[-33 giorni] E’ molto raro che qualcuno voglia davvero cambiare

Nel mondo dello sviluppo personale e professionale il tema principale, alla fine, è uno solo:

il cambiamento.

Tu vuoi cambiare?

Esistono migliaia di metodi che ti promettono di farlo.
Migliaia di approcci, di sistemi, di tecniche.

Tutti vanno nella stessa direzione: eliminare le resistenze al cambiamento. A lasciare il conosciuto che non ci piace più (ma che è comodo) per l’ignoto.

Ma diciamoci la verità: hai letto forse decine o centinaia di libri sul cambiamento e magari partecipato già a qualche evento formativo.

Forse ti sei reso conto che il risultato è che invece di ‘cambiare’ hai solo fatto dei cambiamenti per mantenere le cose uguali a prima.

Introdurre dei cambiamenti nel sistema è diverso da cambiare.

Per questo nel ReSonance parliamo di trasformazione, e non di cambiamento.

Non cambiare l’esterno, ma cambiare la tua capacità di reagire al contesto con comportamenti e decisioni nuove.

O cambi del tutto il sistema, o non cambi affatto.
Non esistono ‘piccoli cambiamenti’ o passaggi intermedi.
Ed è evidente che c’è una enorme resistenza al cambiamento.

Vuoi cambiare relazioni, azienda, collaboratori, stile di vita.

Ma non vuoi cambiare te stesso.

Siamo onesti: c’è un ‘mercato’ enorme di persone che dice di voler cambiare la propria vita ma non è disposta a cambiare niente di se stessa per lasciar avvenire il cambiamento.

Alla fine vogliono cambiare solo le apparenze, migliorare alcuni aspetti della loro vita per renderla più bella magari agli occhi degli altri.

Vogliono ridurre i dispiaceri o risolvere il problema del momento.

Ma non vogliono il cambiamento profondo che cambia la struttura da cui si genera il problema del momento.

Un cambiamento molto più profondo e che richieste anche coraggio.

Cosa diranno i tuoi amici quando ti vedranno diverso?
E i tuo colleghi?
E la tua compagna?

Non cambi l’esterno. Cambi prima la tua struttura e poi le cose cambiano fuori.

Il ReSonance fa questo: genera una trasformazione profonda.

E se queste parole hanno smosso qualcosa in te…
forse è il momento di partecipare al Corso Intensivo ReSonance:

Mancano 33 giorni al TUO cambiamento.

https://www.simonepacchiele.com/training/corso-coaching-invernale/

 

 

[-37 giorni] Riposa e guarda la tua direzione

La performance, per come la intendiamo nel ReSonance, è un processo di lungo respiro.

La crescita è un movimento che in ogni momento può seguire direzioni diverse. Un giorno fai due passi in avanti, il giorno dopo un passo indietro. E’ normale.

Quella della crescita costante è una illusione della nostra parte logica. L’importante è mantenere una DIREZIONE. Usare l’intelligenza e riposare nei momenti in cui sei stanco, mantenendo però l’attenzione sulla tua direzione.

Quando riesci a fare questo succedono cose interessanti.

I tuoi obiettivi passano da 1000 a 2 o 3.

Rilasci l’ansia da prestazione e da continua ricerca di conferme esterne

Accedi realmente al tuo potere personale, e sai di cosa sei davvero capace (ed è molto di più di quello che pensi ora)

Ecco… questo imparerai a fare al Corso Intensivo di Coaching ReSonance di gennaio.

A trovare la tua direzione, e a ridurre l’attrito tra te e il mondo. Ottenendo molti più risultati, misurabili e concreti.

REGISTRO DEI COACH ACCREDITATI

Questo post è molto importante.

Il ReSonance si sta diffondendo sempre di più ma soprattutto sta diventando in Italia il sinonimo di un Coaching di qualità alta e zero-fuffa.

Negli anni ci sono stati tentativi di imitazione e anche persone che hanno partecipato anni fa ad un solo ReSonance Start che si propongono a potenziali clienti o aziende come ‘Coach ReSonance’.

