Per chi ha letto i libri, fatto i corsi, ripetuto le affermazioni davanti allo specchio. E ha ancora la vocina che risponde: "non è vero".
FIDUCIA
La fiducia non si costruisce credendoci.
È un processo che avviene nel corpo: lì si è persa, e da lì si recupera
Un corso sul punto esatto in cui il "pensare troppo" si ferma, e su quello da cui si ricomincia.
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Riconosci almeno una di queste situazioni?
La mail delle 21:47 che ti cambia l'umore fino a mezzanotte.
La domenica sera: la famiglia guarda un film, e verso le sei sale quella morsa puntuale come un allarme. Tu sei lì sul divano, e stai già ripassando la call di domani.
Il traguardo raggiunto, il brindisi, gli applausi. E nel parcheggio, motore spento, niente. Zero. Avevi immaginato quel momento per mesi.
Il "sì, ci penso io" detto col rancore che sale mentre lo dici.
E sotto tutto questo, da anni, l'oscillazione tra due frasi che conosci a memoria: "non sono abbastanza" e "adesso glielo faccio vedere". Due posizioni diverse, la stessa fatica.
Se hai letto fino a qui, probabilmente hai anche già provato a risolverla.
Il libro di self-help sottolineato. Il corso col palco e l'energia, che è durata il viaggio di ritorno a casa.
Le affermazioni allo specchio, finché non ti sei sentito ridicolo. Magari un percorso di terapia serio, utile, vero: hai capito tutto di te, e senti uguale.
E allora hai tirato la conclusione che tirano tutte le persone intelligenti quando i metodi falliscono uno dopo l'altro: il difetto sono io. Troppo razionale. Incostante. Rotto in un punto che nessun metodo raggiunge.
Questa conclusione è sbagliata, e in Fiducia ti mostro perché: niente di quello che hai provato ha tenuto perché lavorava tutto sullo stesso piano. Il piano sbagliato.
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Funzione e Struttura
Il fatto è che hai passato vent'anni a lavorare sulla funzione. Mentre il problema abita nella struttura.
Quasi tutto quello che il mercato della crescita personale vende lavora su una cosa sola: farti fare cose.
Spingerti, motivarti, attivarti, dare la carica. Si chiama funzione, ed è la parte facile: per far muovere una persona basta metterle un leone nella stanza (è il trucco di ogni palco motivazionale che hai visto: il leone cambia nome, il meccanismo no).
Il punto è che tu ti sei sempre mosso. Non ti manca la spinta: ti avanza. Guardati il curriculum.
Quello che nessuno ti ha mai detto è che esiste un secondo piano: la struttura. Il punto da cui parti quando fai le cose.
E la stessa identica azione, fatta da due strutture diverse, produce due vite diverse: una che scorre, una che consuma.
Ecco perché le affermazioni non hanno funzionato.
Ti ripetevi "io valgo" e la vocina rispondeva "non è vero". Quella vocina non è il tuo difetto: è il tuo corpo che rifiuta la musica alzata sopra il rumore. Su questo hai sempre avuto ragione tu, anzi: lei.
E c'è un dato che rimette in fila tutto. Nel Regno Unito, la British Psychological Society ha misurato per anni il benessere di oltre mille professionisti della salute mentale: la metà dichiarava di sentirsi un fallimento. Le persone più attrezzate del pianeta sul piano della testa, quelle che gli strumenti li insegnano agli altri. Se bastasse capire, loro starebbero benissimo.
Capire non basta: la fiducia non abita lì.
La fiducia è un processo che "succede" nel corpo. È quel senso fisico di radicamento che ti fa stare poggiato a terra come una montagna, ed è il punto da cui si negozia, si decide, si dice no, si sta in una stanza con altre persone.
Si è persa nel corpo, quando hai imparato che così com'eri non andavi bene e che il supporto andava comprato con la prestazione. E nel corpo si recupera.
