Pre-trans fallacy

Mi piace molto il concetto di ‘pre-trans fallacy’.

E’ quando pensiamo di essere passati al livello successivo e invece siamo tornati indietro.

E’ quando, per esempio, scambi il pensiero magico che c’è dietro al reiki o alle pratiche energetiche di guarigione con la realizzazione spirituale.

E’ quando critichi qualcuno e nel cercare di differenziarti amplifichi di 10 volte l’errore che tu pensi stesse facendo

L’evoluzione di una persona passa attraverso una specie di spirale… ciò che capiamo adesso lo riprendiamo ad un livello più profondo al prossimo giro…

Questo per dirvi: se pensate di aver capito tutto al prossimo passaggio vi guarderete indietro e capirete che non avevate capito davvero tutto…

L’importante è sforzarsi di comprendere e di entrare in relazione con la complessità in cui viviamo, generando performance e risultati sempre migliori.

Un abbraccio,

Simone

 

 

Il registro dei Coach ReSonance

Sono davvero felice ogni volta che qualcuna delle persone che ha frequentato il Corso Intensivo e ha preso il diploma ReSonance riceve una chiamata da chi è in cerca di Coaching di qualità.

Il registro che ho creato sul sito ‘ufficiale’ del ReSonance sta iniziando a funzionare.

Crea visibilità e possibilità di contatto con persone che cercano un Coaching ‘non fuffa’, e improntato a metriche oggettive e risultati misurabili.

E da quello che so questa è l’unica scuola di Coaching in Italia per cui una cosa del genere accade.

Quindi… si continua così, nella direzione giusta.

E se vuoi iniziare a capire come funziona il ReSonance ti aspetto all’Experience del 4 e 5 maggio.

Leggi tutto qui:
https://www.simonepacchiele.com/resonance-experience/

Diventa il Bruce Lee della performance

Brevissima nota introduttiva all’articolo, che ho scritto il 27 febbraio 2019: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 tengo corsi in Università Bocconi sui temi della performance, del Coaching e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.

Quando ero un ragazzino di 12 anni ero molto affascinato da Bruce Lee… vedevo i film e tutto il resto.

Al punto da farmi comprare da mia madre il libro ‘Jeet Kune Do’ che aveva scritto a proposito del sistema di combattimento aveva creato.

Ovviamente allora non ci capivo niente.

Però mi rendo conto che molte delle cose che ho fatto molti anni dopo, in contesti completamente diversi, sono state improntate su quel modo di pensare e di lavorare.

Innanzitutto mi sono portato dietro la voglia di approfondire come si leggono il mondo e le situazioni.

La realtà è complessa, le situazioni sono complesse. Insegnare una tecnica (come fa la PNL e molte scuole di Coaching) è semplice. Insegnare un atteggiamento è difficile.

L’ovvio è elusivo. Lo abbiamo davanti agli occhi e non lo vediamo.

✅✅ La seconda idea che ho preso dalla lettura maniacale di quel libro quando ero ragazzino è quella di semplicità e di informalità.

Proprio perché a fare la differenza è la comprensione della differenza che c’è tra chi sei e quello che fai, ho capito anche che non è questione di stile e di contenuti – e anzi che se vuoi essere efficace lo stile e i contenuti si adattano allo scopo del momento.

Nel lavoro del ReSonance, nella Scuola di Coaching e in tutto il mio lavoro… una delle questioni centrali è quella di maturazione.

La maturazione è la capacità di integrare te stesso in CHI SEI.

E una forma specifica, l’adesione a regole strette e a stilemi immutabili è a volte una limitazione all’espansione dell’essere e al fiorire di capacità.

Ma ci vuole tempo.

✅✅✅ L’ultima idea al centro del ReSonance è quella di coerenza.

Quando mi sono avvicinato al mondo della formazione orientata al miglioramento mi sono reso conto che il termine miglioramento veniva spesso usato in modo vago.

