tue condizioni

Scopri il ReSonance, il sistema per la Trasformazione personale e professionale con cui imparerai a portare l’attenzione su ciò che è davvero fondamentale per prendere il controllo della tua vita e della tua professione. E questo significa generare performance migliori ed ottenere ciò che vuoi, ma soprattutto, ottenerlo alle tue condizioni, con le tue specifiche modalità e senza snaturare CHI SEI.

Rimanendo Autentico.

Il ReSonance va oltre i modelli di cambiamento secondo i quali i risultati che ottieni dipendono da aspetti come motivazione, autostima o convinzioni – elementi che in realtà sono solo marginali.

► Il ReSonance è un sistema che funziona davvero. Più del 90% dei partecipanti al ReSonance ottengono una trasformazione reale e miglioramenti misurabili in maniera oggettiva nei tre mesi successivi al corso. Tra l’altro da diversi anni il ReSonance viene utilizzato in corsi di Empowerment per gli studenti dell’Università Bocconi.

► Con i nostri corsi accederai all’esperienza di ottenere ciò che vuoi con minore sforzo e maggiore naturalezza.

► Il ReSonance è un sistema di Trasformazione personale e professionale innovativo. Non ti verrà chiesto di camminare sui carboni ardenti o saltare e ballare. Non ti verrà chiesto di ‘crederci’ e avere più fiducia in te stesso. Non è un corso di motivazione o per aumentare l’autostima. Non lavorerai per ‘guarire il passato’ o per ‘risolvere problemi’.

Il ReSonance è un approccio per cambiare in maniera misurabile la tua vita.

Uno dei principi su cui si basa il ReSonance è quello di partire da un approccio completamente diverso da quello utilizzato nel ‘miglioramento personale’, che si concentra sul volere risolvere una serie di problemi.

Infatti quasi tutte le tecnologie di cambiamento disponibili, tutti i modelli di miglioramento, di crescita e sviluppo  hanno come punto di partenza sempre lo stesso: il ‘problema’.

Partono dall’osservazione e dall’analisi di ciò che non funziona all’interno delle persone e analizzano il problema mettendo in campo una serie di tecniche per risolverlo.

Il fatto è che voler migliorare cercando di risolvere un problema dopo l’altro non funziona. Probabilmente ti sarà già capitato di risolvere un ‘problema’ che avevi, e dopo una momentanea (e giusta) euforia accorgerti che tutto sommato la tua vita era la stessa di prima, e che quello che davvero volevi è qualcosa di diverso dal risolvere semplicemente una serie di problemi.

Ed infatti le persone spesso si concentrano sulla singola cosa da migliorare e da risolvere, mentre la verità è che iniziano a cambiare davvero la loro vita quando lavorano ad un livello completamente diverso – in una configurazione in cui la loro attenzione non è ‘sul problema’.

Nel ReSonance imparerai proprio questo: a smettere di cercare di risolvere uno alla volta i vari pezzettini che non funzionano nella tua vita, e ad operare ad un livello strutturale completamente nuovo.

Un livello in cui hai una grande chiarezza su cosa vuoi, ed in cui hai la capacità di prendere le giuste decisioni e la prontezza di agire per fare gli unici passi necessari che ti avvicinano a quello che vuoi.

Quando sei così… fai anche molto meno sforzo per tenere allineati tutti i vari ‘pezzi’ della tua vita che a quel punto ti sembrerà meno ‘complicata’ e meno ‘faticosa’.

Allo stesso tempo non hai più i tipici dilemmi vita personale / vita professionale o conflitti tra quello che vuoi e quello che gli altri si aspettano da te o che ‘dovresti fare’.

Ed è allora che quello che desideri diventa presente nella tua vita.

Ti stai condannando da solo ad una vita di insoddisfazioni?

Alla fine dei conti credo che uno dei benefici del ReSonance consista nel fatto che è un modello di lavoro che ti mette finalmente in pace con chi sei.

Rivedo l’altro giorno la pagina di un cliente che ha studiato ReSonance e che scalpitava allora per fare il formatore – non riuscendo a trovare la strada per avere una sua identità e per ‘lasciare un segno’.

Capitato per caso sulla sua bacheca lo vedo oggi felice di dedicarsi quasi completamente a quello che sa fare meglio, e che aveva già allora come sogno. Che non è la formazione ma una attività all’aria aperta in mezzo al mare.