Il punto non è che ti manca qualcosa. È che cercavi nel piano di sopra una cosa che è finita nel piano di sotto.
Un lavoro ad occhi aperti
Niente meditazione "chiudi gli occhi e senti il tuo respiro", niente musiche newage, niente frequenze: un lavoro su mentecorpo ad occhi aperti.
Quando dico "corpo", so cosa scatta: cerchi di condivisione, mantra, un'ora di meditazione all'alba per sempre. Niente di tutto questo (hai il mio impegno formale: nessuno ti chiederà mai di abbracciare uno sconosciuto).
Il lavoro che faccio è di un altro tipo, e la differenza sta in tre punti:
Ad occhi aperti. Non ti porto in trance e non ti chiedo di svuotare la mente: resti presente, nel mondo, lucido. È un lavoro di percezione, non di rilassamento. Per questo funziona anche con le persone razionali, anzi: soprattutto con loro, perché non c'è niente da credere. C'è solo un esperimento da fare e un risultato da sentire.
Fisico, non simbolico. Un esempio che nella lezione facciamo per davvero: siediti su una superficie che ritieni instabile e il corpo stringe cosce e perineo senza chiederti il permesso, perché non si fida dell'appoggio. Dagli un appoggio vero e molla da solo. La fiducia funziona identica: è la capacità del corpo di appoggiarsi, e si allena come si allena un appoggio. Cinque minuti, e la differenza la senti nel corpo la prima volta che la fai: le spalle che scendono, il respiro che va giù senza che tu lo porti.
Sulla struttura, non sulla motivazione. Non esci carico: esci appoggiato. La carica dura il viaggio di ritorno, l'hai già verificato a tue spese. L'appoggio resta, perché non dipende da uno stato ma da una posizione, e le posizioni si imparano.
Gli altri approcci che hai provato non erano stupidi: lavoravano sul piano che conoscevano. La testa per capire (utile, ma il soffitto l'hai toccato), il palco per attivarti (il leone, appunto), le app per rilassarti (e infatti ti rilassavi: non era rilassamento il problema). Questo lavora sull'unico terreno che non hai ancora bruciato. Guarda caso, è anche l'unico in cui il tuo scetticismo non è un ostacolo: è uno strumento di misura.
E la cosa strana dell'appoggio è questa: una volta che lo senti, non riesci più a non accorgerti di quando non ce l'hai.
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Mi chiamo Simone Pacchiele e faccio questo lavoro da venti anni.
Ho iniziato in un altro mondo - consulenza, multinazionali, università.
Per dodici anni ho lavorato con imprenditori, atleti, dirigenti, artisti. Ho anche lavorato con gli studenti della Bocconi in momenti di decisioni importanti, ma anche con persone che avevano tenuto insieme famiglie, attraversato perdite, retto pesi che nessuno vedeva.
Con persone che ripetevano gli stessi pattern relazionali da una vita senza capire perché...
Tutte sentivano che mancava qualcosa.
Lungo la strada ho studiato con maestri che mi hanno cambiato. Non l'ho fatto per collezionare certificati, ma perché cercavo qualcosa che funzionasse davvero.
Quello che ho imparato l'ho messo insieme in qualcosa che oggi si chiama ReSonance.
Non è un metodo che ho "costruito a tavolino". È quello che è rimasto quando ho tolto il superfluo da tutto quello che ho attraversato.
Lavoro spesso con persone che hanno già provato molto.
Che hanno letto i libri, fatto i corsi, capito le cose - e sono ancora qui, con qualcosa che non si muove.
Funziona.
Non perché io sia "speciale". Perché a quel punto serve qualcosa di diverso. E questo lo è.
Sono conosciuto per la mia competenza, ho anche fondato una scuola dove insegno questo lavoro ad altri.
COSA CAMBIA
Tre cose che ti porti via, e perché funzionano.