Miglioramento di cosa? Dello stato fisico? Delle emozioni? Del conto in banca?

Nel ReSonance l’attenzione è stata sempre sul miglioramento dei risultati.

E questo porta alla necessità di creare delle metriche oggettive per misurarli questi risultati.

Ho visto trainer americani (con cui ho studiato, per carità, ma dovevo passarci) di 150 chili parlare di performance e di ’embodied cognition’.

Mogli di guru della formazione (sempre americani) tenere corsi insieme al marito e insegnare a lavorare con le ‘energie invisibili’ (sic) e non riuscire a fare UN SOLO piano di scale a piedi.

✅✅✅ Ecco…

– leggere la realtà
– atteggiamento vs tecniche
– corerenza

sono le tre idee alla base del lavoro di Coaching che facciamo qui dentro.

E sono idee che se maturate dentro te possono aiutarti ad ottenere davvero tanto.

✅✅✅✅ Se vuoi sperimentare questo lavoro ti invito a partecipare al ReSonance Experience che terrò il 4 e 5 maggio a Verona.

➡ Leggi tutte le informazioni qui:
https://www.simonepacchiele.com/resonance-experience/

A presto!

Simone

Smettila di confrontarti con gli altri

Brevissima nota introduttiva all’articolo, che ho scritto il 5 febbraio 2019: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 tengo corsi in Università Bocconi sui temi della performance, del Coaching e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.

Oggi è possibile conoscere tutto di tutti.

Quanto guadagna il nostro vicino di casa.

O l’allenatore della squadra di calcio che tifiamo.

O il manager di questa o quella società.

Conosciamo i numeri di tutti.
Sappiamo chi vince e chi perde.

E lo sappiamo a livello GLOBALE.

Da alcuni anni ho una piccola docenza nelle materie del Coaching e del decision-making in Università Bocconi.

E’ un ambiente piuttosto competitivo, e una delle dinamiche che vedo spesso è il senso di confronto che gli studenti hanno con i loro colleghi.

E il senso, sopraggiunto appena arrivati in università, di non essere più i più bravi della classe.

E’ successo questo: finché erano nel loro liceo, magari nel paesello con 2000 persone, erano i più bravi.

Erano i migliori studenti della scuola, o del paese, e questo era un dato di fatto.

Poi arrivano in un posto dove ci sono ragazzi da tutto il mondo.
E trovano, magari, il loro coetaneo turco, o armeno, o di Bari… che genera performance scolastiche molto migliori di loro.

Non sono più i più bravi.

La gerarchia non è decisa più tra 200 individui ma tra 10.000 già selezionati tra i migliori nei loro luoghi di origine.

Il campo di battaglia è diventato molto più ampio.

Scoprono che indipendentemente da quanto sono bravi, troveranno sempre qualcuno davanti al quale non ne sanno niente.

E da lì in poi sarà sempre così.

Il collega di lavoro.
Il vicino di casa con la macchina più grande
L’ex compagno di università che guadagna più di loro
L’amico del circolo del golf con la barca più lunga

C’è una voce interna, che parla ad ognuno, a cui tutto questo non piace.
Che ti critica perché non hai fatto abbastanza.
Non sei abbastanza bravo, non hai abbastanza talento.

Ha uno scopo importante questa voce.

Senza di lei non ci sarebbero ponti che resistono ai terremoti e automobili che si guidano da sole. Persone mediocri generano prodotti mediocri, e con prodotti mediocri la società non va avanti.

Non siamo tutti uguali a fare le stesse cose, nonostante la società tenti da 40 o 50 di educarci che sia così.

Io non correrò mai i 100 metri in 11 secondi e non scoprirò mai un nuovo teorema matematico. Allo stesso tempo so di essere estremamente bravo in alcune attività che riguardano la formazione e la performance delle persone. E nel mio settore so di essere tra i più bravi.

In ogni settore c’è chi è bravo e chi non lo è.
A a chi non è bravo toccano le briciole, da un punto di vista strettamente economico. Nessuno lo conosce, nessuno lo chiama per lavorare, nessuno lo apprezza.