Mi interessa molto mantenere alta la qualità del Coaching che gli studenti della scuola erogano, e anche dare del vero valore al nucleo di persone che sta seguendo il ReSonance con passione e dedizione.

Allo stesso tempo mi interessa anche fornire delle possibilità serie e reali dal punto di vista professionale a chi vuole fare questo lavoro.

Il ReSonance, come dico spesso, NON è esclusivamente per chi vuole fare il Coach o il formatore ma è un potentissimo strumento di conoscenza e di evoluzione personale per lavorare sulle proprie cose da migliorare.

Molte persone si avvicinano esclusivamente con questo intento al modello e seguono il corso intensivo con questo obiettivo.

Ma mi sembra giusto dare degli strumenti professionali a chi vuole farne la propria professione.

✅✅✅ Per questo ho creato sul sito resonance.io – sito ufficiale – il Registro dei Coach accreditati ReSonance.

Essere nel registro dei Coach accreditati è assolutamente gratuito una volte che i requisiti vengono rispettati, e ha due vantaggi:

– Avere visibilità maggiore ed ‘ufficialità’ quando qualcuno cerca un Coach ReSonance (questo capita piuttosto spesso)

– Qualificarsi rispetto a chi ha studiato ReSonance diversi anni fa e non è aggiornato sugli ultimi sviluppi del modello o semplicemente fa qualcosa di diverso pensando di fare ReSonance.

Trovi il Registro dei Coach accreditati qui:
https://resonance.io/registro-coach-accreditati/

Noterai che ci sono due livelli di accreditamento.

✅ Il primo è quello di Coach Accreditato: prevede un training di almeno 100 ore, il superamento di un esame e un aggiornamento annuale di almeno 16 ore.

Se hai frequentato il Corso Intensivo negli ultimi 12 mesi hai il diritto di essere elencato in questa categoria. Stessa cosa se seguirai il prossimo intensivo di gennaio e supererai l’esame finale.

✅✅ Il Coach Accreditato Esperto : comprende i requisiti del Coach Accreditato e inoltre partecipare / aver partecipato ad un percorso di Mentoring di almeno cinque mesi sull’uso e l’applicazione del ReSonance sotto la mia supervisione diretta.

I Coach Accreditati Esperti possono, se vogliono, tenere corsi di ReSonance Start su mia autorizzazione (quando sono pronti) e facilitare piccoli gruppi.

Se stai seguendo almeno 5 Masterclass puoi essere inserito, su tua richiesta, in questa categoria.

Ti ripeto la pagina del Registro che è questa:
https://resonance.io/registro-coach-accreditati/

Quindi, se rispetti i requisiti inviami una mail con queste informazioni

Nome e Cognome
Città
Regione
Email
Telefono
Sito web
Livello (Coach Accreditato o Coach Accreditato Esperto)
Specialità (con quali persone lavori meglio se vuoi indicarlo)

E nel giro di qualche giorno verrai inserito nel Registro.

Se in questo momento non rispetti i requisiti per essere inserito come Coach Accreditato

(ad esempio: ti sei diplomato come Coach in un intensivo 3 anni fa e non hai seguito più nessuna formazione ReSonance)

ti basterà, se vorrai, seguire una formazione annuale di 16 ore per essere inserito nel Registro.

Insomma tutto quello che hai già fatto non viene perso.

A prestissimo!

Simone.

P.S. Se sei un diplomato degli anni scorsi: controlla la tua mail. Se vuoi essere inserito nel Registro rispondi ed entro qualche giorno verrà fatto.

[-40 giorni] O se fuori o sei dentro

Ho iniziato a seguire formazione molto giovane.
Ricordo di aver partecipato, più di 15 anni fa, a ritiri e seminari di 10, 15 e anche 21 giorni. Ed ovviamente anche a corsi più brevi.

Ma mi sono reso conto molto presto di come un corso di almeno 7 giornate abbia, se ben condotto, un potenziale trasformativo molto più grande.

Vedi, puoi frequentare un corso per due motivi.

Per acquisire delle nozioni.

O per generare un cambiamento comportamentale, un profondo cambio di visione, una espansione della tua capacità di vedere le cose e muoverti nel mondo.

Qualcosa che parte da dentro e arriva all’esterno.

