Il primo grande ‘segreto’ della performance

ReSonanceSimonePacchieleMolte delle persone che mi capita di incontrare per lavoro nei corsi e nel coaching partecipano alle attività per sperimentare una trasformazione professionale.

Che vuol dire: generare performance migliori, prendere decisioni efficaci in contesti complessi, comunicare meglio.

E sono focalizzate per la maggior parte del tempo sul ‘come fanno’ quel lavoro.

Che per loro spesso significa come portano a termine i compiti che gli sono stati assegnati, o sullo sviluppare un’idea che hanno avuto.

Senza però portare minimamente l’attenzione alla configurazione da cui fanno quel lavoro.

Quello che mi capita di osservare pressochè continuamente è uno schema… che ha una direzione ben precisa.

E lo schema che noto è questo: sempre meno in futuro le persone saranno valutate, pagate e premiate (dal proprio datore di lavoro o dal mercato, non importa) per l’attività che fanno, per il tempo che dedicano a fare qualcosa, per il fatto di fare semplicemente il proprio lavoro.

Ultimamente sono entrato per lavoro in contatto con diversi manager di società che operano nel settore del beauty e del benessere (ho tenuto alcuni seminari in cui ho insegnato a vendere meglio i loro servizi con un sistema basato sul ReSonance).

E quello che ho notato è che tutti mi raccontano che i migliori operatori in quel settore, quelli che fanno guadagnare di più all’azienda, non hanno mai la loro attenzione sul costo orario di una loro prestazione o di un loro trattamento.

Su quanti clienti avranno avuto a fine giornata, o sulla cifra che avranno guadagnato a fine mese.

Vuoi sapere dove è costantemente la loro attenzione MENTRE lavorano con i propri clienti?

Sul vantaggio materiale (ed anche economico) che avranno le persone con cui lavoreranno per il fatto di avere il collo o la schiena senza dolore, o di potersi muovere meglio. O di potere andare ad una riunione importante a cui non sarebbero potuti andare se avessero avuto mal di schiena.

L’attenzione che hanno non è su di sè, ma sul valore che creano per il loro cliente.

In fondo, è come tutti vorremmo sentirci trattati quando acquistiamo un servizio, no?

E, credimi, semplicemente questo spostamento di attenzione – senza fare nient’altro di specifico o in maniera ‘esplicita’ –  permette loro di generare performance che sono sempre molto molto migliori rispetto alle persone che si concentrano sul fatto di fare una sessione di un’ora con il loro cliente del momento.

E questa idea puoi applicarla con successo anche se non sei un libero professionista o un imprenditore ma lavori per qualcun altro. Mettere l’attenzione, anche solo mettere l’attenzione, su qualcosa di diverso da dove la mettevi prima, genera risultati diversi da subito.

La domanda che ti faccio oggi è: quando fai qualcosa nella tua professione la tua attenzione è sul fatto di ‘fare il tuo lavoro’ o sul valore che stai creando per la persona?

Alla prossima
Simone Pacchiele

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  1. […] 6 Non portare l’attenzione al valore che crei per i tuoi clienti. Ne parlo qui. […]

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