C’è sempre in ognuno noi una forza che spinge verso quello che ci piacerebbe essere. Ed un’altra che ci spinge verso chi siamo.

Quando vince la prima, ci stiamo in realtà allontanando dall’essere efficaci, dal generare risultati e performance ottimali, dall’essere felici.

Ci stiamo in realtà condannando ad una vita di insoddisfazioni per qualcosa che vorremmo e non siamo, quando in realtà avremmo molte più capacità in qualcosa che a voi viene naturale ed impossibile per altri.

Ma resistiamo troppo spesso a ‘chi siamo’, per inseguire quello che vorremmo.

Accettare chi siamo ed i nostri limiti paradossalmente è la strada unica per generare risultati migliori e per andare oltre quello che siamo.

Fino a quando resistiamo ai nostri limiti siamo farmi al palo.

Quando li accettiamo, stranamente riusciamo finalmente a superarlo in maniera concreta.

Che non vuol dire che non possiamo fare altro da chi siamo e che dobbiamo necessariamente chiuderci su una sola cosa e basta per tutta la vita.

Ma che dobbiamo imparare a vedere con chiarezza chi siamo, e poi espandere da lì senza vivere ‘chi siamo’ e ‘quello che vorremmo essere’ come un conflitto.

Ma per farlo serve un percorso. Di integrazione, di comprensione, di consapevolezza.

Il ReSonance, alla fine, è questo.

Un percorso di consapevolezza che però non rimane limitata alla persona ma si espande e genera risultati e ha un impatto all’esterno, nel mondo reale, per aiutarti ad ottenere quello che desideri.

Ti aspetto, se vorrai esserci, a Rimini il 13 e 14 ottobre.

➡➡➡ Clicca qui sotto ed iscriviti:
https://www.simonepacchiele.com/resonance-experience/

La neurochimica del Successo

 

 

Brevissima nota introduttiva all’articolo, che ho scritto il 3 settembre 2018: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 sono docente in Università Bocconi sui temi della performance, del Coaching e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.

 

Uno: La Classifica.

Dentro di te, nella profondità del tuo sistema mente-corpo c’è un computer velocissimo che sa esattamente in che posiziolne della classifica sei nel gruppo e nella società in cui vivi.

Se ti posizioni in alto, e sei un maschio, hai accesso al cibo migliore, ai territori di caccia ed ai rifugi migliori. Puoi avere un numero infinito di relazioni romantiche e sessuali con partner dell’altro sesso.

Se invece sei una femmina hai i pretendenti più prestanti: più alti, più forti, proporzionati e simmetrici. L’ideale per propagare i tuoi geni.

Allo stesso modo dei maschi dominanti, da femmina combatterai anche tu ferocemente – ma in modo diverso dai maschi – con le altre femmine della specie per mantenere o migliorare la tua posizione in classifica nella gerarchia femminile.

Se occupi uno status basso, al contrario, avrai parecchie difficoltà nel nutrirti, non saprai dove vivere, mangerai male e sarai probabilmente spesso in condizioni fisiche e mentali pessime.

Avrai relazioni difficili.

E se sei un essere umano anche il denaro servirà a poco, perché non saprai come farlo fruttare e lo spenderai per soddisfare istinti immediati e non per costruire qualcosa.

Essere in fondo alla classifica ti rende difficile salire.

Tutti gli animali stabiliscono una gerarchia tra i membri della propria specie.

Come riescono a farlo?

Dentro di te, nel tuo corpo e nella tua mente, c’è un sistema molto ‘antico’ che monitora continuamente come ti trattano gli altri.

Come si relazionano con te.

Come si muovono quando sei intorno a loro.

Come reagiscono a quello che dici.

E sulla base di questi dati il tuo cervello ti assegna automaticamente un posto in classifica.

Lo fanno le aragoste.
Lo fanno gli usignoli.
Lo fanno i polli nel cortile.
E lo fanno gli esseri umani.

 

Rivestire un ruolo più alto all’interno del proprio gruppo con cui ti confronti ogni giorno ti dà accesso ad una serie di benefici non indifferenti.

Benefici che spesso – anzi sempre nel mondo animale – possono fare la differenza tra vivere e morire.

