Non ti manca niente, hai solo troppa roba addosso
ReSonance Process
3 mesi per smettere di funzionare in automatico e ripartire da una vita che ti somiglia.
Funzioni in automatico.
Il calendario va avanti da solo. Le risposte escono prima ancora che tu decida cosa pensare. E a volte, la sera, ti chiedi quando è successo. Quand'è che hai smesso di scegliere e hai iniziato semplicemente a reagire alle cose.
Hai abbastanza consapevolezza che potresti scrivere un libro su di te. Hai la disciplina di chi ha costruito tutto quello che ha costruito. E hai uno scaffale di strumenti, libri, percorsi che, almeno sulla carta, dovevano servire proprio per i momenti come questo.
E sei comunque qui, alle sette di sera di un giorno qualsiasi, a leggere una pagina come questa.
Il problema non è che ti manca qualcosa.
È che hai troppa roba addosso.
Ruoli accumulati negli anni. Tensioni che hai smesso di sentire perché ci convivi da troppo. Narrazioni su chi dovresti essere al lavoro, in famiglia, con te stesso. Versioni di te tenute insieme dalla forza di volontà, ognuna che spinge in una direzione leggermente diversa dall'altra.
Tutto questo costa. Anche se non lo senti più, costa. È l'energia che usi ogni giorno per sostenere un'armatura che ormai scambi per pelle.
Una cliente, qualche mese fa, mi ha scritto: "Ho passato vent'anni a fare esattamente quello che andava fatto. Adesso non so nemmeno cosa voglio per colazione."
Non lo diceva con rabbia. Lo diceva con la stanchezza precisa di chi ha tenuto tutto in piedi così a lungo da non ricordarsi più come ci si sente a non dover controllare niente.
Il ReSonance Process lavora in direzione contraria. Non aggiunge nulla. Sottrae.
Quando il sistema nervoso smette di reggere l'armatura, e per smettere serve un processo guidato, non una decisione presa in un pomeriggio, succede una cosa che il corpo sa fare da solo se gli togli il peso: il respiro si abbassa di un piano, le spalle scendono di un centimetro, il rumore mentale si assottiglia fino a diventare sfondo invece di colonna sonora.
Quell'energia che usavi ogni giorno per tenere tutto insieme torna a essere disponibile per altro. Per pensare. Per scegliere. Per sentire cosa ti corrisponde davvero.
Da qui ricomincia qualcosa.
Cosa succede davvero in 12 settimane
Non è un percorso che si attraversa solo con la testa.
Ti accompagno nel punto preciso in cui non riesci più ad andare da solo. Quel punto dove i libri non arrivano, le strategie le dimentichi entro mercoledì, e i consigli degli amici, anche quando sono giusti, non ti fanno cambiare di un millimetro.
Non perché tu non capisca. Capisci eccome.
Capire un cambiamento e attraversarlo, però, sono due cose diverse. E la seconda non puoi farla in solitaria.
All'inizio è il corpo che si ferma. Smette di reggere, di stringere, di anticipare il prossimo problema. Una contrazione che avevi dimenticato di avere si scioglie, e ti accorgi solo allora di quanto la portavi addosso.
Poi succede qualcosa di meno spettacolare e più importante: in mezzo a quella quiete cominci a sentire un segnale che era lì da sempre. Una direzione. Una preferenza. Un sì che non ha bisogno di giustificazioni e un no che smette di costare giorni di sensi di colpa.
Da quel segnale le scelte cambiano forma. Non perché tu abbia preso decisioni diverse, ma perché vengono da una posizione interna diversa. Le stesse circostanze, vissute da un altro punto, smettono di costare quello che costavano.
Non uscirai con un elenco di cose da fare. Uscirai con una posizione interna da cui le cose da fare diventano ovvie.
Come è strutturato il percorso
Dodici settimane di lavoro guidato.
Due incontri di gruppo a settimana, da quarantacinque minuti, in video. Gruppo piccolo, scelto persona per persona.
Materiale registrato dedicato, calibrato sulla tua fase del processo. Non lezioni, ma pratiche specifiche per il punto in cui sei.
Una call di trenta minuti con me prima di iniziare. Serve a capire insieme se è il momento giusto. Se lo è, lo sentiamo entrambi. Se non lo è, te lo dico io.
Il punto che nessuno ha mai toccato
Sai già che il problema non sei tu.
Hai letto i libri giusti. Hai fatto due anni di terapia, e adesso conosci i tuoi schemi meglio di chi te li ha installati: sai da dove vengono, perché si sono formati, a cosa servivano.
