IDEA / IL MITO CHE VIVI
C'è una storia che ti attraversa da sempre, e non l'hai scelta tu.
Il mito che vivi è la narrazione che ti ha insegnato come si fa a essere un essere umano. È cominciata molto prima che tu fossi capace di pensare, e continua a decidere cosa vedi, cosa chiedi e cosa ti permetti di volere.
Non è una metafora. È il motivo per cui puoi aver capito perfettamente un tuo schema e continuare a viverlo tutti i giorni.
01 / IL RISVEGLIO
I due minuti e dodici secondi prima che tu ti ricordi chi sei.
Ti svegli la mattina e c'è un minuto, un minuto e mezzo, cinque minuti e ventuno secondi in cui non ricordi ancora chi sei. Sei sveglio: pensi, connetti, funzioni. Ma non hai ancora ricaricato la storia di ieri.
Perché ogni mattina la ricarichiamo. È come riprendere una conversazione col mondo dall'interno di una storia in cui giochi un ruolo, e il ruolo ha un copione.
In quei due minuti il copione non è ancora partito. È l'unico momento della giornata in cui ogni storia è ancora possibile.
Poi metti giù il piede sinistro, poi il destro, lo stesso lato del letto da vent'anni. Il bagno, la doccia, le scale di casa, la macchina, il primo semaforo.
Quanta di quella mattina l'hai scelta tu? Non a vent'anni: stamattina. L'ordine delle mail che apri, il buongiorno alla collega, i vestiti, la cravatta se porti la cravatta. Quanto è scelta e quanto è esecuzione?
02 / DUE DOMANDE DIVERSE
«Chi sono» e «qual è il mito che vivo» sembrano la stessa domanda. Non lo sono.
La domanda che hai già imparato
Quando ti chiedi chi sono davvero, guardi dentro di te. È la cosa ragionevole da fare, ed è quello che ti hanno insegnato.
Il problema è che quello che trovi lì dentro è già stato filtrato. È predigerito dal mito in cui vivi: non è una risposta su di te, è quello che la storia in cui vivi ti ha lasciato dentro.
L'altra domanda
Un pesce nell'acqua non sa di essere nell'acqua. L'acqua lo bagna, lo sostiene, lo nutre, gli filtra l'ossigeno, e lui ci è nato dentro.
Quando ti chiedi chi sono, stai cercando di descrivere l'acqua restando dentro l'acqua. La seconda domanda è l'unica che ti porta un passo fuori: non cosa c'è dentro di me, ma dentro quale storia sto guardando.
“Il mito è il modo in cui guardi le cose, non quello che vedi quando guardi.”
03 / COME SI INSTALLA
Non sei fatto così. Sei stato addestrato così.
Il mito non è una storia che ti racconti ogni tanto. È una serie di schemi di risposta che il tuo corpo ha imparato nei primi due, tre, quattro anni di vita: così automatici e così precoci che non li riconosci più come imparati. Li chiami personalità. Li chiami carattere. Li chiami «io sono fatto così».
Il meccanismo è elegante e terribile insieme. Un bambino piccolo ha una cosa sola da imparare, sopravvivere, e per farlo mappa che cosa gli garantisce la sopravvivenza fisica ed emotiva in quel contesto lì. Lo fa con un'intelligenza che da adulti non abbiamo più.
- In questa famiglia, per sopravvivere, si deve sparire.
- In quest'altra, per ricevere attenzione, devi alzare la voce.
- In quest'altra ancora devi essere sempre allegro, e fornire tu la gioia.
E non è un addestramento esplicito. Non c'è nessuna istruzione scritta: viene dimostrato. Proprio perché non viene detto è più potente, perché non è contraddicibile. «Io non ho detto niente. Chi te l'ha detto? Sei tu.»
Nel Veneto di mia nonna la frase che sentivo di più in casa era magna e tasi: mangia e stai zitto. Erano case dove ci si trovava in quindici, in venti; gli adulti tornavano dal lavoro con i loro pensieri e i bambini che giocavano ricevevano quello. Ognuno, nella sua famiglia, ha avuto la sua frase.
Il punto è che quello schema, adesso, mentre leggi questa pagina, sta ancora operando. Sta nel modo in cui sei seduto. Sta decidendo se parli o no.
04 / PERCHÉ SAPERLO NON BASTA
Puoi riconoscere il tuo mito e continuare a viverlo.
Se sei arrivato fin qui, qualcosa l'hai già riconosciuto. Ed è esattamente il punto in cui di solito ci si ferma.
Il mito non è un'idea, e quindi non si smonta con un'idea. È stato addestrato nel sistema nervoso prima del pensiero cosciente: sta nei muscoli, nel respiro, nei tempi. Sta nella frazione di secondo tra la frase di tuo padre e la tua risposta, dove la comprensione non fa in tempo ad arrivare.
È lì che comincia il lavoro che faccio. Non lavora sulla storia, e non serve a raccontarla meglio: lavora sulla configurazione da cui la storia continua a ripartire ogni mattina.
06 / IL PROSSIMO PASSO
Vivi l'esperienza del ReSonance
Il modo di fare questo lavoro è sperimentando il ReSonance , individualmente o con altre persone, per un tempo abbastanza lungo da far cadere la maschera senza doverlo strappare. Guarda la data del prossimo Retreat.
Se preferisci capire prima parlando, prenota una call telefono con me. Ti darò tutte le risposte alle tue domande.
Oppure guarda chi sono e come lavoro.