Un nuovo meccanismo di coaching che genera risultati con minore sforzo

 

inevitable

 

Per anni all’interno della categoria del coaching è stata veicolata l’idea che per ottenere più risultati e performance migliori fosse sufficiente

prendere il controllo della propria mente

…raggiungere uno stato di picco

…conoscere le strategie della PNL

…avere più motivazione

…lavorare sulle convinzioni

…raggiungere obiettivi sfidanti

…allenare le potenzialità inespresse

…migliorare l’autostima

e così via.

Nella prima parte di questa serie ho elencato le 6 tipologie di coaching che seguono uno o più di questi approcci e ti ho detto che ognuna di esse è in grado di apportare qualche beneficio nel tuo percorso di miglioramento.

Però posso dirti anche che dopo anni di lavoro passati a studiare e capire come funziona realmente la parte neurologica e comportamentale delle persone che sono davvero in grado di generare performance straordinarie – parlo di musicisti concertisti di alto livello, manager ed imprenditori di successo, investitori che ottengono risultati importanti e misurabili nel trading e nella finanza, sportivi – posso testimoniare che nessuno di loro quando ha iniziato ad ottenere i risultati che poi ha confermato negli anni successivi lo fa grazie alla motivazione, o all’autostima.

Ho scoperto invece che una persona riesce a generare la performance perfetta quando avvengono DUE cose.

La prima è quando riesce a portare l’attenzione abbastanza a lungo su quello che vuole che succeda piuttosto che sul fatto di ‘risolvere un problema’.

La seconda è creare un perfetto allineamento tra il sistema limbico del cervello e la parte della neo-corteccia.

 

 

Il grande problema del ‘miglioramento personale’

Vedi, quasi tutte le tecnologie di cambiamento disponibili oggi, tutte i modelli organizzativi, di miglioramento professionale, di crescita e sviluppo hanno come punto di partenza, implicito o esplicito, sempre lo stesso: il ‘problema’.

Partono dall’osservazione e dall’analisi di ciò che non funziona all’interno dell’individuo o dell’organizzazione, o delle sue performance, o delle sue relazioni… qualsiasi cosa… e analizzano il problema mettendo in campo una serie di tecniche per risolverlo.

E questo avviene perché normalmente, da una certa età in poi, le persone sono abituate a funzionare in questo modo. A notare ciò che NON FUNZIONA ed a cercare di sistemarlo.

E anche nel coaching è avvenuto questo: ed infatti la configurazione in cui normalmente viene insegnato a fare i coach è quello di utilizzare un insieme di tecniche e di strategie per il cambiamento personale per aiutare le persone a ‘risolvere problemi’.

migliorare l’autostima
superare le conflittualità
superare lo stress, l’ansia, la noia

E di solito i coach apprendono questo lavorando sul modo in cui la persona elabora e processa le informazioni che gli arrivano dai sensi e sul linguaggio, creando delle strategie per motivarsi di più, per eliminare una fobia, per generare nuovi modi di reagire a certe situazioni.

Ma la mia esperienza con centinaia di persone che generano performance ad alto livello è che quando si fa coaching così, il cambiamento è molto spesso superficiale, se non addirittura illusorio. La maggior parte delle volte la persona è convinta di cambiare semplicemente perchè sente di avere a disposizione ‘la tecnica’ per il suo problema.

Altre volte il cambiamento è temporaneo. O ancora la persona si accorge che risolvere quel singolo problema per cui si è rivolto ad un coach in realtà non risolve i suoi ‘problemi’, in senso più ampio.

 

Come si esce da questa situazione?

Lavorando per più di 10 anni nella formazione con le aziende e avendo anche un profonda conoscenza di modelli corporei per la performance quello che ho potuto osservare è che quando una persona riesce a fare un cambiamento profondo, quando questo avviene, più che coinvolgendo un singolo elemento… una singola funzione… avviene in senso globale: è l’intero sistema ad accedere, magari solo per un attimo, ad un luogo, ad una configurazione dove il problema, semplicemente, non esiste.