Hai fatto mindfulness per un anno, e sei effettivamente più calmo. Hai fatto coaching, e per qualche mese le abitudini sono cambiate.
Hai partecipato a un ritiro che ti ha lasciato addosso una sensazione fortissima per quarantotto ore.
Poi sabato scorso, davanti a una telefonata di tua madre, di un collega, di chiunque sia il tuo punto di pressione, si è riproposto lo stesso esatto schema che pensavi di aver tolto. La stessa contrazione, la stessa reazione, la stessa sensazione di essere tornato indietro di anni in tre secondi.
E ti sei fatto la domanda che fanno tutti, prima o poi: ma se ho capito tutto, perché continua a succedere?
DOVE VIVE DAVVERO "IL PROBLEMA"
Quello che chiami "sono fatto così" non è un'opinione su di te.
È un automatismo che il tuo sistema nervoso ha imparato troppo presto perché tu potessi accorgertene. E che adesso, dopo decenni, scambi per identità.
Si è scritto nel modo in cui respiri quando entri in una stanza. Nella postura che prendi davanti a una persona di autorità. Nel tono di voce che usi quando stai dicendo una cosa difficile. In micro-tensioni che hai smesso di sentire da così tanto tempo che adesso ti sembrano semplicemente "tu".
Questa è la tua Configurazione: lo schema fisico, prima che mentale, da cui ogni reazione, ogni decisione, ogni relazione si genera prima ancora che tu cominci a pensare.
Capire vive "sopra". Il problema vive "sotto".
Per questo dopo dieci anni di lavoro su di te ti ritrovi più sereno, più consapevole, più informato, e con la stessa esatta contrazione, nello stesso esatto momento in cui scatta la telefonata di tua madre.
Lavoro a questo livello da diciotto anni.
Quello che faccio, e che il ReSonance Process condensa in dodici settimane di lavoro guidato, è preciso: accompagno il sistema nervoso a smettere di reggere l'armatura, e su quella quiete costruisco con te una posizione interna nuova.
Una posizione abbastanza stabile da reggere il lunedì mattina, la riunione di emergenza, la domenica sera.
NON DEVI CAMBIARE TUTTO
C'è una trappola che scatta quasi sempre, a un certo punto del lavoro su di sé.
Quando finalmente smetti di anestetizzare il malessere, lui parla. E quello che dice, all'inizio, suona come un'unica enorme parola: cambiare.
Cambiare lavoro, casa, partner, città. Mollare tutto, ricominciare da capo, fare la rivoluzione.
Quasi mai è così.
Buttare giù la casa per sistemare una crepa è quello che fai quando non hai capito dove sta la crepa. Per questo il primo lavoro vero non è cambiare le coordinate, è cambiare la Configurazione da cui le abiti.
Da fuori sembra che non sia successo niente. Stesso lavoro, stesso contesto, stesse persone. Ma da dentro lo stesso lavoro smette di consumarti, le stesse conversazioni smettono di costare il triplo, lo stesso fine settimana smette di essere il recupero da una settimana di sforzo.
Poi sì, qualcosa alla fine può anche cambiare davvero. Un ritmo. Un contesto. Una relazione che non regge il peso della tua nuova forma. Ma quando lo farai sarà per una ragione diversa: non perché non funzioni, ma perché non ti corrisponde più.
È una distinzione che sembra sottile e non lo è. La prima ti porta a rompere per disperazione. La seconda ti porta a riallineare per coerenza.
Il punto, te lo dico dopo centinaia di conversazioni come questa, non sta mai fuori.
Sta esattamente lì dove meno te lo aspetti: dentro la stanchezza, dentro la voglia di sparire, dentro il momento in cui ti dici così non posso andare avanti.
Da lì parte il lavoro. Non per consegnarti una vita perfetta, per restituirti te stesso. Cosa farne, a quel punto, sarà una decisione tua.
PER CHI È (E ANCHE PER CHI NON È)
Il terzo spazio
Il ReSonance non è per tutti.
È per chi non si riconosce pienamente né nel mondo del coaching, della terapia, della mindfulness, né in quello del lavoro spirituale.
Le prime tre cose le ha già provate e le ha lasciate per saturazione: capiva sempre di più e cambiava sempre meno.
Il lavoro spirituale lo ha lasciato per scollamento: esperienze intense, a volte fortissime, che non parlavano la sua lingua e non resistevano alla prova del lunedì mattina.
Quello che cerca è un terzo spazio.
Un metodo profondo che non scivoli nel vago. Strutturato che non diventi rigido.
Che lavori sul corpo senza aggirare la mente, e che usi il linguaggio con precisione invece di nasconderlo dietro una metafora.
