DARE FORMA
Per chi è stanco di "manifestare" cose che non arrivano mai
II sistema in 12 dimensioni che ti mostra esattamente dove sei bloccato, dove c'è energia, e come smettere di girare a vuoto nella tua vita.
Un percorso che non ti chiede di "alzare le vibrazioni" o "credere nell'universo" — ti chiede di guardare. E poi di muoverti.
PRESENZA, La prima dimensione del Campo
Sabato 21 e domenica 22 febbraio dalle 9:30 alle 12
In diretta, registrazioni e trascrizioni integrali incluse
Quella sera Marco ha guardato sua figlia negli occhi per la prima volta in 6 mesi.
Non stava più usando il tono che suo padre usava con lui.
Non stava più trattenendo la rabbia che poi esplodeva con sua moglie.
Stava semplicemente lì, presente. E sua figlia l'ha sentito.
La settimana scorsa, Claudia ha sentito suo marito dirle quello che le dice da tre anni: "Non ci sei. Sei qui fisicamente, ma non ci sei."
E questa volta, invece di difendersi, ha sentito che aveva ragione.
Erano a cena. Lui le parlava. La bocca di lui si muoveva. Ma lei era già altrove — nella riunione del giorno dopo, nella chiamata che doveva fare, nella lista delle cose da sistemare.
Stava guardando suo marito. Ma non lo stava vedendo.
Giovedì scorso Luca è uscito dalla riunione più importante dell'anno e non ricorda una sola parola di quello che ha detto.
Ha parlato per 20 minuti. Hanno annuito. Hanno preso appunti.
Ma lui non c'era. Stava recitando un copione. Le parole uscivano, ma lui era da un'altra parte.
Dopo, il suo capo gli ha detto: "Ottima presentazione."
E Luca ha pensato: "Se solo sapessi che non c'ero nemmeno io."
Sabato sera Sara è uscita con le sue amiche. Hanno riso. Hanno brindato. Hanno raccontato storie.
Tre ore dopo, tornando a casa in macchina, Sara si è resa conto che non ricordava niente.
C'era stata. Aveva sorriso. Aveva risposto.
Ma non aveva sentito niente.
Come guardare un film con il volume spento.
Domenica pomeriggio, Matteo si ritrova da solo in casa per la prima volta in settimane.
Moglie e figli fuori. Nessun impegno. Nessuna urgenza.
Silenzio.
Dopo 3 minuti prende il telefono.
Dopo 5 minuti è già in macchina, direzione ufficio. "Devo finire quella cosa."
La cosa era finita da giovedì.
Quello che non può finire è stare da solo con se stesso. Senza niente da fare. Senza nessuno a cui rispondere.
Perché quando si ferma, c'è troppo rumore.
Riconosci anche solo uno di questi momenti?
Quella sensazione di essere altrove. Di recitare la tua vita invece di viverla. Di guardare senza vedere. Di parlare senza esserci.
Di scrollare il telefono per la ventesima volta in un'ora perché fermarti fa troppa paura.
Di dire "sto bene" mentre dentro c'è quel vuoto che non sai nemmeno nominare.
Di essere circondato da persone e sentirti completamente solo.
Te lo dico perché conosco molte persone che hanno fatto "tutto il giro".
Hanno letto i libri. Hanno fatto i workshop. Hanno meditato, visualizzato, tenuto un diario.
Alcune cose hanno funzionato. Per un po'. Poi sono tornate esattamente dove erano prima.
Con quella stessa sensazione. Quella sensazione che c'è qualcosa che vuole uscire — qualcosa che conosce la via ma resta bloccato lì.
E ogni volta che riprovi (un nuovo libro, un nuovo metodo, un nuovo insegnante) la sensazione si rafforza.
Perché adesso non è solo "c'è qualcosa che non emerge".
Adesso è: "Ho provato tutto quello che dovevo provare, e ancora non emerge. Forse il problema sono io."
IL PROBLEMA
Ti manca sapere DOVE sei bloccato. E perché.
Lascia che ti faccia vedere com'è per Elena.
