Mi presento (di nuovo)

Ciao,

in questo articolo voglio presentarmi di nuovo.
Sia che tu segua questo sito da un pò di tempo o che sia capitato qui per caso dopo aver letto un articolo su facebook… quello che voglio fare in queste pagine è risvegliare la tua attenzione su un paio di idee importanti per me ed allo stesso tempo darti qualcosa che abbia un valore trasformativo per te.

Una delle domande che mi sento fare più spesso dalle persone che leggono del mio lavoro o che partecipano a qualcuno dei miei corsi è ‘Ma tu… cosa fai?’.

E questa per me è (e continua ad essere, dopo un pò di anni che me la sento fare 🙂 ) una domanda a cui è abbastanza difficile rispondere.

Sarebbe troppo semplice rispondere ‘sono un consulente’ o un ‘facilitatore’, ‘un coach’ o qualsiasi altra qualifica o nome.

In realtà quello che faccio varia notevolmente di contesto in contesto, in un modo preciso che, spesso, sfugge a qualsiasi definizione che voglia racchiudere e ‘inscatolare’ il mio lavoro (ed i risultati che ottengono le persone con cui lavoro) in una o due parole.

Se devo rispondere alla domanda ‘Cosa fai’ in un contesto professionale e di business di solito me la cavo dicendo ‘sono un consulente’. Che di solito è una domanda a cui ne segue un’altra: ‘Ok, e su cosa fai consulenza?’… a cui, ancora, trovo difficile dare una risposta.

Se ho poco tempo a disposizione dico ‘mi occupo di Programmazione Neurolinguistica’… o se voglio rendere la cosa un pò più misteriosa 🙂 rispondo ‘utilizzo in maniera integrata una serie di approcci presi dalla PNL e da diverse discipline somatiche per favorire l’evoluzione personale e professionale delle persone con cui lavoro. Questo approccio l’ho chiamato ReSonance.’

Oppure ancora, se voglio che la discussione rimanga orientata sull’aspetto professionale e lavorativo rispondo:
“Lavoro con le persone su alcuni aspetti strategici che riguardano come vendere i loro servizi o prodotti e come posizionarsi”.

Se la persone che me lo chiede già conosce il coaching rispondo “Faccio Career Coaching”.

E così via.

Eppure nessuna di queste risposte definisce in maniera piena quello che faccio. Perchè in realtà non descrive i risultati che le persone con cui lavoro ottengono.

“Insomma: a cosa serve quello che fai?”

La risposta che voglio darti è abbastanza paradossale ed è… a niente, in senso esplicito.

“A NIENTE?”
A niente 😉

Ci sono MIGLIAIA di corsi, di approcci e di tecniche che propongono di farti avere ‘più’ di qualcosa: più abilità, più soldi, più sesso, più relazioni d’amore. A volte promettono anche più bontà e più spiritualità.

Quello che puoi aspettarti dal lavoro che faccio con il ReSonance è NIENTE.

Nessuna aspettativa, nessun desiderio, nessuna sensazione… che ‘manca ancora qualcosa’, o che manca ancora la prossima esperienza da fare, o il prossimo corso da seguire, o la prossima abilità da acquisire per poter fare quello che vuoi.

Lo scopo di quello che faccio con le persone è quello di creare un contesto all’interno del quale i partecipanti possano trovare un punto fermo per loro. Al contrario di chi pone l’accento sul PIU’, quello che faccio ti offre invece MENO.

Ed il motivo per cui faccio questo è che per le persone di solito è sempre presente una linea di separazione tra quello che dovrebbero e quello che non dovrebbero.

‘Dovresti’ essere ricco, dovresti essere ‘capace di guadagnare di più’, dovresti avere la relazione perfetta, dovresti avere tutto il successo e la felicità possibile. Non dovresti essere povero, non dovresti essere solo, non dovresti provare emozioni negative… E ovviamente tutto questo ‘più’ dovrebbe avvenire in maniera pressochè istantanea.