Per questo c’è la voce critica che ti ricorda sempre a che punto della gerarchia sei.

E’ una spinta alla tua sopravvivenza.

Ma man man che il mondo si è evoluto e hai iniziato a giocare su un campo sempre più ampio, passando dall’ambiente dove sei nato alla multinazionale americana… c’è una buona probabilità che il tuo posto nella gerarchia sia sceso.

Ok, sei il più bravo chitarrista del paesello.

Ma c’è un ragazzino dall’altra parte del mondo che se lo senti suonare ti fa venire la voglia di appendere la chitarra al chiodo.

Il nostro cervello, che si è evoluto in centinaia di migliaia di anni, non è stato progettato per misurarsi a livello globale ma per garantirti la sopravvivenza nel confronto con il vicinato.

20.000 anni fa non c’erano Internet e le multinazionali. Non occorreva essere i primi del pianeta. Ed essere primo del tuo villaggio, tutto sommato, era un obiettivo raggiungibile.

Ma oggi questa vocetta continua a ripetere “Non sei abbastanza, non sei abbastanza” ogni volta che vede dall’altra parte del mondo qualcuno un po’ migliore di te.

Il rimedio che ha trovato certa psicologia a questo problema è il pensiero positivo.

Crederci forte, e motivarti tanto.

E cancellare i dati esterni che ti danno informazioni sul fatto che non sei il più bravo del mondo a suonare la chitarra.

Le illusioni positive servono a farti stare meglio. Ma non accrescono di certo le tue capacità (ed anzi le inibiscono) e non ti permettono di evolvere.

E quindi?

Ho una soluzione per te.

Anzi, diverse soluzioni.

La prima è che la società ci ha convinto che esistono pochi ambiti in cui valga la pena avere successo.

Calciatore, velina, attore, genio della finanza, presentatore televisivo… non so. Avvocato, medico, startupper, professore universitario. Le professioni standardizzate.

Ce ne sono in realtà molti altri.

Puoi essere il miglior agente immobiliare, fisico nucleare o insegnante di scuola media. Non esistono solo 3 vie per la ricchezza e il successo e l’essere felice, ne esistono infinite. E il successo che ottieni è il mix della tua unicità e dei tuoi punti di forza, non l’espressione di un talento assoluto in una cosa sola.

In ogni momento sei diverse cose nella vita: sei un genitore, un avvocato, esprimi i tuoi talenti artistici… E valuti il successo come l’insieme dei risultati che esprimi come PERSONA.

Invece la tua voce critica che analizza la gerarchia, cosa fa? Prende in esame UNA sola caratteristica (soldi o fama) e ti misura in relazione agli altri valutando solo questo aspetto.

“Non sei abbastanza rispetto a…”

Quello che voglio dirti è che non ha senso paragonarsi agli altri.

Sei unico. E non intendo necessariamente migliore.
Ma hai i tuoi specifici problemi, i tuoi specifici atteggiamenti mentali.
I tuoi specifici problemi economici, personali, professionali.

La tua carriera è unica, i tuoi limiti sono mischiati con i tuoi punti di forza in un modo unico e non replicabile.

C’è un punto in cui la critica smette di essere utile e ti lascia solo più risentito, incavolato e incapace di agire per cambiare le cose.

Ma il punto chiave non è smettere di criticarsi.
Ma smettere di criticarsi perché non sei abbastanza in confronto a qualcun altro.

A volte ottenere dei risultati specifici che oggi non riesci ad ottenere dipende da alcune abilità che non hai ancora. E continuare a confrontarti con gli altri ti impedisce letteralmente di vedere quello che ti serve sviluppare per passare al livello successivo.

Fino a che ti concentri sul pezzo che manca rispetto agli altri, non scoprirai mai COME fare ad arrivare dove vuoi. Vedrai solo il pezzo che manca.