Elena, 38 anni, ha fatto tre anni di terapia. Ha sciolto il trauma con la madre. Ha capito perché sceglie sempre uomini emotivamente indisponibili.
Perfetto.
Poi torna a casa.
E la sera, quando si mette a letto, sente quella voce dentro che dice: "Tanto non ti basterà mai. Tanto sei troppo."
Il giorno dopo, il suo nuovo compagno le chiede "come stai?"
Lei sorride. "Bene."
Mentre dice "bene", sente quel nodo allo stomaco salire. Quello che conosce benissimo. Quello che pensava di aver sciolto in terapia.
Stessa dinamica. Posto diverso.
Ecco il problema.
Ha lavorato sulla relazione con la madre. Perfetto.
Ma non ha mai guardato come parla a se stessa quando è sola.
Non ha mai lavorato su cosa succede al suo corpo quando qualcuno si avvicina troppo.
Non ha mai chiesto alle persone intorno: "Cosa vedi quando mi guardi?"
È come riparare la cucina mentre il bagno allaga.
Non è che hai lavorato male sulla cucina.
È che la tua vita non è una stanza. È una casa con 12 stanze.
E se non le guardi tutte — se non vedi dove sei bloccato, dove sei libero, dove c'è energia e dove c'è vuoto — continuerai a riparare una stanza mentre l'acqua entra da tutte le altre.
Le 12 Dimensioni
Marco, 45 anni, dirigente. Sabato pomeriggio, moglie e figlia fuori per shopping. Resta da solo in casa per la prima volta in settimane.
Si siede sul divano. Prende il telefono. Lo posa. Si alza. Va in cucina. Apre il frigo. Lo chiude. Torna in salotto. Accende la TV. La spegne dopo 30 secondi.
Sente un'agitazione nel petto. Come un motore che non si spegne.
Dopo 20 minuti è già in macchina, direzione ufficio. "Devo finire quella presentazione."
La presentazione è finita da giovedì.
PRESENZA.
15 anni a riempire ogni momento di vuoto. Telefono, email, emergenze, televisione, commissioni.
Perché quando si ferma, il vuoto fa troppo rumore.
Elena, 38 anni. Ogni volta che apre il conto in banca sente quella stretta allo stomaco.
Anche quando i numeri sono positivi.
Anche quando ha messo da parte 10.000€.
Perché nella sua testa c'è sempre quella voce: "Non basterà mai. Potrebbe finire tutto domani."
La mattina si sveglia e la prima cosa che fa è controllare le email. Per paura che sia arrivato "quel messaggio" — il cliente che se ne va, il progetto che salta, la cosa che fa crollare tutto.
Ha un fidanzato che le dice "ti amo" ogni sera da 3 anni.
Ma lei non riesce a rilassarsi.
Perché nella sua testa, prima o poi se ne andrà.
SOSTANZA.
Elena vive come se il pavimento sotto di lei potesse aprirsi da un momento all'altro.
Soldi in banca? Non bastano mai.
Relazione stabile? Finirà.
Lavoro che va bene? Potrebbe crollare domani.
Senza un centro su cui appoggiarti, vivi in costante ansia. Anche quando va tutto bene.
Perché non è quello che succede fuori che ti spaventa.
È che dentro non c'è niente che regge quando il mondo vacilla.
Luca, 41 anni, coach. Nel questionario ha scritto: "Non riesco a far decollare la mia attività."
In chiamata gli chiedo: "Raccontami del tuo ultimo cliente."
"Beh, è andata bene. Cioè, lui era contento. Però non so se davvero l'ho aiutato. Forse avrei dovuto fare di più. E comunque non mi ha ancora lasciato la recensione, quindi magari in realtà non era così soddisfatto..."
Gli faccio notare: "Hai appena trasformato un successo in una prova che non sei abbastanza."
Silenzio. 10 secondi.
PAROLA.
Ogni giorno Luca racconta la stessa storia: "Non è abbastanza. Avrei dovuto fare di più. Probabilmente non funzionerà."
Ogni giorno quella storia si avvera.
Perché le narrazioni che usi per spiegare la tua vita diventano la tua vita.
Sara, 41 anni, ogni volta che suo marito alza la voce sente la gola chiudersi.