In quel momento ‘sta bene’ relativamente al problema per cui era venuta da noi, ma riesce anche ad accedere anche ad una serie di risorse personali, mentali, emotive, decisionali che semplicemente prima non percepiva e che può mettere in campo in qualsiasi area della propria vita per portarla nella direzione che vuole.

In sostanza, quello che ho potuto osservare (e d’altra parte lo affermano anche le neuroscienze) è che le persone che passano dal ‘funzionare male’ al ‘funzionare bene’, qualsiasi cosa vogliano dire queste parole per loro, non lo fanno quasi mai perché risolvono un problema alla volta con delle tecniche specifiche, ma perché riescono ad accedere ad una configurazione generalizzata in cui (magari per soli 5 minuti) il problema non è presente nella loro attenzione.

E da questa configurazione riescono a prendere decisioni di qualità superiore e a fare le cose giuste che producono esattamente i risultati che desiderano.

E quando questo avviene davvero, la trasformazione si estende velocemente ad ogni aspetto dell’individuo.

 

Il nuovo meccanismo di coaching consiste nel lavorare da una ‘posizione’ totalmente diversa

A tutti capita – più o meno raramente – di svegliarsi in una di quelle giornate ‘magiche’ in cui tutto sembra funzionare bene dal primo momento.

Per capirci, quelle giornate in cui dal momento in cui apri gli occhi sai già che tutto scorrerà come deve, in cui quello che dici sembra avere un impatto maggiore sugli altri, in cui non percepisci sforzo e le cose che ieri ti sembravano difficili oggi – almeno per un giorno – diventano facili.

Ed è chiaro, credo, anche a te che quando sei – casualmente – in quel modo qualsiasi cosa fai riesci a farla meglio.

E non perché compi azioni diverse – apparentemente – ma perché ti sembra di fare le stesse cose di sempre e però stavolta funzionano meglio delle altre volte.

E la realtà è che stai operando da una struttura diversa, non inibita, e questa struttura si trasferisce nel MODO in cui prendi decisioni, compi azioni, comunichi con le persone intorno a te.

E’ il giorno in cui scendi a far colazione al bar e tutti ti sorridono e chi ti conosce bene ti dice ‘Oggi hai una luce diversa’

E’ il giorno in cui senza far niente di speciale vendi il triplo di ieri

E’ il giorno in cui vai a correre e fai il tuo tempo migliore senza accorgertene

O quello in cui la tua leadership nel team sembra venire ’emanata’ anche dal più piccolo gesto che fai

O il giorno in cui non sbagli una nota nel tuo concerto

 

Il fatto è che quasi sempre le persone riescono ad entrare in uno stato di profonda soddisfazione… direi di ‘perfezione’… quando nell’ambiente esterno succede prima qualcosa che permette loro di essere così.

Cioè, hanno chiarissimo il fatto che quando sono così le loro performance aumentano vertiginosamente.

Il fatto è che non riescono ad accedere a quello stato se non come conseguenza di qualcosa che li manda in quella configurazione, e che per loro è qualcosa di non prevedibile e casuale.

Ma non riescono a ricreare quella posizione.

Osservo questo fenomeno molto spesso lavorando con persone che per lavoro DEVONO ricreare ogni giorno performance eccezionali.

Musicisti, venditori, sportivi, imprenditori, manager. Perché un giorno compiono delle performance eccezionali? Per merito di quel teatro in cui si esibiscono? O del cliente a cui sono simpatici?  Grazie a quel pubblico amico? Oppure per caso?

E perché il giorno dopo magari hanno prestazione mediocri?

La verità è che sebbene una persona, un luogo o una situazione possono favorire il fatto di entrare nella tua configurazione migliore, questa si crea essenzialmente nel TUO CORPO.

E come ogni stato, ha una sequenza di attivazione che coinvolge a livello sempre più sottile la fisiologia e la chimica del tuo corpo, il sistema neurologico e muscolare…

Ed anche per la tua configurazione migliore puoi sviluppare una sensibilità per recuperare la sequenza di passi giusti per ricrearla ogni volta.