Per questo è essenziale essere in cima alla lista. Perché chi è in cima vive e chi è in fondo ha difficoltà a farlo.

Si tratta di benefici che riguardano l’accesso al territorio di caccia.

Come fanno gli usignoli quando si spostano in un nuovo territorio e ingaggiano battaglie feroci con i ‘competitor’ della propria specie.

E una volta che hanno conquistato il loro territorio lo fanno sapere a tutti, cantando quelle che a noi sembrano dolci melodie.

A volte la gerarchia riguarda l’accesso al cibo.

Come fanno le galline che, secondo una gerarchia, stabiliscono l’ordine in cui possono razzolare nel cortile.

La gerarchia riveste una grande importanza in questo caso e fa la davvero la differenza tra vivere e morire soprattutto quando il cibo è scarso..

La gallina che può razzolare per prima può mangiare tutto quello che vuole e scegliere il nutrimento migliore.

La seconda e la terza gallina ovviamente avranno accesso a cibo di peggiore qualità, e dato che mangeranno cibo di qualità più scadente saranno meno forti.

E quindi difficilmente potranno uscire dalla loro condizione di subalternità.

Essere in alto nella gerarchia significa avere al riparo dalla pioggia e dal vento. E significa difendere la propria casa e il proprio territorio.

Vivere in un territorio migliore fornisce loro maggiore probabilità di trovare compagni più sani e più belli, e di dare vita ad una progenie che sopravviverà a lungo.

Avranno una vita molto meno stressante.

Il territorio occupato è importante dunque.

E dato che di attici con vista ce ne sono sempre meno rispetto agli appartamenti nella suburra, trovare ed occupare il terrorio migliore genera sempre conflitto.

Ed il conflitto genera altri problemi: per esempio il fatto di dover vincere i combattimenti con altri membri della specie senza che i due contendenti ne abbiano perdite significative.

Senza che muoiano nel combattimento o si feriscano gravemente.

 

 

Due: limitare i danni derivanti dal conflitto.

Nel corso dei millenni tutte le specie hanno dovuto trovare una soluzione a questo problema.

Immagina la situazione: due animali si contendono un territorio ricco in cui cacciare ed accoppiarsi con le femmine.

Il confronto si trasforma presto in una lotta senza quartiere.

Uno dei due animali – di solito quello più grande – vince. Ma anche chi ha vinto può aver riportato ferite che lo indeboliscono a lungo, o che ne diminuiscono perennemente la capacità futura di difendere quello che si è conquistato.

In questa situazione è facile per un terzo animale – che ha guardato da lontano tutta la scena – arrivare e spodestare il padrone di casa ferito e debole.

E questo non è fa certamente piacere ai due che hanno combattuto a lungo e duramente.

 

Tre: Gestire il conflitto.

Per millenni gli animali hanno convissuto negli stessi territori e hanno dovuto sviluppare strategie per

1. stabilire in maniera chiara la gerarchia in quel territorio

2. evitare di ferirsi gravemente o, peggio, di uccidersi durante il confronto.

In un combattimento tra lupi l’animale sconfitto prima di essere ferito mortalmente si sdraierà sul dorso mostrando la gola al vincitore, che a sua volta lo risparmierà.

Le aragoste, che fanno la propria tana scavando nella sabbia sul fondo dell’oceano, hanno elaborato un comportamento simile.

Prima di arrivare ad un combattimento mostrano chiaramente all’avversario la dimensione delle loro chele.

E se non basta, spruzzano nell’acqua uno spray liquido che contiene neurotrasmettitori che informano l’avversario delle proprie dimensioni, del sesso, dello stato di salute, e di che umore sono in quel momento.

Così l’altro ha tutte le informazioni per poter decidere se iniziare a combattere o no.

A volte basta mostrare quanto ce le hai lunghe, a volte occorre spruzzare un po’ di spray carico di neurotrasmettitori.

A volte (ed è il livello successivo di escalation) bisogna fare una danza in cui si mostrano le proprie abilità fisiche.

A volte bisogna combattere sul serio, e questo accade davvero di rado.

Ma le cose interessanti avvengono DOPO il combattimento. DOPO che è stato decretato un vincitore ed un vinto.