Il battito accelera. Le mani diventano fredde. Le gambe vogliono scappare.
Non è suo marito che sta vedendo in quel momento.
È suo padre.
Suo padre che urlava a tavola. Suo padre che sbatteva le porte. Suo padre che diceva "stai zitta" quando lei provava a spiegare.
Suo marito non è suo padre. Lo sa razionalmente.
Ma il suo corpo non lo sa.
RADICE.
Quella bambina di 8 anni è ancora lì dentro. Con la gola chiusa e le gambe che tremano.
E finché Sara non va a guardarla — finché non separa quella bambina dall'uomo che ha sposato — ogni discussione diventa una guerra che non sta combattendo con lui.
Non si tratta di "guarire" il passato.
Si tratta di vederlo. Di riconoscerlo. E poi dirgli: "Ti vedo. Ma non sei tu che comandi più."
Chiara, 36 anni, HR manager in una multinazionale. Ottimo stipendio. Ufficio con vista. Benefit.
Ogni domenica sera sente quella pietra sullo stomaco.
Ogni lunedì mattina impiega 10 minuti prima di riuscire ad alzarsi dal letto.
"Ma cosa mi lamento? Ho un lavoro che in tanti vorrebbero."
Eppure.
Eppure c'è qualcosa dentro che continua a bussare. Qualcosa che vuole uscire.
Non sa cosa. Ma lo sente.
È quella sensazione quando vede qualcuno che parla di crescita personale, di accompagnare le persone, di trasformazione.
Il corpo si accende. Gli occhi si illuminano. Per 5 minuti sente: "Vorrei farlo anch'io."
Poi la voce: "Ma non puoi lasciare il fisso. E poi chi ti dice che funzionerebbe? E non hai nemmeno le certificazioni giuste."
E così la pietra torna al suo posto.
FUOCO.
Quella cosa che continua a bussare non se ne andrà.
Chiara può ignorarla. Può seppellirla sotto benefit e sicurezze e "dovresti essere grata."
Ma quella pietra allo stomaco ogni domenica sera?
È la distanza tra quello che fa e quello che vuole nascere attraverso di lei.
Puoi curare tutte le ferite del passato. Puoi capire tutti i traumi. Puoi fare anni di terapia.
Ma se non ascolti cosa sta bussando da dentro, resterai sempre con quella sensazione di "manca qualcosa."
Davide, 39 anni, libero professionista.
Lunedì mattina: 47 email non lette. 3 progetti aperti. 2 preventivi da mandare. 1 chiamata con il commercialista che ha rimandato 4 volte.
Apre il computer. Guarda la lista. Sente un peso sul petto.
"Da dove comincio?"
Passa 45 minuti su Facebook. "Mi sto solo informando."
Alle 11 è ancora in pigiama.
Alle 12 si rende conto che ha passato tutta la mattina senza concludere niente.
Alle 13 si sente una merda.
Alle 18 lavora come un pazzo per 4 ore per recuperare.
Ogni. Singolo. Giorno.
CURA.
Davide non ha un problema di motivazione.
Ha un problema di struttura.
Quando non hai un sistema per mettere ordine nel caos, vivi in reazione costante.
La giornata ti travolge. Le email ti sommergono. I progetti si accumulano.
E tu corri. Sempre. Tutto il giorno.
Ma alla sera guardi indietro e ti chiedi: "Cos'ho fatto oggi?"
Corri sempre. Ma non ti muovi mai.
Luca, 37 anni, un giorno ha chiesto ai suoi 5 amici più stretti: "Se dovessi descrivermi a uno sconosciuto, cosa diresti?"
Tutti hanno detto la stessa cosa.
"Sei quello che risolve i problemi."
Nessuno ha detto: "Sei divertente."
Nessuno ha detto: "Sei profondo."
Nessuno ha detto: "Sei vulnerabile."
Luca ha capito in quel momento che aveva costruito un'identità di "problem-solver" perché essere vulnerabile gli faceva troppa paura.
Le persone intorno a lui non lo vedevano vulnerabile perché lui non si mostrava vulnerabile.
E così aveva costruito una gabbia. Dorata, sì. Ma gabbia.