Il ReSonance è questo.
Fa per te se
Hai costruito tanto, e da fuori funziona benissimo. Ma dentro hai smesso di abitarlo, e nessuno si è accorto.
Hai già investito anni in coaching, terapia, mindfulness, libri, corsi. Hai capito molto. Hai cambiato poco di sostanziale.
Sei abbastanza razionale da pretendere un metodo, e abbastanza presente al corpo da sapere che il metodo da solo non basta.
Vuoi tornare a sentire prima ancora di sapere dove andare.
Non fa per te se
Cerchi una carica di motivazione che ti duri due settimane.
Hai bisogno di una serie di esercizi da applicare ogni mattina prima del lavoro.
Vuoi un container spirituale che ti spieghi il senso della vita.
Stai cercando una scorciatoia: vuoi che il problema si risolva senza che il lunedì mattina cambi davvero qualcosa per te.
E DOPO?
Dopo che hai sciolto l'ansia. Dopo che hai imparato a respirare. Dopo che hai "lavorato su di te" per quattro anni.
Dove vai?
Che forma ha la tua vita, ora che il problema è meno rumoroso? Chi sei, senza l'armatura, senza la maschera, senza il ruolo?
La maggior parte dei percorsi si ferma esattamente qui. Il ReSonance, da qui, comincia.
Cosa porterai via:
Non un kit di strumenti da aggiungere a quelli che hai già accumulato negli anni. E nemmeno una serie di tecniche da fare la mattina prima del lavoro.
Porterai via qualcosa di più difficile da spiegare e più facile da riconoscere quando lo vivi.
Lo riconosci nelle cose piccole, prima ancora che nelle grandi.
- Ti svegli la mattina, e il primo pensiero non è già il peso della giornata.
- La conversazione difficile con tuo padre la affronti senza prepararti mentalmente per due ore.
- Dici di no a una richiesta che non ti corrisponde, e non passi il pomeriggio a giustificartelo dentro la testa.
- Esci da una riunione e ti ricordi ancora perché c'eri.
- La domenica sera smette di essere il giorno peggiore della settimana.
Luca, due mesi dopo la fine di un percorso, mi ha scritto:
"Le decisioni quotidiane sono diventate quasi ovvie. Ho recuperato un senso di calma che da tempo avevo dimenticato. Ora guardo al futuro vedendo possibilità che prima, anche se c'erano, non vedevo."
Il sistema nervoso smette di combattere. La mente smette di rincorrere le eventualità. Quello che fino a ieri chiamavi "stress" rivela cosa era davvero: l'attrito costante tra chi sei e chi stai fingendo di essere.
Non torni con l'entusiasmo da seminario motivazionale che evapora il martedì.
Torni con una posizione interna da cui le scelte sono semplici, perché sai da dove vengono.
"Sono entrata in quella stanza venerdì pomeriggio e dopo 2 ore ero spiazzata perché erano cose che non avevo mai sentito prima. Il giorno dopo ho capito."
"Non sono mai stata lasciata sola in tutto ciò che avveniva dentro di me."
"Nonostante la stanchezza, non mi sento stanca. Sono in pace. È bellissimo".
IL ReSonance Process
Tre fasi, un ordine solo.
Il ReSonance Process è un percorso strutturato in tre fasi sequenziali. Ogni fase prepara la successiva-
Lavora su tre livelli insieme: corpo, mente, linguaggio. Sono i tre livelli su cui la Configurazione si è installata, e toccarne uno solo non basta.
Diciotto anni di lavoro con persone molto diverse mi hanno insegnato una cosa precisa: l'ordine in cui si tocca conta quanto le tecniche che si usano.
1. TI FERMI
All'inizio non serve sapere cosa vuoi. Non serve avere chiaro il prossimo passo. Serve solo che il sistema nervoso smetta di reggere.
Smetta di correre, di stringere, di anticipare il prossimo problema, di tenere tutto in piedi con la forza di volontà. È la fase in cui senti, fisicamente, che qualcosa si scioglie. E ti accorgi di quanto eri contratto, solo perché adesso non lo sei più.
Lo fai riportando il sistema nervoso a un assetto che aveva dimenticato di poter avere.
La tensione di fondo si abbassa. Il sonno cambia qualità. Le reazioni automatiche, di colpo, perdono la loro urgenza.
2. TI RICONNETTI
Quando il rumore di fondo si abbassa, succede una cosa che la persona razionale non si aspetta: comincia a sentire un segnale che era lì da anni e non era mai riuscito a sentire.
Una direzione. Una preferenza. Un sì che non ha bisogno di giustificazioni e un no che smette di costare giorni di colpa.