 

Quattro: la Neurochimica della Vittoria.

Il cervello di un animale che ha vinto un combattimento inizia a funzionare in maniera abbastanza diversa da quella del vinto.

E il riflesso visibile di questa differenza la si vede nella postura, negli atteggiamenti somatici, nella qualità del movimento.

La postura e la qualità del movimento infatti dipendono da come alcuni neurotrasmettitori modulano la comunicazione tra i neuroni.

Per esempio nelle aragoste e nei gamberi dipende dal rapporto tra serotonina e octopamina.

Se il gambero vince, aumenta la serotonina e diminuisce l’octopamina.
Se perde accade il contrario, il rapporto diventa a favore dell’octopamina che aumenta a discapito della serotonina.

Un gambero con alti livelli di serotonina e bassi livelli di octopamina è molto più difficile da battere quando viene sfidato. Perché la serotonina regola alcuni meccanismi della sua flessione posturale.

 

In altre parole più serotonina, più flessibilità, meglio combatte.

Estende meglio le sue chele, e SEMBRA più pericoloso e più grosso.

Chi ha alti livelli di serotonina e bassi livelli di octopamina è un vincitore.

L’opposto genera un individuo abbacchiato, inibito, più lento, che parte battuto già in partenza.

Insomma, una volta che vinci, diventi un vincente. Se non per sempre, abbastanza a lungo.

Un granchio che ha perso un combattimento è molto probabile che perda anche il successivo.
Un granchio che ha vinto, facilmente continuerà a vincere.

Chi vince, prende tutto. Un po’ come nel mondo degli umani in cui l’1% possiede più delle persone che sono nell’ultimo 50%.

Ma non riguarda solo la ricchezza.

Un piccolo gruppo di musicisti compone le canzoni trasmesse dal 90% delle radio.
Vengono pubblicati tantissimi libri al mondo, ma meno di 500 vendono più di 100.000 copie.

E’ la Legge di Pareto della Sopravvivenza, della Abbondanza e della Vittoria.

Ma inizia tutto prima della vittoria.

Inizia da quelle parte del cervello che osserva come ti trattano gli altri.

 

Cinque: di che tipo di vittoria hai bisogno?

Ne parlavamo all’inizio dell’articolo.

Se i tuoi pari ti valutano di poco valore, questa parte del tuo cervello che ti posiziona automaticamente in basso nella gerarchia limita la serotonina disponibile in circolo.

E se diminuisce la serotonina in circolo diventi più reattivo alle emozioni negative.

Inizi a funzionare in modalità ‘inibitoria’ – come diciamo nel ReSonance – cioè ad essere molto più sensibile ai pericoli e molto più pronto ad attivare reazioni di fuga o di combattimento.

E’ un tipo di performance che in momenti di crisi in cui è in gioco la sopravvivenza è fondamentale.

Di che tipo di performance hai bisogno?

E proprio qui si entra nel vivo di questo articolo.

Di che tipo di performance hai bisogno? Di una performance reattiva come quando è in gioco la vita e devi necessariamente vincere un combattimento per la gerarchia (e per la sopravvivenza)?

O di una performance in cui hai la capacità di prendere decisioni e di agire non per scappare o combattere ma per trovare la soluzione che ti mette in grado di avere la vita che vuoi?

 

Sono due tipi di performance totalmente diverse.

Entrambe sono indispensabili ma se non vivi nella foresta ma nel mondo di oggi è molto più probabile che ti serve il secondo tipo di performance.

Che è quello che impari a sviluppare con il ReSonance.

Lo stress che si genera quando il tuo sistema ti fa percepire di essere in basso nella scala gerarchica è sicuramente buono perché ti fa combattere fisicamente e ti fa essere impulsivo, nel migliore senso della parola.

Quando sei così prendi qualsiasi opportunità che capita. Mangi anche se non c’è il cibo migliore, dormi nella prima casa in cui capiti, ti accontenti insomma.

Sopravvivi. Ed è fondamentale.

 

Ma il successo arriva quando sei pieno di serotonina, e riesci ad essere calmo e sicuro.

Quando vivi, non sopravvivi.

Quando pensi e progetti il tuo successo nel lungo termine e programmi un domani migliore.

Quando non hai bisogno di arraffare tutto quello che capita, perché sai che puoi realisticamente aspettarti cose migliori nel futuro.