SPECCHIO.
Le persone che hai intorno non sono casuali.
Ti mostrano quali parti di te hai sviluppato e quali hai tenuto nascoste.
Se tutti ti vedono "forte", è perché non hai mai mostrato la parte che trema.
Se tutti ti vedono "disponibile", è perché non hai mai detto "no, questo non posso farlo."
Se tutti ti chiedono di risolvere problemi, è perché non hai mai chiesto aiuto.
Lo specchio non mente.
Ti mostra esattamente chi hai scelto di essere.
Chiara, 34 anni, non riesce a dire "no" a sua sorella. Mai.
Anche quando sua sorella le chiede 500€ per la terza volta quel mese.
Anche quando sa che quei soldi non glieli restituirà mai.
"Ma è mia sorella. Come faccio a dirle di no?"
Sotto: "Se dico no, sono egoista."
Sotto ancora: "Se sono egoista, sono come mia madre."
E Chiara ha giurato a 15 anni che non sarebbe mai diventata come sua madre.
Così ha continuato a dire "sì".
Finché non è finita in rosso sul conto.
Finché la rabbia non è diventata così forte che ha smesso di rispondere al telefono quando sua sorella chiamava.
OMBRA.
Tutta l'energia che Chiara usa ogni giorno va a tenere nascosta quella parte. Quella parte "egoista". Quella parte "come sua madre".
Quando smetti di combattere contro pezzi di te stesso, quell'energia torna disponibile.
E finalmente ti muovi.
Matteo, 43 anni, ogni decisione gli pesa.
Comprare casa o restare in affitto?
Cambiare lavoro o restare ancora un anno?
Investire nei corsi o tenere i soldi da parte?
Ogni scelta sembra una porta che si chiude. Ogni scelta sembra "sbagliabile."
Perché non sa dove sta andando.
Non ha una direzione. Ha solo una lista di cose da fare.
ORIZZONTE.
Matteo ha 15 obiettivi. Zero direzione.
Gli obiettivi ti dicono: "Arriva lì."
La direzione ti dice: "Stai andando verso questo tipo di vita."
E quando non hai una direzione, ogni scelta ti paralizza.
Perché non sai quale ti avvicina a dove vuoi davvero andare.
Navighi a vista. Decidi basandoti su "cosa mi conviene ora" invece che su "dove mi porta questo tra 5 anni."
E ti ritrovi a 50 anni a chiederti: "Come sono finito qui?"
Giulia, 39 anni, lavora in banca da 15 anni.
"Cosa fai?" le chiedono alle cene.
"Lavoro in banca. Gestisco i conti aziendali."
Pausa.
"Interessante."
Nessuno fa altre domande.
Nemmeno lei, dentro di sé, trova interessante quello che fa.
Non perché sia un brutto lavoro. Ma perché quando torna a casa la sera e si chiede "cos'ho costruito oggi?", la risposta è: "Ho spostato numeri da una parte all'altra."
Nessun impatto. Nessuna impronta. Nessun senso.
OPERA.
Non si tratta di avere la "carriera dei sogni."
Si tratta di sentire che quello che fai lascia qualcosa.
40 ore a settimana. 40 anni. Spostare numeri. Rispondere email. Partecipare a riunioni.
E alla fine della giornata, quella domanda: "Ma cos'ho costruito?"
Lavorare senza significato per così tanto tempo, così a lungo, ti svuota.
Andrea, 37 anni, quando gli chiedo "dove ti vedi tra 5 anni?" risponde:
"Non lo so. Spero di stare bene."
Pausa.
"Cioè, voglio dire... magari avere una relazione stabile. E un lavoro che mi piace di più. E forse... non lo so, sentirmi più tranquillo."
Tutto al condizionale. Tutto vago. Tutto "forse."
VISIONE.
La differenza tra chi si muove e chi resta bloccato?
Chi si muove ha una visione che lo abita già. Non come "sogno". Come possibilità che sente dentro.
Andrea dice: "Spero di trovare una relazione."
Qualcun altro dice: "So già come sarà svegliarmi la mattina accanto a qualcuno che mi vede davvero."