In questa fase non analizzi, non ottimizzi, non vivi di sole strategie. Ascolti. Riconnetterti significa smettere di raccontarti la versione della tua vita che funziona socialmente, e cominciare ad abitare la versione che ti corrisponde.
Il desiderio torna a essere una bussola invece di un disturbo. Compaiono coerenze nuove tra cose che prima sembravano scollegate. Le scelte cominciano a sentirsi prima ancora di pensarsi.
3. AGISCI CON AUTENTICITÀ
Nella terza fase le altre due si traducono in cose reali. Non con una rivoluzione, con un riallineamento.
Si lavora qui sul linguaggio. Quello con cui ti racconti, quello con cui parli agli altri, quello con cui dici di sì e di no. Perché è il linguaggio che porta nel mondo la nuova Configurazione, e senza questo passaggio le prime due fasi rimangono interiori.
Dopo qualche mese il vecchio assetto torna a riprendersele.
Agire da un posto nuovo non significa fare cose nuove. Significa che le stesse cose, fatte da un'altra posizione interna, smettono di costarti quello che ti costavano. E che le cose nuove, quando arrivano, escono con la naturalezza di un gesto che non avevi visto fino a un secondo prima.
Le decisioni diventano più semplici, perché vengono da un altro posto. Quello che ti svuotava lo lasci andare senza drammi. Quello che ti corrisponde ricomincia a costruirsi quasi da solo.
FARLO IN ORDINE
Lavorare sul linguaggio prima che il sistema nervoso si fermi: le nuove parole scivolano via in settantadue ore, perché non hanno ancoraggio fisico.
Lavorare sull'ascolto prima che il rumore di fondo si abbassi: senti solo il rumore.
Lavorare sul corpo senza poi tradurre nel linguaggio: l'effetto resta interiore, e nei mesi si dissolve.
Le tre fasi devono attraversarsi nell'ordine, e ognuna deve avere il tempo che chiede. Per questo questo percorso dura dodici settimane e non quattro.
CHI CONDUCE QUESTO LAVORO?
Sono Simone Pacchiele.
Lavoro con persone che dall'esterno funzionano, e dall'interno hanno smesso di essere chi sono.
Da diciotto anni mi occupo di un livello specifico: quello dove le persone sono pienamente al meglio e pienamente se stesse, allo stesso tempo. Insegno a tornarci con un metodo preciso.
Sono qui per accompagnarti nel punto in cui hai cominciato a raccontarti delle storie. Quel punto dove dall'esterno funziona tutto, e dall'interno qualcosa si è rotto in silenzio.
Perché esiste questo percorso
Ho costruito il ReSonance dopo anni di lavoro con persone brillanti, preparate, che avevano fatto tutto quello che si poteva fare. Coaching, terapia, meditazione, formazione, libri. E si ritrovavano comunque ferme nello stesso punto.
Non erano pigre. Non erano resistenti al cambiamento. Avevano semplicemente investito su un livello che non era quello dove viveva il problema.
Il ReSonance Process è la risposta strutturata a quella stanza chiusa: un percorso che lavora sul livello dove la Configurazione si è installata, e che usa il tempo necessario perché si possa riconfigurare davvero, senza scorciatoie.
Cosa porto con me
Diciotto anni di lavoro trasformativo, in contesti che vanno dall'individuo alla corporate. Dieci anni di insegnamento in Università Bocconi, dove ho lavorato con gli studenti più meritevoli aiutandoli a prendere decisioni personali e di carriera.
Circa 2000 persone accompagnate non a "svoltare", ma a tornare a essere chi sono.
Il ReSonance non nasce da una tecnica.
Nasce da diciotto anni di lavoro guidato sul sistema completo corpo-mente-linguaggio, e dalle persone che hanno attraversato il processo prima di te. È stato sperimentato in decine di contesti, in retreat, dentro crisi profonde e dentro transizioni silenziose.
Ho insegnato questo metodo per dieci anni in Università. Ma ho imparato di più ascoltando le parole che le persone non dicono.
ECCO IL RACCONTO DI ALCUNE ESPERIENZE ReSonance
"Lui è uno dei pochi professionisti che consiglierei vivamente. Simone è un relatore coinvolgente, che combina un approccio rinfrescante senza fronzoli con una tecnica molto elegante che ha perfezionato nel corso degli anni. Non viene tralasciato nulla, e i semi del cambiamento si trasformano in salti di performance che cambiano la vita."
Lorenzo Bianchi, intrelations.com
"Ecco Simone,
Il lavoro insieme mi ha permesso di palesare alcuni blocchi e sperimentare come scioglierli.