Nel ReSonance lavoriamo su questo secondo tipo di performance.

 

E se vuoi scoprire come si fa cliccando qui trovi qualche informazione in più

 

 

La neurochimica della Vittoria

 

 

Brevissima nota introduttiva all’articolo, che ho scritto il 3 settembre 2018: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 sono docente in Università Bocconi sui temi della performance, del Coaching e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.

 

Uno: La Classifica.

Dentro di te, nella profondità del tuo sistema mente-corpo c’è un computer velocissimo che sa esattamente in che posiziolne della classifica sei nel gruppo e nella società in cui vivi.

Se ti posizioni in alto, e sei un maschio, hai accesso al cibo migliore, ai territori di caccia ed ai rifugi migliori. Puoi avere un numero infinito di relazioni romantiche e sessuali con partner dell’altro sesso.

Se invece sei una femmina hai i pretendenti più prestanti: più alti, più forti, proporzionati e simmetrici. L’ideale per propagare i tuoi geni.

Allo stesso modo dei maschi dominanti, da femmina combatterai anche tu ferocemente – ma in modo diverso dai maschi – con le altre femmine della specie per mantenere o migliorare la tua posizione in classifica nella gerarchia femminile.

Se occupi uno status basso, al contrario, avrai parecchie difficoltà nel nutrirti, non saprai dove vivere, mangerai male e sarai probabilmente spesso in condizioni fisiche e mentali pessime.

Avrai relazioni difficili.

E se sei un essere umano anche il denaro servirà a poco, perché non saprai come farlo fruttare e lo spenderai per soddisfare istinti immediati e non per costruire qualcosa.

Essere in fondo alla classifica ti rende difficile salire.

Tutti gli animali stabiliscono una gerarchia tra i membri della propria specie.

Come riescono a farlo?

Dentro di te, nel tuo corpo e nella tua mente, c’è un sistema molto ‘antico’ che monitora continuamente come ti trattano gli altri.

Come si relazionano con te.

Come si muovono quando sei intorno a loro.

Come reagiscono a quello che dici.

E sulla base di questi dati il tuo cervello ti assegna automaticamente un posto in classifica.

Lo fanno le aragoste.
Lo fanno gli usignoli.
Lo fanno i polli nel cortile.
E lo fanno gli esseri umani.

 

Rivestire un ruolo più alto all’interno del proprio gruppo con cui ti confronti ogni giorno ti dà accesso ad una serie di benefici non indifferenti.

Benefici che spesso – anzi sempre nel mondo animale – possono fare la differenza tra vivere e morire.

Per questo è essenziale essere in cima alla lista. Perché chi è in cima vive e chi è in fondo ha difficoltà a farlo.

Si tratta di benefici che riguardano l’accesso al territorio di caccia.

Come fanno gli usignoli quando si spostano in un nuovo territorio e ingaggiano battaglie feroci con i ‘competitor’ della propria specie.

E una volta che hanno conquistato il loro territorio lo fanno sapere a tutti, cantando quelle che a noi sembrano dolci melodie.

A volte la gerarchia riguarda l’accesso al cibo.

Come fanno le galline che, secondo una gerarchia, stabiliscono l’ordine in cui possono razzolare nel cortile.

La gerarchia riveste una grande importanza in questo caso e fa la davvero la differenza tra vivere e morire soprattutto quando il cibo è scarso..

La gallina che può razzolare per prima può mangiare tutto quello che vuole e scegliere il nutrimento migliore.

La seconda e la terza gallina ovviamente avranno accesso a cibo di peggiore qualità, e dato che mangeranno cibo di qualità più scadente saranno meno forti.

E quindi difficilmente potranno uscire dalla loro condizione di subalternità.

Essere in alto nella gerarchia significa avere al riparo dalla pioggia e dal vento. E significa difendere la propria casa e il proprio territorio.

Vivere in un territorio migliore fornisce loro maggiore probabilità di trovare compagni più sani e più belli, e di dare vita ad una progenie che sopravviverà a lungo.

Avranno una vita molto meno stressante.

Il territorio occupato è importante dunque.

E dato che di attici con vista ce ne sono sempre meno rispetto agli appartamenti nella suburra, trovare ed occupare il terrorio migliore genera sempre conflitto.