Andrea dice: "Forse un lavoro che mi piace."
Qualcun altro dice: "Sento già cosa proverò quando dirò 'questo lo faccio io' e il petto si apre invece di chiudersi."
Non è quello che vuoi. È quello che già vive dentro di te come possibilità.
Questa è la differenza tra chi resta fermo e chi si muove.
La visione ti abita prima che tu la raggiunga.
Marta, 40 anni, ha fatto 2 anni di terapia. Ha lavorato sull'ansia. Ha capito i meccanismi. Ha fatto le meditazioni.
"Va meglio" dice. "Sto meglio."
Poi le chiedo: "Cosa non hai ancora lasciato andare?"
Silenzio.
"Il controllo" dice dopo 30 secondi. "Devo sempre sapere cosa succederà. Devo sempre avere il piano B, il piano C. Devo sempre..."
Stop.
"Lo so che dovrei lasciarlo andare. Lo so che mi fa male. Ma se lo lascio andare... poi cosa mi resta?"
SOGLIA.
L'ultima dimensione. Quella che determina se tutto il resto si trasforma o resta teoria.
Puoi vedere tutto. Puoi capire tutto. Puoi avere tutti gli strumenti del mondo.
Ma se non sei disposto a lasciar andare quello che non ti serve più — quella relazione, quel lavoro, quell'identità, quel controllo — non ti muovi.
Resti lì. A guardare la porta.
Sapendo che è aperta.
Ma senza attraversarla.
Dodici dimensioni. Dodici mesi. Una alla volta.
Alla fine non avrai solo capito dove sei bloccato.
Avrai una mappa che userai ogni volta che ti senti perso.
IL PRIMO PASSO: PRESENZA
Weekend 21-22 febbraio | Il modulo che apre tutto il resto
PRESENZA è la prima dimensione. La porta d'ingresso.
Senza questa, le altre 11 non funzionano.
Perché?
Perché se non sai stare con te stesso — se continui a scappare nel fare, nel telefono, nel lavoro, nelle emergenze — non puoi vedere dove sei bloccato nelle altre aree della tua vita.
PRESENZA è il terreno su cui tutto il resto si costruisce.
Cosa faremo nel primo modulo
Sabato mattina, 9:30
Iniziamo con una meditazione guidata dentro la dimensione PRESENZA.
Non la solita "respira e rilassati".
Una meditazione che ti porta esattamente nel punto dove scappi.
Marco, quando l'ha fatta, ha sentito per la prima volta in 20 anni quella vibrazione al petto. Quella cosa che stava lì da sempre ma che lui aveva sempre coperto con attività, email, telefonate, emergenze.
Dopo la meditazione: journaling strutturato.
Non "scrivi quello che senti."
Domande precise:
Quando è stata l'ultima volta che sei rimasto da solo senza fare niente per più di 10 minuti?
Cosa hai fatto appena hai sentito il vuoto arrivare?
Quale parte di te ha paura del silenzio?
Dove scappi quando non vuoi sentire?
Domenica mattina, seconda sessione
Andiamo nel lato oscuro di PRESENZA. Quello che hai evitato di guardare.
Per Marco era: "Se mi fermo, devo ammettere che non so chi sono quando non sto facendo qualcosa per qualcuno."
Lavoriamo con le parti interne. Le risorse somatiche per restare centrato quando la cosa si fa intensa.
La pratica quotidiana (dopo il weekend)
Ogni giorno per le 3 settimane successive: 5 minuti di PRESENZA.
Non è "meditazione". È stare seduto per 5 minuti senza telefono, senza libro, senza niente.
E osservare cosa succede.
Il primo giorno Marco è durato 47 secondi prima di prendere il telefono.
Il settimo giorno è arrivato a 4 minuti.
Il quattordicesimo giorno ha iniziato a sentire cosa c'era sotto l'agitazione.
Questo è il lavoro di PRESENZA.