Capisci perché niente ha tenuto, e smetti di dartene la colpa. Il sollievo di questa comprensione è difficile da sopravvalutare: vent'anni di tentativi falliti smettono di essere la prova che sei rotto e diventano la prova che lavoravi al piano sbagliato. La diagnosi assolve te e condanna il metodo. Da lì in poi, l'energia che usavi per processarti torna disponibile.
Hai una pratica che sta nella vita vera. Non un'ora all'alba: cinque minuti su una sedia, ad occhi aperti, dove sei. Il corpo impara gli appoggi per ripetizione, come ha imparato a tenersi: ogni volta che la fai, la posizione diventa più tua.
Riconosci il vero volere dal falso, in tempo utile. La catena del "così poi" è lo strumento più semplice della lezione e quello che taglia di più: applicata a un obiettivo che insegui da anni, ti dice in dieci minuti se in fondo c'è una cosa che vuoi o un buco che tappi. Sapere la differenza, prima di firmare il prossimo anno della tua vita, vale da solo il prezzo del biglietto.
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ECCO IL RACCONTO DI ALCUNE ESPERIENZE ReSonance
"Lui è uno dei pochi professionisti che consiglierei vivamente. Simone è un relatore coinvolgente, che combina un approccio rinfrescante senza fronzoli con una tecnica molto elegante che ha perfezionato nel corso degli anni. Non viene tralasciato nulla, e i semi del cambiamento si trasformano in salti di performance che cambiano la vita."
Lorenzo Bianchi, intrelations.com
"Ecco Simone,
Il lavoro insieme mi ha permesso di palesare alcuni blocchi e sperimentare come scioglierli.
Mi ha connesso direttamente alla fonte creativa, aprendomi ad un flusso di chiarezza e spontaneità.
Grazie grazie grazie"
Joy
"A distanza di un paio di mesi noto delle differenze importanti rispetto a dove sono partito: le decisioni quotidiane sono diventate quasi ovvie, il mio livello di performance è aumentato notevolmente ed ho recuperato un senso di calma e bilanciamento che da tempo avevo dimenticato. Ora guardo al futuro con fiducia, vedendo possibilità che prima - anche se c'erano - non vedevo."
Luca Morandini, imprenditore
"È la differenza che passa da tamponare qualcosa che non funziona, come accade con la motivazione e invece andare a sostituire il pezzo. È la differenza tra riparare una perdita idrica con lo scotch e rifare l'impianto. I corsi di coaching normalmente ti insegnano delle tecniche invece noi ABBIAMO ASSIMILATO ESPERIENZE. Cosa vuol dire? Vuol dire andare a cambiare la struttura profonda di noi stessi."
Giulia Camosi
"È uno strumento potente e preciso per portare le persone a riappropriarsi delle proprie capacità ed essere se stessi in modo permanente. Dire che genera risultati ottimali è decisamente riduttivo! Se cerchi una vera trasformazione e non solo un cambiamento o una crescita personale, questo è il percorso che fa per te."
Elena Sanjust di Teulada, Imprenditrice
"Il ReSet è capace di entrare in profondità nelle situazioni, ed è capace non solo di fornire alle persone un punto di vista nuovo, ma di PORTARLE a vedere le cose da questa nuova prospettiva. In questo ha una sensibilità straordinaria."
Marta Maggese
"Il metodo di Simone Pacchiele mi ha consentito di andare oltre i miei limiti. Non focalizzandosi sul prodotto o la tipologia di clientela non standardizza la posizione in cui si trova l'interlocutore e in secondo luogo concentra l'attenzione su 'chi sei' non solo non snaturando te stesso ma addirittura avvalorando più possibile appunto 'il chi sei'."
Sara De Marco, Senior Account Manager, Bureau van Dijk
"Questa è la malta di tutti i mattoni di cui è composto il nostro sapere. Strepitoso."
