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Più di 650 persone hanno già varcato questa soglia. Non per cambiare vita ma per smettere di vivere quella sbagliata.
I Corsi e le Masterclass ReSonance
Ciao da Simone,
è arrivato il momento di smettere di adattarti a una vita che non senti più tua.
Non serve aggiustare i dettagli. Serve uscire dal copione.
Lasciare ciò che non ti rappresenta più… e iniziare qualcosa che ti somiglia davvero.
Con ReStart non aggiungi un’altra tecnica.
Tracci una nuova direzione. Ridisegni il tuo stile di vita. Dai forma a un progetto tutto tuo.
Anche se hai dubbi. Anche se ci hai già provato. Anche se non sai ancora da dove si comincia.
ReStart non è un modello. È un processo, un passaggio.
Non è cambiamento. È smettere di fingere.
Un processo di cambiamento concreto nato da 20 anni di ricerca e applicazione. Per chi è pronto a scegliere se stesso.
CHI SONO
Sono l'ideatore del ReSonance Process® e creatore di ReStart, un’esperienza trasformativa che ha guidato centinaia di persone a lasciare ciò che non erano, per diventare finalmente chi sono.
Per oltre vent’anni ha lavorato con manager, imprenditori, atleti olimpici, artisti e persone in ricerca, accompagnandoli a prendere decisioni radicali, riallinearsi al proprio desiderio autentico e riprogettare vita, lavoro, relazioni.
Ho tenuto corsi per migliaia di partecipanti in Italia e in Europa, sono stato docente all’Università Bocconi per oltre un decennio.
Ho integrato nei miei programmi l’essenza dei principali approcci trasformativi occidentali, fino a includere l’intero spettro dell’approccio occidentale al risveglio.
Si tratta di percorsi fondati sull’esperienza diretta, non su teorie astratte o semplici tecniche, e comprendono una profonda ricerca sulla prontezza ontologica e le neuroscienze applicate al cambiamento, per rendere il processo concreto, profondo ed efficace.
Nel mio lavoro, corpo, linguaggio e pensiero vengono riconfigurati insieme, attraverso un metodo che va oltre il coaching tradizionale: non si tratta di aggiungere tecniche o migliorare dettagli, ma di attraversare un processo di dis-identificazione radicale, sciogliere il falso sé e agire da uno stato di piena presenza e possibilità.
I miei programmi sono conosciuti per essere diretti, potenti e profondamente trasformativi. Non motivazione, non mindset, ma un’esperienza che ribalta la prospettiva: non sei tu a dover diventare migliore, è il tuo sistema mente/corpo/linguaggio che deve smettere di trattenerti.
Dico spesso:
“Non aggiusto le persone. Taglio i fili che le tengono legate.”
Il Canale YOUTUBE
"Lui è uno dei pochi professionisti che consiglierei vivamente. Simone è un relatore coinvolgente, che combina un approccio rinfrescante senza fronzoli con una tecnica molto elegante che ha perfezionato nel corso degli anni. Non viene tralasciato nulla, e i semi del cambiamento si trasformano in salti di performance che cambiano la vita."
Lorenzo Bianchi, intrelations.com
"Ecco Simone,
Il lavoro insieme mi ha permesso di palesare alcuni blocchi e sperimentare come scioglierli.
Mi ha connesso direttamente alla fonte creativa, aprendomi ad un flusso di chiarezza e spontaneità.
Grazie grazie grazie"
Joy
"A distanza di un paio di mesi noto delle differenze importanti rispetto a dove sono partito: le decisioni quotidiane sono diventate quasi ovvie, il mio livello di performance è aumentato notevolmente ed ho recuperato un senso di calma e bilanciamento che da tempo avevo dimenticato. Ora guardo al futuro con fiducia, vedendo possibilità che prima - anche se c'erano - non vedevo."
Luca Morandini, imprenditore
"È la differenza che passa da tamponare qualcosa che non funziona, come accade con la motivazione e invece andare a sostituire il pezzo. È la differenza tra riparare una perdita idrica con lo scotch e rifare l'impianto. I corsi di coaching normalmente ti insegnano delle tecniche invece noi ABBIAMO ASSIMILATO ESPERIENZE. Cosa vuol dire? Vuol dire andare a cambiare la struttura profonda di noi stessi."
Giulia Camosi
"È uno strumento potente e preciso per portare le persone a riappropriarsi delle proprie capacità ed essere se stessi in modo permanente. Dire che genera risultati ottimali è decisamente riduttivo! Se cerchi una vera trasformazione e non solo un cambiamento o una crescita personale, questo è il percorso che fa per te."