Cosa ti porti via da questo modulo
Alla fine del modulo PRESENZA, sai:
✓ Dove scappi - Riconosci esattamente il momento in cui stai fuggendo da te stesso
✓ Cosa c'è sotto - Senti quella vibrazione al petto che hai coperto per anni
✓ Come tornare - Hai uno strumento concreto per fermarti quando ti accorgi che stai scappando
✓ Chi sei nel silenzio - Inizi a stare con te stesso senza doverti riempire di cose da fare
PRESENZA non risolve tutto.
Ma apre la porta con un passo necessario.
COSA CAMBIA DOPO PRESENZA
Non ti prometto che risolverai tutto in un weekend.
Ti prometto che quando quella agitazione al petto arriva, la riconoscerai. Per la prima volta in anni, saprai: "Sto scappando di nuovo."
Ti prometto che quando prenderai il telefono per la decima volta in 5 minuti, ti fermerai. E ti chiederai: "Da cosa sto scappando adesso?"
Ti prometto che quando tua figlia ti chiude la porta in faccia, invece di reagire automaticamente, sentirai quello spazio. Quel momento tra lo stimolo e la risposta. Quel momento dove puoi scegliere.
Dopo PRESENZA sai:
✓ Dove scappi - Riconosci il pattern nel momento in cui accade
✓ Quando scappi - Vedi il trigger prima che ti travolga
✓ Come fermarti - Hai uno strumento per restare invece di fuggire
✓ Cosa c'è sotto - Senti quella vibrazione al petto che hai coperto per anni
E questo è solo il primo passo.
Perché quando sai dove scappi (PRESENZA), puoi iniziare a guardare le altre stanze: cosa ti regge quando tutto vacilla (SOSTANZA), che storie ti racconti (PAROLA), cosa ti porti dietro dal passato (RADICE).
Una dimensione alla volta.
Ma inizia da qui.
L'INVESTIMENTO
INIZIA CON PRESENZA
Il primo passo della mappa
Weekend 21-22 febbraio 2026
Sabato e domenica, 9:30-12:00
Live online
€98 per il modulo
Cosa include
✓ 2 sessioni live (2.5 ore ciascuna)
✓ Meditazione guidata nella dimensione PRESENZA
✓ Journaling strutturato con domande precise
✓ Pratica somatica quotidiana (5 minuti/giorno per 3 settimane)
✓ Registrazioni permanenti di entrambe le sessioni
✓ Trascrizioni complete per tornare quando vuoi
✓ Accesso al gruppo privato per condivisione e supporto
Dopo PRESENZA, deciderai
PRESENZA è il primo modulo di un percorso completo in 12 dimensioni.
Ma non devi decidere adesso se fare tutte le 12.
Fai PRESENZA.
Vedi cosa succede. Senti la differenza.
Poi deciderai se continuare con SOSTANZA (marzo), PAROLA (aprile), e le altre 9 dimensioni.
Una cosa alla volta.
Inizia da qui.
Perché iniziare con PRESENZA
Elena mi ha scritto dopo il primo modulo:
"Simone, non ci credo. Sabato, dopo la meditazione, sono tornata a casa. Mi sono seduta sul divano. E ho sentito quel nodo allo stomaco arrivare. Quella cosa che di solito copro guardando il telefono, accendendo la TV, chiamando un'amica.
Ma questa volta non ho fatto niente. Sono rimasta lì. Ho respirato.
E sotto il nodo c'era qualcosa. Una voce. Piccola. Che diceva: 'Non sono abbastanza.'
È la prima volta in 15 anni che la sento. Perché di solito scappo prima."
Questo è PRESENZA.
Non risolve il nodo. Ma ti fa vedere che c'è.
E quando lo vedi, puoi lavorarci.
Chi dovrebbe fare PRESENZA
Fai questo modulo se:
✓ Ti riconosci in Marco (quella agitazione quando sei da solo)
✓ Ti riconosci in Elena (quel nodo che copri con attività)
✓ Senti di scappare sempre, ma non sai da cosa
✓ Vuoi capire cosa c'è sotto prima di lavorare sul resto
✓ Hai fatto terapia/corsi ma senti che manca un pezzo
✓ Vuoi vedere come lavoro prima di impegnarti per più tempo
Non fare questo modulo se:
✗ Pensi di poter "capire" senza fare le pratiche
✗ Cerchi tecniche da aggiungere a quello che già fai
✗ Non hai 5 minuti al giorno per la pratica quotidiana
✗ Vuoi risultati immediati senza fare il lavoro
Dopo PRESENZA, cosa succede?