Giovanna Folisi
"Ti mostra come funzioni e come vuoi essere nel mondo. Ti mostra il tuo 'essere autentico'. È un corso che consiglio a tutte le persone che vogliono migliorare le proprie performance."
Laura Caravello, Store Manager
"Ho realizzato di sapere molto bene cosa volessi… Anzi, di averlo sempre saputo! Prima avevo paura delle onde… Ora le aspetto per cavalcarle!"
Maria Pia Abate, Violinista
"Quello che porto via con me è un regalo ancora più grande: ho potuto sperimentare su me stessa, per una questione irrisolta che mi logorava da parecchio tempo, quanto possa essere incredibilmente potente ed efficace affrontare anche le situazioni più impegnative utilizzando questa metodologia."
Marcolina Sguotti, bestcoaching.it
"Io credo che tu fai un lavoro magico.. Ti ho visto all'opera... e quella è realmente magia... molto più sottile, elegante ed essenziale di qualsiasi cosa ho potuto vedere... e ho visto Robbins, Bandler... Lavalle... Fitzpatrick... professionisti del settore..."
Mauro Ventola
"Alla fine della giornata di corso Introduzione al ReSonance mi sono sentita pervasa da una strana adrenalina che tutt'ora perdura. E' come se mi sentissi più frizzante e viva nel qui e ora, in connessione con un mondo di possibilità, aperto, presente e tangibile con la sensazione di poter essere pienamente me stessa nel bagliore delle mie potenzialità"
Valentina Ianna - Architetto
DOMANDE
È il solito corso che "compro e non apro"?
Con i corsi ReSonance di solito non succede. E 57 minuti totali si guardano in due pause pranzo. Non c'è area membri con quaranta moduli che ti assillano. Una lezione video e un manuale.
30 euro adesso, e poi il percorso da migliaia di euro?
Ti rispondo dritto: sì, esistono i miei percorsi più profondi, e no, questa lezione non è un trailer. È intera e si basta: se ti fermi qui, hai in mano la comprensione e una pratica che funziona. Se poi vorrai andare oltre, sarai tu a chiederlo, e ti dirò anche cosa NON comprare. Non faccio telefonate a sorpresa e non ti metto fretta: chi lavora sulla fiducia non può permettersi di venderti nell'ansia.
Sono troppo razionale per "la roba del corpo".
Sei la persona per cui è fatta. Non c'è niente da credere e niente da visualizzare: c'è un esperimento fisico con un risultato che senti o non senti. Il tuo scetticismo qui non è un ostacolo: è lo strumento di misura.
Ho già fatto anni di terapia. Cosa vuoi dirmi di nuovo?
La terapia lavora sulla comprensione, e se l'hai fatta seriamente quel lavoro ti resta. Questa lezione lavora sul pezzo che di solito rimane fuori dalla stanza: il corpo, la struttura, l'appoggio. Sono piani diversi, non concorrenti. "Ho capito tutto e sento uguale" è esattamente il punto in cui questa lezione comincia.
È una meditazione?
No. Occhi aperti, mente accesa, nessun mantra, nessuna frequenza speciale, nessuna app con la serie di giorni consecutivi da difendere. Un lavoro di percezione, con il corpo, dentro la vita normale.
E se poi "mi apro" e mi smonto? Io tra tre settimane devo funzionare.
Il lavoro di questa lezione è di appoggio, non di scavo: costruisce terreno sotto i piedi, non apre cantieri emotivi. Nessuna catarsi richiesta, nessun cuscino a cui urlare. Se e quando vorrai andare più in profondità, quello è un altro lavoro, con altri tempi, e si fa accompagnati.
Come lo ricevo?
Subito dopo il pagamento: accesso immediato a video e manuale, tuoi per sempre, riascoltabili quante volte vuoi.
Video e Manuale
La fiducia non si costruisce credendoci: si costruisce dando al corpo un appoggio vero, un pezzo alla volta.