I ‘corsi di motivazione’ danno dipendenza

 

Brevissima nota introduttiva all’articolo, che ho scritto il 16 aprile 2017: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 sono docente in Università Bocconi sui temi della performance e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.

 

Da almeno 4 anni quando insegno come si fa a generare migliori performance nei corsi di Coaching ReSonance, dico  che la formazione motivazionale non serve a molto se il tuo obiettivo è quello di migliorare SUL SERIO i risultati che ottieni e non semplicemente quello di ‘alzarti dal divano’ e iniziare a fare una cosa a caso…

Certo agire è importante, e se in questo momento non stai agendo in nessun modo ma stai fermo ad aspettare che qualcosa cambi nella tua vita… allora è già un primo passo avere qualcuno che ti motiva e ti spinge ad agire a compiere una prima azione…

Ma si può fare molto meglio.

Noto spesso come le persone vadano ad un corso di motivazione sperando di cambiare la propria vita e di trovare la motivazione per cambiare qualcosa che in questo momento non sta funzionando.

E’ importante rendersi conto che un miglioramento della performance e risultati migliori sono un processo, non una singolo evento in cui passi due giorni in un’aula con 1000 persone in cui provare emozioni forti (e magari emozionarsi rievocando il passato.)

Molte persone frequentano un corso motivazionale… alzano il loro livello di energia, ballano saltano e cantano… accedono per due giorni a questa sensazione di ‘potenza’ e di possibilità… e tutto questo gli sembra la cosa più bella del mondo.

Poi tornano a casa e non riescono a tradurre quella sensazione creata in maniera artificiale dal trainer… in qualcosa che permetta loro di ottenere più risultati concreti.

Il mondo che hanno lasciato a casa prima di partecipare al corso è rimasto lo stesso, e loro non hanno molto altro, oltre alla motivazione, una volta tornati alla vita di tutti i giorni.

Soprattutto non sanno come TRASFERIRE quel modo potente in cui si sentivano fino a poco prima in azioni che lo portino da dove sono in quel momento a dove vogliono arrivare.

 

C’è un motivo neurologico per cui questo avviene e te lo spiego nel libro ‘Le 3 regole della performancce’ che puoi ricevere gratuitamente cliccando qui.

 

Ma La cosa davvero interessante è che ci sono studi scientifici che dimostrano come i ‘rituali di motivazione’ come quelli che si fanno nei corsi motivazionali – la camminata sui carboni ardenti, lanciarsi da un palo, ma anche balli, salti e canti portati avanti per ore in un certo modo e in un certo contesto – stimolano la produzione di sostanze endogene nel corpo umano.

Ormoni. Neurotrasmettitori.

Ballare, saltare, cantare insieme allo stress (che genera cortisolo) di rievocare vividamente problemi del passato…

Bere poca acqua…

Dormire poco ed essere privati del sonno…

Non essere esposti alla luce naturale…

Porsi degli obiettivi motivanti (spesso irreali in quel momento)…

sono tutti elementi che possono aumentare di parecchio il rilascio nel corpo di dopamina.

Una vera e propria droga.

Se hai mai partecipato ad eventi formativi in cui le persone passano 14 ore dentro una sala di albergo senza contatti esterni, senza luce naturale del sole, in cui si è scoraggiati fortemente dall’andare in stanza a riposare, e dove la musica è bella alta e ci si ‘scatena’ e ci si pongono obiettivi potenti…

beh, è molto probabilmente che in quel momento la tua dopamina sia ‘manipolata’ dall’esterno.

*** Ed è esattamente lo stesso processo neurochimico della dipendenza da sostanze ***

Ed è per questo che tantissime persone che frequentano i corsi motivazionali poi tornano a frequentare i corsi e tornano e tornano e tornano ancora… pur accorgendosi di non ottenere risultati e di non poterli ottenere con quel metodo.

 

Non è che non si accorgono che non sta cambiando niente di effettivo nella loro vita, è che non riescono ad uscirne. E’ una vera e propria dipendenza.

 

Nel sistema di Coaching ReSonance invece lavoriamo dalla prospettiva totalmente opposta.

L’idea di partenza del sistema, nella sua forma più semplice, è che quando non ci sono insegnamenti o condizionamenti che ci portano in direzioni diverse, ognuno di noi inizia la propria vita in uno stato di ‘performance naturale’.

Il tipo di educazione e di stimoli a cui siamo sottoposti negli anni, il tipo di condizionamento che riceviamo ci porta a rinunciare a questo stato di ‘perfezione’ ed a spostare al di fuori di noi il centro in cui troviamo il nostro piacere ed il senso di chi siamo e di quello che facciamo.

Quasi tutte le tecnologie di cambiamento disponibili oggi, tutti i modelli organizzativi, di miglioramento professionale, di crescita e sviluppo hanno come punto di partenza sempre lo stesso: il ‘problema’ e gli ‘obiettivi da raggiungere per risolvere quel problema’.

Il ReSonance è piuttosto un processo per portare le persone ‘dove il problema non esiste’. L’intenzione è quella di far emergere per la persona una posizione di ‘attivazione’ che lasci emergere la rappresentazione iconica… il modello originale di come è la persona quando è semplicemente perfetta.

In questa posizione il problema non è presente, e non può esistere come problema.

Questo non è uno stato mentale, e non è uno stato semplicemente fisico. E’ qualcosa di simultaneo, in cui la persona non percepisce più la separazione tra mente e corpo. Quando questo stato è presente tutti i dati presenti e gli stimoli che la persona riceve sono visti ed integrati nel sistema della persona come possibilità. Non costituiscono più dei vincoli, o delle costrizioni ma vengono sperimentati in relazione a ciò che è possibile.

Leggi il sito e fatti un’idea di cosa può fare per te il ReSonance.

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E poi dai un’occhiata ai corsi ReSonance.

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Simone Pacchiele

 

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