Mi ha connesso direttamente alla fonte creativa, aprendomi ad un flusso di chiarezza e spontaneità.
Grazie grazie grazie"
Joy
"A distanza di un paio di mesi noto delle differenze importanti rispetto a dove sono partito: le decisioni quotidiane sono diventate quasi ovvie, il mio livello di performance è aumentato notevolmente ed ho recuperato un senso di calma e bilanciamento che da tempo avevo dimenticato. Ora guardo al futuro con fiducia, vedendo possibilità che prima - anche se c'erano - non vedevo."
Luca Morandini, imprenditore
"È la differenza che passa da tamponare qualcosa che non funziona, come accade con la motivazione e invece andare a sostituire il pezzo. È la differenza tra riparare una perdita idrica con lo scotch e rifare l'impianto. I corsi di coaching normalmente ti insegnano delle tecniche invece noi ABBIAMO ASSIMILATO ESPERIENZE. Cosa vuol dire? Vuol dire andare a cambiare la struttura profonda di noi stessi."
Giulia Camosi
"È uno strumento potente e preciso per portare le persone a riappropriarsi delle proprie capacità ed essere se stessi in modo permanente. Dire che genera risultati ottimali è decisamente riduttivo! Se cerchi una vera trasformazione e non solo un cambiamento o una crescita personale, questo è il percorso che fa per te."
Elena Sanjust di Teulada, Imprenditrice
"Il ReSet è capace di entrare in profondità nelle situazioni, ed è capace non solo di fornire alle persone un punto di vista nuovo, ma di PORTARLE a vedere le cose da questa nuova prospettiva. In questo ha una sensibilità straordinaria."
Marta Maggese
"Il metodo di Simone Pacchiele mi ha consentito di andare oltre i miei limiti. Non focalizzandosi sul prodotto o la tipologia di clientela non standardizza la posizione in cui si trova l'interlocutore e in secondo luogo concentra l'attenzione su 'chi sei' non solo non snaturando te stesso ma addirittura avvalorando più possibile appunto 'il chi sei'."
Sara De Marco, Senior Account Manager, Bureau van Dijk
"Questa è la malta di tutti i mattoni di cui è composto il nostro sapere. Strepitoso."
Giovanna Folisi
"Ti mostra come funzioni e come vuoi essere nel mondo. Ti mostra il tuo 'essere autentico'. È un corso che consiglio a tutte le persone che vogliono migliorare le proprie performance."
Laura Caravello, Store Manager
"Ho realizzato di sapere molto bene cosa volessi… Anzi, di averlo sempre saputo! Prima avevo paura delle onde… Ora le aspetto per cavalcarle!"
Maria Pia Abate, Violinista
"Quello che porto via con me è un regalo ancora più grande: ho potuto sperimentare su me stessa, per una questione irrisolta che mi logorava da parecchio tempo, quanto possa essere incredibilmente potente ed efficace affrontare anche le situazioni più impegnative utilizzando questa metodologia."
Marcolina Sguotti, bestcoaching.it
"Io credo che tu fai un lavoro magico.. Ti ho visto all'opera... e quella è realmente magia... molto più sottile, elegante ed essenziale di qualsiasi cosa ho potuto vedere... e ho visto Robbins, Bandler... Lavalle... Fitzpatrick... professionisti del settore..."
Mauro Ventola
"Alla fine della giornata di corso Introduzione al ReSonance mi sono sentita pervasa da una strana adrenalina che tutt'ora perdura. E' come se mi sentissi più frizzante e viva nel qui e ora, in connessione con un mondo di possibilità, aperto, presente e tangibile con la sensazione di poter essere pienamente me stessa nel bagliore delle mie potenzialità"
Valentina Ianna - Architetto
Il prossimo passo
Tra dodici settimane sarai comunque da qualche parte.
Forse ancora qui, con qualche tensione in più, qualche compromesso in più, qualche giornata in più passata a sentirti scollegato da quello che fai.
Oppure tornato al centro, con una direzione che senti tua e una posizione interna da cui le scelte sono semplici.
Il tempo passerà nello stesso modo. La qualità di come ci stai dentro, no.
Una conversazione di trenta minuti, in video o al telefono. Mi racconti dove sei. Io ti dico se questo è il momento giusto per te, oppure no.
Se lo è, lo sentiamo entrambi, e ti spiego come si parte. Se non lo è, ti indico un'altra direzione, dove ha più senso che la tua attenzione vada adesso.
Se quello che hai letto ti ha toccato in un punto preciso, prenotare la call è il modo più diretto per capire se ha senso andare avanti.