MasterClass ReSonance
L'Intento ha un corpo
Due giorni per scoprire dove nasce l'INTENTO: nel corpo, un attimo prima che tu lo decida.
sabato 24 e domenica 25 ottobre dalle 9:30 alle 18
A Tito, Potenza
A ventotto anni ero a due ore dal firmare con una importante società di Informatica. Due colloqui già superati, appuntamento alle quattro del pomeriggio per la firma.
Alle due mi chiamano: «Slitta a lunedì».
Dalla voce ho capito che non sarebbe andata, e infatti non li ho più risentiti.
Nessuno me l'aveva detto, e non avevo ancora una sola ragione per pensarlo.
E se ci pensi, magari è successo anche a te.
Una casa: nel primo minuto sapevi che era quella giusta, mentre la luce, il prezzo e la distanza dal lavoro li hai messi in fila dopo, per spiegarlo agli altri; oppure una persona conosciuta da un'ora, e già sapevi di poterti fidare, o un sì a una proposta che sulla carta non convinceva nessuno.
La decisione c'era già, nel corpo, un attimo prima che tu sapessi dire perché.
C'è chi la chiama intuizione e chi pancia, e qualcuno ci vede l'Universo che indica la strada. Io la chiamo intento: una direzione che arriva prima che tu l'abbia decisa.
E ha un corpo. L'intenzione la dichiari a parole, e spesso resta lì, scritta su un quaderno a gennaio.
L'intento invece ce l'hai addosso, nel modo in cui sta il tuo corpo quando entri in una stanza, e decide dove vai molto prima della testa.
Se hai letto i libri sul "potere dell'intenzione", a Tito ritrovi una cosa che sai già: quello che desideri cambia quello che ti succede.
C'è del vero, e in due giorni vedi dove succede: nel corpo, che è il posto dove puoi metterci le mani.
Se invece quei libri ti fanno sorridere, non ti chiedo di crederci. Ti chiedo di fare delle prove, e di guardare cosa fa il tuo corpo mentre le fai. La certezza, quando arriva, arriva dopo.
Il fatto è questo: una decisione si sente prima di saperla spiegare. Quello che c'è di più grande di te puoi chiamarlo come vuoi... contesto, ambiente, la natura, l'Universo, la tua famiglia: in questa MasterClass te lo porti col nome che gli dai, e nessuno te lo cambia.
Se hai letto i libri sul "potere dell'intenzione", a Tito ritrovi una cosa che sai già: quello che desideri cambia quello che ti succede.
C'è del vero, e in due giorni vedi dove succede: nel corpo, che è il posto dove puoi metterci le mani.
Se invece quei libri ti fanno sorridere, non ti chiedo di crederci. Ti chiedo di fare delle prove, e di guardare cosa fa il tuo corpo mentre le fai. La certezza, quando arriva, arriva dopo.
Il fatto è questo: una decisione si sente prima di saperla spiegare. Quello che c'è di più grande di te puoi chiamarlo come vuoi... contesto, ambiente, la natura, l'Universo, la tua famiglia: in questa MasterClass te la porti col nome che gli dai, e nessuno te lo cambia.
QUELLO CHE CERCHI DECIDE QUELLO CHE VEDI
Stringi forte il pugno sinistro, e tienilo chiuso per 12 secondi.
Nota cosa fanno le spalle, la mascella, il respiro.
Hai cambiato una cosa sola, in un punto solo, e si è riorganizzato tutto il corpo, senza che tu glielo chiedessi. Adesso apri la mano.
Con quello che vuoi succede la stessa cosa, in grande. Molto più in grande.
Quando ti dici «voglio», il corpo prende una forma prima ancora che tu finisca la frase, e quella forma decide cosa noterai intorno a te e cosa sceglierai.
Lo dicono in tanti: voglio scrivere un libro. Il computer c'è, il tempo la domenica mattina pure, il libro no. E più passano i mesi, più quel libro diventa una cosa che manca, e scriverlo diventa più difficile.
Anche i libri di self-help lo ripetono: non chiedere partendo da quello che ti manca. Il motivo sta nel corpo. Quando vuoi qualcosa partendo dalla mancanza, ti organizzi sulla mancanza, e l'attenzione si mette a cercare quello che non c'è.
Succede come con l'acqua: se la stringi nel pugno ti scappa tra le dita, se apri la mano a coppa resta lì, e ci batte sopra la luce. Il pugno di prima, in piccolo, era proprio questo.
Chi un libro lo scrive davvero comincia in un altro modo: si siede aspettandosi che le parole che gli servono siano già lì.
L'attenzione funziona così quasi sempre. Tiene quello che corrisponde a ciò che stai cercando, e il resto lo cancella.
E se quello che vuoi è costruito male, ti passano davanti proprio le cose che ti servono, e non le vedi.
Entri in cucina, nessuno parla, e in pochi secondi sai che hanno litigato. E probabilmente l'hai visto fare anche a chi vive con te: torni a casa, e capisce com'è andata la giornata prima che tu apra bocca.
Chi crede all'intenzione lo chiama campo, e ha ragione a prenderlo sul serio, perché non è una metafora: le persone che stanno vicine si leggono e si accordano a vicenda di continuo, senza bisogno di parole.