Quello che faccio quando lavoro con le persone è rendere possibile per le persone modificare il contesto in cui operano ed il modo in cui percepiscono il tempo in questo contesto in cui possono sperimentare SE STESSI e gli altri semplicemente nel modo in cui sono.

E’ l’opportunità di ESSERE, semplicemente, nel momento in cui sei. E’ la possibilità di lasciare andare tutte le aspettative degli altri, e le tue, e le loro pretese (e le tue)… e mantenere il momento presente semplicemente per come è.

Partecipare ad un mio corso, o fare del coaching insieme creerà per te un contesto. Quello che faccio è creare una specie di ‘contenitore’. E in questo contenitore spariranno gradualmente le aspettative ed i condizionamenti esterni… che sono quelli che mantengono i desideri… pulsanti… e allo stesso tempo mantengono viva la sensazione che manca ancora qualcosa, che qualcosa deve essere ancora fatto PRIMA che sia tutto a posto.

E’ costruire e MANTENERE uno spazio in cui nessuna di queste cose è presente.

E’ un processo alla fine del quale non hai bisogno di aspettare niente. C’è solo un senso di ESSERE.

Non vedrai i fuochi d’artificio, non camminerai sui carboni ardenti, non diventerai un superuomo o wonder woman. Sarai lo stesso di prima.

Non uscirai con nuove abilità, o con la capacità di fare qualcosa di spettacolare. E allo stesso tempo l’esperienza che vivrai è assolutamente… sottile, quasi paradossale. Il cambiamento è profondo, ed allo stesso tempo da fuori per le persone che ti conoscono sarà difficile riconoscere in COSA sei cambiato.

Ma il mondo ti sembrerà andare più lento, più… stabile, più bilanciato. Niente del mondo sarà cambiato. Le stesse persone che facevano parte della tua vita, le ritroverai lì. Non spariranno le bollette che ti sono arrivate. E c’è una buona probabilità che la relazione che avevi prima del lavoro fatto insieme continui anche dopo… e che continui a fare il lavoro che fai, se lo desideri.

Ed allo stesso tempo tutte queste cose, anzi… nessuna di queste cose costituirà per te più un problema. Respirerai più profondamente. E sperimenterai un senso di prontezza forse nuovo per te… Niente sarà cambiato, e tutto sarà cambiato, nello stesso momento. E sarai libero di andare dove vuoi, e di fare ciò che vuoi.

Alla prossima

Simone

 

 

 

Comments

  1. Il desiderio di essere sempre al meglio o comunque sapersi rapportare con se stessi, e di conseguenza con gli altri, nelle situazioni “peggiori” a livello soggettivo, è primario.. e ben venga se la ricerca di una propria strada passa attraverso qualcosa di apparentemente impalpabile. Si può aver anche paura di cambiamenti stravolgenti, a volte, no? Quindi, continua così.. alla grande! 😉 Si rinnova, per me, la tua stima.
    Claudia

  2. Rtarsitano says

    Non ho mai sperimentato un “niente” così foriero di cambiamenti! Nel senso che i cambiamenti avvengono, eccome, ma l’aspetto che ho trovato è che sono SOSTANZIALI e che soprattutto non te ne accorgi. A volte si pensa che per raggiungere certi “obbiettivi” bisogna fare sacrifici, in realtà attraverso questo approccio, il ReSoner è esattamente l’opposto cioè si torna ad essere e fare esattamente quello che ci fa stare nelle condizioni migliori con quindi la possibilità di raggiungere i risultati migliori.

Trackbacks

  1. […] tutti… ci siano una o due persone che mi chiedono che lavoro faccio. E non è semplice. (Se vuoi la risposta ‘seria’ a questa domanda leggi questo articolo.) Quando voglio andare veloce dico che tengo corsi di comunicazione. Semplice e pulito. E continuo a […]

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