Elena Sanjust di Teulada, Imprenditrice
"Il ReSet è capace di entrare in profondità nelle situazioni, ed è capace non solo di fornire alle persone un punto di vista nuovo, ma di PORTARLE a vedere le cose da questa nuova prospettiva. In questo ha una sensibilità straordinaria."
Marta Maggese
"Il metodo di Simone Pacchiele mi ha consentito di andare oltre i miei limiti. Non focalizzandosi sul prodotto o la tipologia di clientela non standardizza la posizione in cui si trova l'interlocutore e in secondo luogo concentra l'attenzione su 'chi sei' non solo non snaturando te stesso ma addirittura avvalorando più possibile appunto 'il chi sei'."
Sara De Marco, Senior Account Manager, Bureau van Dijk
"Questa è la malta di tutti i mattoni di cui è composto il nostro sapere. Strepitoso."
Giovanna Folisi
"Ti mostra come funzioni e come vuoi essere nel mondo. Ti mostra il tuo 'essere autentico'. È un corso che consiglio a tutte le persone che vogliono migliorare le proprie performance."
Laura Caravello, Store Manager
"Ho realizzato di sapere molto bene cosa volessi… Anzi, di averlo sempre saputo! Prima avevo paura delle onde… Ora le aspetto per cavalcarle!"
Maria Pia Abate, Violinista
"Quello che porto via con me è un regalo ancora più grande: ho potuto sperimentare su me stessa, per una questione irrisolta che mi logorava da parecchio tempo, quanto possa essere incredibilmente potente ed efficace affrontare anche le situazioni più impegnative utilizzando questa metodologia."
Marcolina Sguotti, bestcoaching.it
"Io credo che tu fai un lavoro magico.. Ti ho visto all'opera... e quella è realmente magia... molto più sottile, elegante ed essenziale di qualsiasi cosa ho potuto vedere... e ho visto Robbins, Bandler... Lavalle... Fitzpatrick... professionisti del settore..."
Mauro Ventola
"Alla fine della giornata di corso Introduzione al ReSonance mi sono sentita pervasa da una strana adrenalina che tutt'ora perdura. E' come se mi sentissi più frizzante e viva nel qui e ora, in connessione con un mondo di possibilità, aperto, presente e tangibile con la sensazione di poter essere pienamente me stessa nel bagliore delle mie potenzialità"
Valentina Ianna - Architetto
Soldi Sesso Potere
Se c’è una cosa che mi fa incazzare, sono quelli che vendono “trasformazione” come se fosse uno smoothie al passion fruit e zenzero del villaggio olistico.
Quelli che ti dicono che puoi avere tutta un’altra vita, Il permesso di essere felice, Mi merito il meglio, e ti impacchettano il cambiamento come un catalogo Vestro anni ’80: sorrisi plastificati, labirinti disegnati con la sabbia, una lacrima di emozione, un respiro profondo… e via, sei un’anima nuova.
Il problema?
Non è trasformazione.
È spiritual bypass in confezione regalo.
Lo spiritual bypass è quell’arte sottile (ma nemmeno tanto) di saltare a piè pari sul casino umano per atterrare dritto su un cuscino di mantra e affermazioni positive.
Non hai lavorato sulla rabbia che ti mangia dentro? Fa niente, ripeti: “Mi merito il meglio.”
Hai un buco nero di insicurezza relazionale? No problem, basta dire: “Mi prendo cura di me stessa.”
Ti senti una merda quando ti guardi allo specchio? Oh, cara, ricordati: “Sei già perfetta così.”
E intanto?
Sotto quel tappeto di incensi e sorrisi e frasette instagrammabili, si accumula tutto: i non detti, i traumi, i bisogni, la fame d’amore.
Ma tanto c’è il workshop Libera la tua anima, il respiro emozionale, il cerchio di sorellanza dove ti abbracci forte con le altre e poi torni a casa… più sola di prima.
La spiritualità da copertina funziona così: ti dà un’identità di compensazione.
Diventi “quella spirituale”, “quello evoluto”, “l’anima antica”.
Ma dentro, ti senti sempre quel bambino che cerca qualcuno che lo guardi e dica: “Vai bene anche quando non sorridi.”
E attenzione: non sto dicendo che non ci sia nulla di buono.
Sto dicendo che se la trasformazione non passa per il fango, per il corpo che trema, per le relazioni che ti fanno da specchio, per il momento in cui smetti di voler essere “migliore” e inizi a stare dove sei, allora non è trasformazione.
È intrattenimento spirituale. È coaching glitterato. È vendere aria fritta travestita da saggezza.
La vera domanda non è: “Come posso essere felice?”
