La grammatica dei risultati

Il tema di cui leggerai nell’articolo ti darà alcuni spunti molto pratici per lavorare su te stesso ed allo stesso tempo tocca da vicino come funziona, in concreto, il lavoro che faccio.

La domanda da cui parto è

‘Cosa sei convinto di poter realizzare?’
E ti faccio questa domanda da una prospettiva molto particolare… che è: Quando hai tutte le risorse di cui hai bisogno… cosa sei convinto di poter realizzare?
E se hai mai lavorato con me nel coaching o dal vivo… sai che per me fare questa domanda è lo stesso che chiedere:

‘Cosa vuoi?’

E poi dopo aver risposto, chiediti questo: ‘Cosa pensi che si avveri in relazione a quello che vuoi?’
Se ti fai questa domanda DOPO aver risposto all’altra… probabilmente avrai un certo tipo di reazione, e ti chiedo di portare la tua attenzione al corpo mentre inizi a rispondere.
Ecco… in quell’attimo e in quella zona del tuo corpo su cui è stato naturale portare l’attenzione … lì c’è la soluzione alla domanda: ‘Come riesco a generare le mie migliori performance? Come riesco a fare si che quello che voglio e quello che credo si avveri… siano esattamente la stessa cosa?’

In quella zona del tuo corpo che per primo ha reagito, è presente per intero il modo in cui ti organizzi in relazione a quello che vuoi, c’è la chiave e la rappresentazione (visibile dall’esterno, a saperla guardare) di quanto è probabile che in questo momento ottenga quello che desideri.

Come reagisce il tuo corpo a livello di tensioni o di aperture, o di chiusure in relazione alla ‘possibilità’ che quello che vuoi accada?
Accetta la possibilità o la rifiuta?
Quello che faccio nel mio lavoro che definisco molto spesso ‘somatico’ non ha niente a che vedere con il corpo dal punto di vista del rilassamento o del benessere fisico.
Ha a che vedere con il livello più profondo di come ci organizziamo nello spazio e nel mondo per andarci a prendere quello che desideriamo. Come strutturiamo la nostra esperienza, il linguaggio ed il corpo per generare risultati.
Esiste una ‘grammatica’ che descrive chi sei e che, se la conosci, ti permette di cambiare la storia che vivi ed i risultati che ottieni.Per farlo, parti dal semplice esercizio che ti ho appena dato…
A presto

Simone Pacchiele

Le 6 barriere al benessere economico

Dal mio punto di vista ci sono 6 ostacoli che impediscono alle persone di raggiungere il benessere economico che desiderano.

1 La paura: paura del successo, del fallimento, del rifiuto, paura di perdere il controllo.
C’è poco da fare: è necessario superare le paure se vuoi avere la vita che vuoi dal punto di vista emotivo, spirituale, materiale.

2 Pensare che siamo tutti uguali, esattamente uguali. Che abbiamo gli stessi doni, le stesse abilità, le stesse attitudini. Questa è una cosa difficile da riconoscere, perchè tanto più per noi è naturale una cosa tanto più quella è la nostra unicità. E le persone tendono ad attribuire la propria unicità a chiunque, nello stesso esatto modo in cui per un pesce è impensabile qualcosa che non sia vivere nell’acqua… e proprio per questo non riconosce l’acqua.

3 Pensare che siamo tutti diversi: le abilità sono uniche, ma il modo in cui vogliamo sentirci è sempre uguale: e cioè bene.

4. Non sapere quello che siamo davvero bravi a fare. Se non sai quello in cui sei davvero bravo, la tua abilità specifica anche all’interno del tuo lavoro… è difficile che mostri al mondo la fiducia necessaria a convincerli che sei la persona per loro.

5 Non sapere quali sono le opportunità in un dato momento. Puoi essere unico, ma se non sai cosa funziona in una data zona e in un dato momento economico è più difficile che le tue abilità generino ricchezza

6 Non portare l’attenzione al valore che crei per i tuoi clienti. Ne parlo qui.

Ne riparleremo…

Alla prossima

Simone Pacchiele

Il primo grande ‘segreto’ della performance

ReSonanceSimonePacchieleMolte delle persone che mi capita di incontrare per lavoro nei corsi e nel coaching partecipano alle attività per sperimentare una trasformazione professionale.

Che vuol dire: generare performance migliori, prendere decisioni efficaci in contesti complessi, comunicare meglio.

E sono focalizzate per la maggior parte del tempo sul ‘come fanno’ quel lavoro.

Che per loro spesso significa come portano a termine i compiti che gli sono stati assegnati, o sullo sviluppare un’idea che hanno avuto.

Senza però portare minimamente l’attenzione alla configurazione da cui fanno quel lavoro.

Quello che mi capita di osservare pressochè continuamente è uno schema… che ha una direzione ben precisa.

E lo schema che noto è questo: sempre meno in futuro le persone saranno valutate, pagate e premiate (dal proprio datore di lavoro o dal mercato, non importa) per l’attività che fanno, per il tempo che dedicano a fare qualcosa, per il fatto di fare semplicemente il proprio lavoro.

Ultimamente sono entrato per lavoro in contatto con diversi manager di società che operano nel settore del beauty e del benessere (ho tenuto alcuni seminari in cui ho insegnato a vendere meglio i loro servizi con un sistema basato sul ReSonance).

E quello che ho notato è che tutti mi raccontano che i migliori operatori in quel settore, quelli che fanno guadagnare di più all’azienda, non hanno mai la loro attenzione sul costo orario di una loro prestazione o di un loro trattamento.

Su quanti clienti avranno avuto a fine giornata, o sulla cifra che avranno guadagnato a fine mese.

Vuoi sapere dove è costantemente la loro attenzione MENTRE lavorano con i propri clienti?

Sul vantaggio materiale (ed anche economico) che avranno le persone con cui lavoreranno per il fatto di avere il collo o la schiena senza dolore, o di potersi muovere meglio. O di potere andare ad una riunione importante a cui non sarebbero potuti andare se avessero avuto mal di schiena.

L’attenzione che hanno non è su di sè, ma sul valore che creano per il loro cliente.

In fondo, è come tutti vorremmo sentirci trattati quando acquistiamo un servizio, no?

E, credimi, semplicemente questo spostamento di attenzione – senza fare nient’altro di specifico o in maniera ‘esplicita’ –  permette loro di generare performance che sono sempre molto molto migliori rispetto alle persone che si concentrano sul fatto di fare una sessione di un’ora con il loro cliente del momento.

E questa idea puoi applicarla con successo anche se non sei un libero professionista o un imprenditore ma lavori per qualcun altro. Mettere l’attenzione, anche solo mettere l’attenzione, su qualcosa di diverso da dove la mettevi prima, genera risultati diversi da subito.

La domanda che ti faccio oggi è: quando fai qualcosa nella tua professione la tua attenzione è sul fatto di ‘fare il tuo lavoro’ o sul valore che stai creando per la persona?

Alla prossima
Simone Pacchiele

Iscriviti al Corso Intensivo di Coaching ReSonance dal 21 al 27 luglio 2019

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