Dopo che finisci PRESENZA, ti darò informazioni sulle prossime 11 dimensioni.
Potrai scegliere se continuare mese per mese, o se fare più dimensioni insieme.
Nessuna pressione. Nessun obbligo.
Ma la maggior parte delle persone che fanno PRESENZA continuano.
Perché quando senti quella differenza — quando riconosci per la prima volta dove scappavi — vuoi andare più a fondo.
Quanto costa davvero NON fare PRESENZA
€98 può sembrare poco.
O può sembrare tanto.
Dipende da come lo guardi.
Ma chiediti: quanto ti costa ogni giorno non sapere dove scappi?
Quanto ti costa quella sensazione al petto che copri con il telefono, con il lavoro, con le emergenze?
Quanto ti costa non sapere chi sei quando nessuno ti guarda?
Quel costo non finisce.
Continua. Ogni giorno.
€98 ti dà:
Un weekend in cui guardi dove scappi
Tre settimane di pratica per imparare a restare
Uno strumento che userai per sempre
Tu decidi se vale.
Posti limitati
Massimo 12 persone per questo modulo.
Perché il lavoro su PRESENZA richiede attenzione. Spazio. Tempo per ognuno.
Non posso seguire 50 persone contemporaneamente quando si lavora a questa profondità.
[INIZIA CON PRESENZA - €98]
Weekend 21-22 febbraio
Sabato e domenica, 9:30-12:00
Domande Che Probabilmente Ti Stai Facendo
"PRESENZA è tutto il percorso o solo il primo passo?"
PRESENZA è il primo modulo di un percorso in 12 dimensioni.
Dopo PRESENZA, se senti che ha funzionato, puoi continuare con le altre 11 dimensioni.
Ma puoi anche fermarti qui e tenerti quello che hai imparato.
La scelta è tua.
"Come faccio a sapere se PRESENZA fa per me?"
Ti riconosci in Marco? In quella agitazione quando sei da solo. In quella fuga costante nel fare.
Ti riconosci in Elena? In quel nodo allo stomaco che copri con attività.
Se ti riconosci anche in uno solo di questi esempi, PRESENZA fa per te.
Non perché ho la garanzia che funzionerà.
Ma perché hai sentito quella sensazione quando li hai letti.
Quella sensazione di "cazzo, sono io."
Hai sentito quella sensazione leggendo Marco ed Elena.
Quella sensazione di "cazzo, sono io."
Quella è la risposta.
"Cosa succede se non posso partecipare live?"
Avrai le registrazioni complete di entrambe le sessioni.
Ma ti consiglio fortemente di partecipare live se puoi.
Perché il lavoro su PRESENZA richiede presenza. Literalmente.
Guardare una registrazione dopo non ha lo stesso effetto di essere lì, nel momento, con il gruppo.
"E se dopo PRESENZA voglio fare tutte le altre dimensioni?"
Dopo PRESENZA ti darò tutte le informazioni sulle prossime 11 dimensioni e su come continuare.
"Devo credere in qualcosa di particolare?"
No.
PRESENZA non è spirituale. Non è energetico. Non è esoterico.
È osservazione. È corpo. È pratica.
Se sei ateo, funziona.
Se sei credente, funziona.
Se sei agnostico, funziona.
Perché non stiamo lavorando sulle tue credenze.
Stiamo lavorando su cosa succede nel tuo corpo quando resti da solo 5 minuti senza telefono.
Questo esiste indipendentemente da cosa credi sull'universo.
PARTECIPA A PRESENZA
Sabato 21 e domenica 22 febbraio.
PRESENZA. Il primo passo.
Quanto altro tempo vuoi passare a scappare da te stesso?
Il momento giusto è quando dici: "Basta. Mi fermo. Guardo."
Quel momento è adesso.
[INIZIA CON PRESENZA - €98]
Posti limitati: 12 persone
Weekend 21-22 febbraio, 9:30-12:00