La vera domanda è: “Sono disposto a stare in ciò che mi fa soffrire prendendomene la responsabilità, senza coprirlo con una frase motivazionale?”
Perché solo lì, nel punto esatto dove non vuoi stare, comincia tutto.
E nessun lavoro pseudo-spirituale ti ci può portare.
Una volta stavo con una donna che mi diceva “guadagni troppo, hai troppe cose” (non era vero, tra parentesi).
Il senso era che se hai “troppo” ti vengono grilli per la testa e ti concentri poco sulla relazione.
Ogni tanto incontro persone che mi dicono: “Eh, ma i soldi rovinano tutto. Lo sterco del diavolo. Il denaro corrompe, rovina le famiglie, inquina l’amore.”
E ogni volta penso: ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?
Non sono i soldi a rovinare le cose. È la loro mancanza. È la frustrazione che nasce quando non puoi dare il meglio a chi ami, quando ogni decisione è filtrata dal “quanto costa”. È litigare per le bollette, per le vacanze mai fatte, per il tempo che non hai perché devi lavorare il doppio.
Quando hai abbastanza, togli il rumore di fondo.
Non pensi più “possiamo permettercelo?”, pensi “è giusto per noi?”. Mangiare sano, avere aiuto in casa, poterti fermare un momento e guardare tuo figlio negli occhi senza pensare alle mille cose da fare: questo non rovina nulla. Questo rende tutto più alto.
L’idea che tu debba scegliere tra amore e denaro è una favola per chi vuole sentirsi moralmente superiore mentre affonda o trova un modo più furbo per cavarsela.
Prenderti cura delle tue finanze è un atto d’amore. Per te, per la tua famiglia, per il tuo futuro.
Io voglio vedere uomini e donne fare pace con l’idea che prosperare non è sporco. Che anzi, è quello che ti permette di essere presente, generoso, libero.
E se questo post ti fa sentire qualcosa mentre leggi queste parole… continua a seguirmi.
Ciao da Simone,
immagina di entrare in una stanza buia. Cerchi l’interruttore.
Non lo trovi. Allora cosa fai?
Cominci a muoverti a tentoni, sposti sedie, inciampi, ti graffi alle pareti, ti incavoli. Poi, a un certo punto, esausto, ti siedi.
E ti accorgi che la luce… non è mai mancata.
La stanza era già illuminata, solo che eri tu a tenere gli occhi chiusi.
Il dominio del contesto funziona così.
È lo spazio da cui parti, non la somma di cose che ti succedono.
Non è che le cose vadano bene e allora tu stai bene.
Non è che le cose vadano male e allora tu stai male.
Non è “circostanze → emozioni”.
È dove ti metti a guardare.
C’è un punto cieco nel modo in cui viviamo: confondiamo il menù con quello che mangiamo.
Confondiamo le descrizioni delle cose con le cose.
Confondiamo i nostri sentimenti con le circostanze.
Confondiamo quello che “succede” con quello che siamo.
E allora rincorriamo soluzioni.
Ma rincorrere è sempre un segnale: che stai cercando fuori quello che va creato dentro.
Per chiarirlo, ti faccio una domanda:
quando dici “voglio essere amato”, stai parlando di cosa?
Di sentirti dire “ti amo”?
Di qualcuno che ti guarda con occhi pieni?
Di ricevere messaggi la mattina?
No.
In realtà, vuoi saperti amabile.
Vuoi partire già dall’amore, non chiederlo.
Vale lo stesso con la ricchezza, o con il potere. O con qualsiasi altra cosa.
Vuoi creare il contesto da cui muoverti, non adattarti alle condizioni.
Il dominio del contesto è questo: non aggiusti la vita, la crei.
Non risolvi i problemi, trasformi lo spazio in cui quei problemi esistono.
Non è un trucco mentale.
Non è “pensa positivo”.
È un atto ontologico: scegliere da dove vieni, mentre entri nella giornata.
E quando lo fai, succede qualcosa di strano.
Le cose fuori cambiano.
Non perché “attiri” nuove energie.
Non perché emani vibrazioni, ma perché agisci da uno spazio più grande.
Il partner diventa diverso perché tu sei diverso.
Il lavoro diventa diverso perché tu ci entri con un’altra postura.
Il corpo risponde perché non lo torturi più per ottenere qualcosa.
La vita risponde. Perché la vita è specchio.
Alla fine, la vera trasformazione non è raggiungere.
È partire da.
Non è il viaggio per arrivare lì.
È venire da lì.
Il dominio del contesto è imparare questo: che puoi essere già nella stanza illuminata. Ma devi smettere di chiederti dov’è l’interruttore. E aprire gli occhi.
Un abbraccio,
Simone