Il gioco cambia quando inizi a confrontarti con chi eri ieri.

Come sei migliorato rispetto ad un anno fa.
Rispetto ad un mese fa.
Rispetto a un’ora fa.

E come puoi migliorare ogni giorno rispetto a te stesso.

E se vuoi scoprire come si fa cliccando qui trovi qualche informazione in più

[-33 giorni] E’ molto raro che qualcuno voglia davvero cambiare

Nel mondo dello sviluppo personale e professionale il tema principale, alla fine, è uno solo:

il cambiamento.

Tu vuoi cambiare?

Esistono migliaia di metodi che ti promettono di farlo.
Migliaia di approcci, di sistemi, di tecniche.

Tutti vanno nella stessa direzione: eliminare le resistenze al cambiamento. A lasciare il conosciuto che non ci piace più (ma che è comodo) per l’ignoto.

Ma diciamoci la verità: hai letto forse decine o centinaia di libri sul cambiamento e magari partecipato già a qualche evento formativo.

Forse ti sei reso conto che il risultato è che invece di ‘cambiare’ hai solo fatto dei cambiamenti per mantenere le cose uguali a prima.

Introdurre dei cambiamenti nel sistema è diverso da cambiare.

Per questo nel ReSonance parliamo di trasformazione, e non di cambiamento.

Non cambiare l’esterno, ma cambiare la tua capacità di reagire al contesto con comportamenti e decisioni nuove.

O cambi del tutto il sistema, o non cambi affatto.
Non esistono ‘piccoli cambiamenti’ o passaggi intermedi.
Ed è evidente che c’è una enorme resistenza al cambiamento.

Vuoi cambiare relazioni, azienda, collaboratori, stile di vita.

Ma non vuoi cambiare te stesso.

Siamo onesti: c’è un ‘mercato’ enorme di persone che dice di voler cambiare la propria vita ma non è disposta a cambiare niente di se stessa per lasciar avvenire il cambiamento.

Alla fine vogliono cambiare solo le apparenze, migliorare alcuni aspetti della loro vita per renderla più bella magari agli occhi degli altri.

Vogliono ridurre i dispiaceri o risolvere il problema del momento.

Ma non vogliono il cambiamento profondo che cambia la struttura da cui si genera il problema del momento.

Un cambiamento molto più profondo e che richieste anche coraggio.

Cosa diranno i tuoi amici quando ti vedranno diverso?
E i tuo colleghi?
E la tua compagna?

Non cambi l’esterno. Cambi prima la tua struttura e poi le cose cambiano fuori.

Il ReSonance fa questo: genera una trasformazione profonda.

E se queste parole hanno smosso qualcosa in te…
forse è il momento di partecipare al Corso Intensivo ReSonance:

Mancano 33 giorni al TUO cambiamento.

https://www.simonepacchiele.com/training/corso-coaching-invernale/

 

 

[-37 giorni] Riposa e guarda la tua direzione

La performance, per come la intendiamo nel ReSonance, è un processo di lungo respiro.

La crescita è un movimento che in ogni momento può seguire direzioni diverse. Un giorno fai due passi in avanti, il giorno dopo un passo indietro. E’ normale.

Quella della crescita costante è una illusione della nostra parte logica. L’importante è mantenere una DIREZIONE. Usare l’intelligenza e riposare nei momenti in cui sei stanco, mantenendo però l’attenzione sulla tua direzione.

Quando riesci a fare questo succedono cose interessanti.

I tuoi obiettivi passano da 1000 a 2 o 3.

Rilasci l’ansia da prestazione e da continua ricerca di conferme esterne

Accedi realmente al tuo potere personale, e sai di cosa sei davvero capace (ed è molto di più di quello che pensi ora)

Ecco… questo imparerai a fare al Corso Intensivo di Coaching ReSonance di gennaio.

A trovare la tua direzione, e a ridurre l’attrito tra te e il mondo. Ottenendo molti più risultati, misurabili e concreti.

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Ciao da Simone!
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