Ed il conflitto genera altri problemi: per esempio il fatto di dover vincere i combattimenti con altri membri della specie senza che i due contendenti ne abbiano perdite significative.

Senza che muoiano nel combattimento o si feriscano gravemente.

 

 

Due: limitare i danni derivanti dal conflitto.

Nel corso dei millenni tutte le specie hanno dovuto trovare una soluzione a questo problema.

Immagina la situazione: due animali si contendono un territorio ricco in cui cacciare ed accoppiarsi con le femmine.

Il confronto si trasforma presto in una lotta senza quartiere.

Uno dei due animali – di solito quello più grande – vince. Ma anche chi ha vinto può aver riportato ferite che lo indeboliscono a lungo, o che ne diminuiscono perennemente la capacità futura di difendere quello che si è conquistato.

In questa situazione è facile per un terzo animale – che ha guardato da lontano tutta la scena – arrivare e spodestare il padrone di casa ferito e debole.

E questo non è fa certamente piacere ai due che hanno combattuto a lungo e duramente.

 

Tre: Gestire il conflitto.

Per millenni gli animali hanno convissuto negli stessi territori e hanno dovuto sviluppare strategie per

1. stabilire in maniera chiara la gerarchia in quel territorio

2. evitare di ferirsi gravemente o, peggio, di uccidersi durante il confronto.

In un combattimento tra lupi l’animale sconfitto prima di essere ferito mortalmente si sdraierà sul dorso mostrando la gola al vincitore, che a sua volta lo risparmierà.

Le aragoste, che fanno la propria tana scavando nella sabbia sul fondo dell’oceano, hanno elaborato un comportamento simile.

Prima di arrivare ad un combattimento mostrano chiaramente all’avversario la dimensione delle loro chele.

E se non basta, spruzzano nell’acqua uno spray liquido che contiene neurotrasmettitori che informano l’avversario delle proprie dimensioni, del sesso, dello stato di salute, e di che umore sono in quel momento.

Così l’altro ha tutte le informazioni per poter decidere se iniziare a combattere o no.

A volte basta mostrare quanto ce le hai lunghe, a volte occorre spruzzare un po’ di spray carico di neurotrasmettitori.

A volte (ed è il livello successivo di escalation) bisogna fare una danza in cui si mostrano le proprie abilità fisiche.

A volte bisogna combattere sul serio, e questo accade davvero di rado.

Ma le cose interessanti avvengono DOPO il combattimento. DOPO che è stato decretato un vincitore ed un vinto.

 

Quattro: la Neurochimica della Vittoria.

Il cervello di un animale che ha vinto un combattimento inizia a funzionare in maniera abbastanza diversa da quella del vinto.

E il riflesso visibile di questa differenza la si vede nella postura, negli atteggiamenti somatici, nella qualità del movimento.

La postura e la qualità del movimento infatti dipendono da come alcuni neurotrasmettitori modulano la comunicazione tra i neuroni.

Per esempio nelle aragoste e nei gamberi dipende dal rapporto tra serotonina e octopamina.

Se il gambero vince, aumenta la serotonina e diminuisce l’octopamina.
Se perde accade il contrario, il rapporto diventa a favore dell’octopamina che aumenta a discapito della serotonina.

Un gambero con alti livelli di serotonina e bassi livelli di octopamina è molto più difficile da battere quando viene sfidato. Perché la serotonina regola alcuni meccanismi della sua flessione posturale.

 

In altre parole più serotonina, più flessibilità, meglio combatte.

Estende meglio le sue chele, e SEMBRA più pericoloso e più grosso.

Chi ha alti livelli di serotonina e bassi livelli di octopamina è un vincitore.

L’opposto genera un individuo abbacchiato, inibito, più lento, che parte battuto già in partenza.

Insomma, una volta che vinci, diventi un vincente. Se non per sempre, abbastanza a lungo.

Un granchio che ha perso un combattimento è molto probabile che perda anche il successivo.
Un granchio che ha vinto, facilmente continuerà a vincere.

Chi vince, prende tutto. Un po’ come nel mondo degli umani in cui l’1% possiede più delle persone che sono nell’ultimo 50%.

Ma non riguarda solo la ricchezza.

