Ciao da Simone,
immagina di entrare in una stanza buia. Cerchi l’interruttore.
Non lo trovi. Allora cosa fai?
Cominci a muoverti a tentoni, sposti sedie, inciampi, ti graffi alle pareti, ti incavoli. Poi, a un certo punto, esausto, ti siedi.
E ti accorgi che la luce… non è mai mancata.
La stanza era già illuminata, solo che eri tu a tenere gli occhi chiusi.
Il dominio del contesto funziona così.
È lo spazio da cui parti, non la somma di cose che ti succedono.
Non è che le cose vadano bene e allora tu stai bene.
Non è che le cose vadano male e allora tu stai male.
Non è “circostanze → emozioni”.
È dove ti metti a guardare.
C’è un punto cieco nel modo in cui viviamo: confondiamo il menù con quello che mangiamo.
Confondiamo le descrizioni delle cose con le cose.
Confondiamo i nostri sentimenti con le circostanze.
Confondiamo quello che “succede” con quello che siamo.
E allora rincorriamo soluzioni.
Ma rincorrere è sempre un segnale: che stai cercando fuori quello che va creato dentro.
Per chiarirlo, ti faccio una domanda:
quando dici “voglio essere amato”, stai parlando di cosa?
Di sentirti dire “ti amo”?
Di qualcuno che ti guarda con occhi pieni?
Di ricevere messaggi la mattina?
No.
In realtà, vuoi saperti amabile.
Vuoi partire già dall’amore, non chiederlo.
Vale lo stesso con la ricchezza, o con il potere. O con qualsiasi altra cosa.
Vuoi creare il contesto da cui muoverti, non adattarti alle condizioni.
Il dominio del contesto è questo: non aggiusti la vita, la crei.
Non risolvi i problemi, trasformi lo spazio in cui quei problemi esistono.
Non è un trucco mentale.
Non è “pensa positivo”.
È un atto ontologico: scegliere da dove vieni, mentre entri nella giornata.
E quando lo fai, succede qualcosa di strano.
Le cose fuori cambiano.
Non perché “attiri” nuove energie.
Non perché emani vibrazioni, ma perché agisci da uno spazio più grande.
Il partner diventa diverso perché tu sei diverso.
Il lavoro diventa diverso perché tu ci entri con un’altra postura.
Il corpo risponde perché non lo torturi più per ottenere qualcosa.
La vita risponde. Perché la vita è specchio.
Alla fine, la vera trasformazione non è raggiungere.
È partire da.
Non è il viaggio per arrivare lì.
È venire da lì.
Il dominio del contesto è imparare questo: che puoi essere già nella stanza illuminata. Ma devi smettere di chiederti dov’è l’interruttore. E aprire gli occhi.
Un abbraccio,
Simone

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