Con gli strumenti succede una cosa simile. Se in una stanza qualcuno suona una nota sul violoncello, una chitarra appoggiata al muro dall'altra parte comincia a vibrare sulla stessa nota, e nessuno l'ha toccata: le è bastata l'aria. Si chiama risonanza, ed è la parola da cui viene il nome del mio lavoro. La corda che risponde non si sforza di raggiungere l'altra: tiene la sua nota, e quando arriva quella giusta si muove.
La domanda allora diventa un'altra: cosa porti tu nelle stanze in cui entri? A Tito lo vedrai succedere in diretta, nel gruppo, e imparerai a portare il tuo stato alle persone della tua vita senza perderti dentro il loro.
Cerchi le chiavi per casa da dieci minuti, sempre più nervoso. Poi chi vive con te passa davanti al comò e te le porge: erano lì, e lì avevi guardato due volte.
L'attenzione funziona così quasi sempre. Tiene quello che corrisponde a ciò che stai cercando, e il resto lo cancella. E se quello che vuoi è costruito male, ti passano davanti proprio le cose che ti servono, e non le vedi.
Entri in cucina, nessuno parla, e in pochi secondi sai che hanno litigato. E probabilmente l'hai visto fare anche a chi vive con te: torni a casa, e capisce com'è andata la giornata prima che tu apra bocca.
Chi crede all'intenzione lo chiama campo, e ha ragione a prenderlo sul serio, perché non è una metafora: le persone che stanno vicine si leggono e si accordano a vicenda di continuo, senza bisogno di parole.
La domanda allora diventa un'altra: cosa porti tu nelle stanze in cui entri?
A Tito lo vedrai succedere in diretta, nel gruppo, e imparerai a portare il tuo stato alle persone della tua vita senza perderti dentro il loro.
COSA TI PORTI A CASA
Prima di suonare per qualcuno, un violino si accorda in silenzio. Ti chini sullo strumento, passi l'archetto piano, giri il pirolo di un niente e ascolti di nuovo. Non c'è nessuno da impressionare.
Il sabato a Tito è questo: si accorda lo strumento, cioè il tuo corpo, finché ritrova la sua nota. La domenica si suona, con gli altri e verso quello che vuoi.
E il lunedì dopo, nelle giornate normali, ecco dove puoi accorgertene:
In te
Pronto, non calmo. La mattina della riunione difficile ritroverai lo stato che hai allenato a Tito, e ci entrerai carico invece che contratto.
Volere senza fame. Vuoi le cose con tutto te stesso, ma da pieno. Una sorgente che trabocca da sola chiede molto meno di una tazza che aspetta di essere riempita, e chi ti sta vicino sente la differenza.
Una direzione che senti. Davanti a una scelta, prima della lista dei pro e dei contro, ti accorgi da che parte va il corpo, e sai da dove cominciare a guardare.
Con gli altri
La stessa nota in ogni stanza. Lo stesso stato a casa, in ufficio e con chi non conosci, così le persone sanno dove trovarti.
Vicino senza perderti. Stai accanto a chi è agitato, un figlio, un collega, un cliente, senza prenderti la sua agitazione. E a volte è lui a prendere un po' della tua calma.
La telefonata che rimandi. La fai da uno stato in cui non ti serve vincere, e la ascolti fino alla fine prima di preparare la risposta.
Nelle scelte.
Vedi quello che c'è. Sapendo cosa cerchi davvero, cominci a notare le occasioni che prima ti passavano davanti, come le chiavi sul comò.
Volere e aspettarsi d'accordo. Quello che vuoi e quello che ti aspetti tornano a dire la stessa cosa, e si vede da come ti muovi.
Un no che non decide chi sei. Chiedi quello che vuoi, chiaro, e se la risposta è no resti intero. Una campana suona giusta anche quando dalle colline non torna l'eco.
Un criterio per il lunedì. Davanti a ogni scelta, una domanda sola: questa cosa mi rimette in pace con me stesso, adesso, tra un mese, e anche per chi ho intorno?
Quello che alleni a Tito resta tuo per sempre. È un modo di stare nel corpo che ti porti via, e per usarlo non ti serve tornare da me.
COSA NON TI PROMETTO
L'intenzione è una forza, e non è l'unica: ci sono il lavoro che hai, i soldi, le persone intorno, il tempo, la tua storia.
Quando le cose non vanno come volevi, quasi mai è perché non ci credevi abbastanza. La realtà ha sempre l'ultima parola.
Succede come con la rotta di un viaggio verso la Luna: quella calcolata alla partenza non è mai esatta, e ci si arriva correggendo.
A Tito impari a tenere la direzione anche nelle giornate storte, e a correggerla con quello che succede.
Non so dirti cosa cambierà per te, e non lo prometto. A volte cambia moltissimo, e velocemente. A volte ci vuole più tempo. Però ti chiederò di osservare quello che è successo dopo un mese, e mi racconterai tutto, sorprendendoti.
LOGISTICA
Per questa MasterClass il numero massimo di partecipanti è 10.
Orari: sabato e domenica: 9:30-18 (pausa 13:30-15)
Il costo della MasterClass è di 290 euro IVA inclusa.
Subito dopo l'iscrizione ti contatterò per suggerirti dove soggiornare.