Entrando nella configurazione in cui sei al meglio e da cui riesci a generare performance straordinarie senza bisogno che ci sia qualcosa di ‘speciale’ all’esterno.

Non è che quando sei così acquisti i superpoteri.

Ma è semplicemente che riesci a replicare le tue performance migliori – quelle della tua giornata migliore – ogni volta che vuoi.

Ogni giorno il tuo ‘miglior concerto’.

O prestazioni superiori rispetto alle giornate ‘no’

O le vendite maggiori delle giornate in cui tutto scorre ed in cui emani capacità di entrare in relazioni con gli altri intorno a te

Ecco questo è il ReSonance. Un sistema di coaching che ha alla base un ‘meccanismo forte’ che ti consente di rientrare nella tua configurazione migliore ogni volta che vuoi.

 

Fare un coaching ad un livello superiore.

La cosa interessante è che quando riesci ad accedere direttamente alla configurazione in cui naturalmente sei al meglio, non hai bisogno di tutta una serie di ‘trucchi’ per ottenere più risultati.

Non hai bisogno di ‘motivazione’ perché sei già motivato, ma in più oltre alla motivazione hai la prontezza che ti deriva dal sapere cosa fare e come farlo.

Non hai bisogno di ‘autostima’ perché quando le cose vanno come devono andare e sei in quella configurazione in cui non percepisci sforzo… l’autostima è un concetto che non esiste.

Non hai nessun problema da risolvere. E non perché la bolletta in scadenza o la multa da pagare, o il budget da raggiungere smettano di essere tali.

Ma perché quando sei al meglio smetti di percepire tutte queste cose come ‘problemi’… come qualcosa che ti inibisce… ma inizi a vederli solo come dati… come informazioni nel sistema che tieni presente mentre la tua attenzione rimane su quello che vuoi.

Una volta appreso come si utilizza, puoi usare questo meccanismo di coaching in qualsiasi contesto e con qualsiasi cliente tu voglia, o su te stesso ovviamente.

A me ed ai miei clienti capita regolarmente di utilizzare la tecnologia ReSonance con imprenditori e professionisti, ma anche con alcuni dei più bravi pianisti classici europei o con sportivi olimpionici. Ed il risultato è sempre lo stesso: le performance migliori diventano (quasi) la normalità.

Se desideri ottenere più risultati o fare in modo che i tuoi clienti ottengano più risultati puoi utilizzare il sistema di Coaching ReSonance ed generare un coaching ad un livello totalmente diverso, senza dover ricorrere a tutti quei ‘trucchi’ o miriade di tecniche strane e complicate che al massimo risolvono un problema alla volta ma che non generano trasformazione per la persona.

Puoi usare questo livello di coaching sia se vuoi fare il coach e vuoi essere sicuro di impiegare le tue risorse per qualcosa che funziona davvero, sia se sei sei già un coach e vuoi acquisire una maggiore efficacia con i tuoi clienti, sia che tu voglia imparare a generare maggiori risultati per te.

E potrai farlo con uno sforzo minore, assecondando la tua identità e come sei naturalmente, senza cercare di impersonare o imitare modelli che in realtà non ti appartengono. Rimanendo chi sei.

E questo è un modo di fare coaching più pulito ed elegante.

 

Questo è solo l’inizio

Se hai avuto la pazienza di leggere fino a qui, immagino che tu sia davvero interessato al coaching e a sapere come si possono generare più risultati con meno sforzo. E che tu abbia provato già diversi approcci al coaching che ti hanno lasciato confuso.

Se sei curioso di scoprire le nuove idee e le nuove tecniche che ti consentiranno di fare coaching ad un livello totalmente nuovo puoi scoprire qualcosa di più sul corso ReSonance Start, il sistema che contiene metodologie avanzate e strategie da implementare subito per avere più chiarezza, prendere decisioni migliori, generare migliori performance ed innescare il percorso di trasformazione che cerchi da tempo.

Clicca qui per continuare…

 

Iscriviti al Corso Intensivo di Coaching ReSonance dal 21 al 27 luglio 2019

x