Un piccolo gruppo di musicisti compone le canzoni trasmesse dal 90% delle radio.
Vengono pubblicati tantissimi libri al mondo, ma meno di 500 vendono più di 100.000 copie.

E’ la Legge di Pareto della Sopravvivenza, della Abbondanza e della Vittoria.

Ma inizia tutto prima della vittoria.

Inizia da quelle parte del cervello che osserva come ti trattano gli altri.

 

Cinque: di che tipo di vittoria hai bisogno?

Ne parlavamo all’inizio dell’articolo.

Se i tuoi pari ti valutano di poco valore, questa parte del tuo cervello che ti posiziona automaticamente in basso nella gerarchia limita la serotonina disponibile in circolo.

E se diminuisce la serotonina in circolo diventi più reattivo alle emozioni negative.

Inizi a funzionare in modalità ‘inibitoria’ – come diciamo nel ReSonance – cioè ad essere molto più sensibile ai pericoli e molto più pronto ad attivare reazioni di fuga o di combattimento.

E’ un tipo di performance che in momenti di crisi in cui è in gioco la sopravvivenza è fondamentale.

Di che tipo di performance hai bisogno?

E proprio qui si entra nel vivo di questo articolo.

Di che tipo di performance hai bisogno? Di una performance reattiva come quando è in gioco la vita e devi necessariamente vincere un combattimento per la gerarchia (e per la sopravvivenza)?

O di una performance in cui hai la capacità di prendere decisioni e di agire non per scappare o combattere ma per trovare la soluzione che ti mette in grado di avere la vita che vuoi?

 

Sono due tipi di performance totalmente diverse.

Entrambe sono indispensabili ma se non vivi nella foresta ma nel mondo di oggi è molto più probabile che ti serve il secondo tipo di performance.

Che è quello che impari a sviluppare con il ReSonance.

Lo stress che si genera quando il tuo sistema ti fa percepire di essere in basso nella scala gerarchica è sicuramente buono perché ti fa combattere fisicamente e ti fa essere impulsivo, nel migliore senso della parola.

Quando sei così prendi qualsiasi opportunità che capita. Mangi anche se non c’è il cibo migliore, dormi nella prima casa in cui capiti, ti accontenti insomma.

Sopravvivi. Ed è fondamentale.

 

Ma il successo arriva quando sei pieno di serotonina, e riesci ad essere calmo e sicuro.

Quando vivi, non sopravvivi.

Quando pensi e progetti il tuo successo nel lungo termine e programmi un domani migliore.

Quando non hai bisogno di arraffare tutto quello che capita, perché sai che puoi realisticamente aspettarti cose migliori nel futuro.

Nel ReSonance lavoriamo su questo secondo tipo di performance.

 

E se vuoi scoprire come si fa cliccando qui trovi qualche informazione in più

 

 

[SCOMMETTO CHE NON TI RICORDI CHI SEI DAVVERO]

La perdita di capacità di ‘essere nel proprio corpo’ non è solo uno dei dilemmi esistenziali più grandi del nostro tempo ma anche la ragione della perdita della capacità di generare performance e di prendere decisioni efficaci.
 
Siamo continuamente incitati ad ‘essere noi stessi’, a ‘trovare noi stessi’, a ‘comportarci in maniera autentica’, a ‘sviluppare noi stessi’, ‘ad essere fedeli a noi stessi’…
 
Eppure molti non hanno nessuna esperienza – e cioè qualcosa che riescono a SENTIRE addosso – di cosa significano queste parole.
 
Passano la maggior parte del tempo a ‘visualizzare’, ad elaborare per immagini, e cercano di trasferire esperienze mentali al resto di sé.
 
Vivono completamente nella loro mente.
 
Oppure provano ad intensificare le esperienze attraverso sostanza chimiche, relazioni sociali, meditazione, o allenamento fisico.
 
La conoscenza di sé in questo modo potrà anche aumentare, ma di certo non aumenterà la conoscenza somatica, e cioè il senso profondo e pieno di come sei quando sei vivo e al meglio.
 
Ti dico qualcosa di importante
 
Uno sportivo non può vincere un’olimpiade se oltre ad essere allenato non ha questa consapevolezza di sé.
 
Un musicista non ha sensibilità se non riesce ad accedere a questa configurazione.
 
