La lingua senza un verbo (Bourland e Korzybski e le implicazioni del linguaggio)

Sono appena tornato dal ristorante dove pranzo ogni tanto e … la cosa che mi è rimasta più impressa non è relativa al cibo che ho mangiato, che pure era buonissimo 😉

Allora… mentre stavo mangiando entrano due persone, si siedono al tavolo immediatamente dietro a quello dove ero, e ad un certo punto quando arriva il proprietario del ristorante per prendere l’ordine una delle due  dice:

“Ah… per lei (riferendosi all’altra) qualcosa senza glutine perchè l’omeopata le ha detto IERI che è celiaca” (la celiachia, molto brevemente, è una intolleranza al glutine)

Poi la discussione va avanti e scopro che la persona ‘celiaca’ dal giorno prima, da un pò di tempo aveva dei fastidi quando mangiava pasta e pane.

Va dall’omeopata e da persona che ha un pò di mal di pancia quando mangia la pasta, in un attimo si trasforma in ‘celiaca’.

Che sono due cose completamente diverse, perchè si riferiscono a due livelli logici distanti tra loro: passa da persona che sperimenta il mal di pancia ad una che ha identità di celiaco. Con tutta la ‘mitologia’, l’immaginario, le storie, i comportamenti che un celiaco si immagina debba avere.

Certe espressioni che implicano identità spesso generano confusione nelle persone. E questo parte dal linguaggio, proprio nell’uso del verbo essere.

Per esempio:

Sono celiaco

implica

Ogni volta che mangio pasta, pane e pizza sto male
Mi sentirò SEMPRE male quando mangerò queste cose
SONO così, e non ci si può fare niente.

Essere, E’, Sono, sono verbi al presente che implicano assenza di spazio di tempo, e una verità assoluta.

Io sono celiaco è solo un modo abbreviato di descrivere quello che è successo nel passato.
Quindi quello che vuol dire forse è:
E’ capitato 4 volte nelle ultime settimane che quando mangio il pane sto male.

Sono vegetariano vuol dire ‘sono tre mesi che non mangio carne’

Quindi… il ‘gioco’ che ti propongo di fare per una giornata è questo:
elimina il verbo essere completamente dal tuo linguaggio, soprattutto quando ti riferisci a te stesso.

Ti sorprenderai di come percepirai in maniera diversa la realtà, il tuo corpo e gli altri quando ti troverai a parlare in questo… strano modo.

Ci sono due motivi per cui questo accadrà:

Il primo è che eliminare il verbo essere in una frase come ‘io sono celiaco’ lascia molto più spazio alla possibilità.
Evita di ‘bloccare’ il tuo sistema corpo-mente in una posizione che deve essere vera (‘sono celiaco’) e lascia aperta la porta a qualcosa che potrebbe avvenire (magari scopro che è quel particolare tipo di pasta che mi fa male, o il lievito artificiale e NON la farina in sè)

Il secondo motivo è più sottile: quando le persone ‘sono’ qualcosa e succede qualcosa di diverso (esempio: sono celiache e una determinata volta NON stanno male quando mangiano il pane) si comportano normalmente in due modi diversi.

O semplicemente non notano quello che è avvenuto, cancellando del tutto il fatto che questa volta hanno mangiato il pane MA non sono stati male (perchè, ovviamente, sono celiaci, e un celiaco sta sempre male quando mangia il pane)

Oppure la loro indentità va in conflitto con la realtà: SONO vegetariano MA ho mangiato carne ieri perchè mi andava tantissimo. Chi sono, se sono un vegetariano e ho mangiato carne?

Intanto ti lascio giocare con queste idee… e ne riparleremo.

Alla prossima

Simone

Scrivi un commento

*

Iscriviti al Corso Intensivo di Coaching ReSonance dal 21 al 27 luglio 2019

x