Un manager non può prendere decisioni efficaci se non è capace di sentire con la parte somatica PRIMA di usare modelli decisionali.
 
La stessa cosa per un imprenditore, un venditore.
 
Se non sai CHI SEI a livelli più profondo…
Se non SPERIMENTI CHI SEI
continuerai a generare performance ad un livello mediocre.
 
Per questo da anni insisto col dire che il ‘mental coach’ è un’espressione che non ha nessun senso.
 
E da troppo tempo vedo scuole e trainer che magari basandosi su modelli culturali totalmente diversi dal nostro (che è una cultura a contesto alto) portano le persone o ad agire solo su base razionale o solo su base emotiva senza integrarle e senza portarle a generare una vera trasformazione che parte dalla tua identità.
 
Il 13 e 14 ottobre puoi iniziare a conoscere e a sperimentare sulla tua pelle il ReSonance, un modello di Coaching davvero elegante e molto evoluto che ti permette di fare tutto questo.
 
E cioè sperimentare, forse dopo tanto tempo, CHI SEI davvero e poi iniziare a prendere le decisioni che ti aspettano da tempo.
 
Iscriviti qui sotto al ReSonance Experience
 

[TI SPIO DA 10 ANNI – I PARTE]

Sono 10 anni che ti spio.

O meglio:
Sono 10 anni che osservo con molta attenzione le persone che partecipano alla formazione coaching / sviluppo personale.

Mi spiego ancora meglio.

Spesso nello nello stesso Hotel dove tengo un ReSonance c’è un corso di ‘miglioramento personale’.

E allora mi metto ad osservare i partecipanti a questi corsi FUORI dalle aule dei corsi a cui partecipano.

Nelle pause, quando vanno al bar dell’Hotel per prendere un caffè e si scambiano tra loro impressioni sul corso.

Guardo le loro facce. Che spesso sono abbastanza annoiate.

Seduto su uno dei divani della hall, ascolto senza essere notato quello che si dicono.

A volte faccio qualche domanda.

L’ultima volta in cui l’ho fatto ero a Verona per il Corso Intensivo ReSonance.

Vedo un gruppetto di partecipanti ad uno di questi corsi durante una pausa al bar e chiedo:

Ragazzi scusate cosa state facendo?

E una ragazza tra loro mi risponde con una voce piuttosto piatta

“Stiamo partecipando ad un corso di miglioramento”.

E io: Ah… ed è bello?

E lei: “Sai, quando partecipi a tanti di questi corsi, capisci che SONO TUTTI UGUALI.”

In che senso, scusa?

“Che ti dicono COSA DOVRESTI FARE, MA POI TORNI A CASA E NON LO FAI E RIMANE TUTTO UGUALE A PRIMA”

Ma la cosa che mi colpiva di più guardando l’intero gruppetto è che avevano tutti facce tristi.

Erano annoiati di sentire forse per la ventesima volta le stesse cose, magari dette in modo leggermente diverso.

Credimi una cosa simile nell’ultimo anno l’ho vista accadere almeno 3 o 4 volte. E cioè ogni volta che nello stesso Hotel dove tenevo un ReSonance c’era un corso di miglioramento o sviluppo personale.

Al punto che mi viene da chiedermi perché continuino a seguire corsi dopo corsi dopo corsi.

Io non so se hai mai avuto una esperienza del genere

Ma se lo hai fatto ti PROMETTO e ti ASSICURO che il ReSonance NON E’ UGUALE A QUALCOSA CHE HAI GIA’ VISTO.

E non perché è originale o perché le persone semplicemente ‘si divertono’.

Ma perché METTE DAVVERO IN GRADO I PARTECIPANTI DI OTTENERE RISULTATI MIGLIORI.

Di tornare a casa e di CAMBIARE SUL SERIO LE COSE.

Ne stanno avendo dimostrazione le persone che hanno partecipato all’ultimo ReSonance di Verona.

Domani aprirò le porte di un evento importante che terrò il 13 e 14 ottobre a Rimini.

Un corso ReSonance snello e veloce in cui apprenderai le basi del modello e ti porterai a casa gli strumenti per trasformare davvero la tua realtà personale e professionale.

Leggi questo gruppo nei prossimi giorni, e saprai tutto

Simone

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