Nel primo caso va bene tutto. Formazione online, corsi di un giorno, weekend.

Non dico che in un giorno non sia possibile generare cambiamento, eh.

Però quando voglio essere sicuro di mettere TUTTI i partecipanti ad un mio corso di cambiare sul serio, la risposta che do loro è sempre ‘vieni alla settimana intensiva’.

Le persone che partecipano ad un corso ReSonance hanno spesso qualcosa da ‘sbloccare’ in termini di decisioni da prendere, di risultati da generare, di cambiamenti importanti che rimandano da tempo e che solo ci pensano oggi, magari, li mettono un po’ disagio.

Per cui il ReSonance oltre ad essere ‘ufficialmente’ un corso di Coaching in cui prendi il Diploma, è prima di tutto un sistema per lavorare sulla propria efficacia personale e sulla capacità di ottenere risultati con minore sforzo.

Il lavoro dei 7 giorni è quello.

Adesso…

io lo so che abbiamo tutti una vita complicata.

la consegna del progetto
il nuovo capo appena arrivato
I figli a weekend alternati
le ferie
il partner che ti dice ‘ma dove vai una settimana proprio adesso che dobbiamo cambiare la cucina’.
le cena con i colleghi
il saggio di danza dei bambini
il compleanno del suocero
il corso di web marketing che stai seguendo
“ma non posso usare una settimana di ferie così”

e mille altri motivi.

Lo so che viviamo in una società frenetica, in cui non abbiamo mai un minuto di riposo mentale e la possibilità di annoiarci.

Ma è proprio per questo che devi ricominciare a prenderti del tempo per te, fuori da tutto, per riorganizzarti e ricominciare ad orientarti secondo le tue priorità.

Non sarà mai il momento buono se non decidi di farlo.

Non capiteranno mai le condizioni per cui non c’è niente che si oppone tra te e la tua capacità di ricominciare a generare risultati, se non decidi di farlo adesso.

Non è l’anno prossimo.
Non è la prossima estate.

E’ mai.

Ci saranno altri capi, altre cene, altre recite dei bambini, altre ferie da prendere, altre cose tra cui dovrai scegliere.

E’ solo un rimandare in avanti la decisione sperando che nel frattempo che qualcosa cambi, o aspettare che la situazione diventi insopportabile per cui poi sei ‘costretto’ a fare qualcosa.

Per cui.

Se stai pensando di partecipare al Corso Intensivo di Coaching ReSonance del 21-27 gennaio…

… devi solo decidere se risuona con te e vuoi farlo

… o se quello che ti dico non ti piace e non ti interessa

(e ci sta, questo approccio non necessariamente piace a tutti… anzi: andare in profondità a volte spaventa le persone per quello che potrebbero scoprire di loro stessi).

Ma se risuona con te e vuoi farlo, e appartieni quindi alla prima categoria…

Iscriviti adesso cliccando qui.

Ti stai condannando da solo ad una vita di insoddisfazioni?

Alla fine dei conti credo che uno dei benefici del ReSonance consista nel fatto che è un modello di lavoro che ti mette finalmente in pace con chi sei.

Rivedo l’altro giorno la pagina di un cliente che ha studiato ReSonance e che scalpitava allora per fare il formatore – non riuscendo a trovare la strada per avere una sua identità e per ‘lasciare un segno’.

Capitato per caso sulla sua bacheca lo vedo oggi felice di dedicarsi quasi completamente a quello che sa fare meglio, e che aveva già allora come sogno. Che non è la formazione ma una attività all’aria aperta in mezzo al mare.

C’è sempre in ognuno noi una forza che spinge verso quello che ci piacerebbe essere. Ed un’altra che ci spinge verso chi siamo.

Quando vince la prima, ci stiamo in realtà allontanando dall’essere efficaci, dal generare risultati e performance ottimali, dall’essere felici.

Ci stiamo in realtà condannando ad una vita di insoddisfazioni per qualcosa che vorremmo e non siamo, quando in realtà avremmo molte più capacità in qualcosa che a voi viene naturale ed impossibile per altri.

Ma resistiamo troppo spesso a ‘chi siamo’, per inseguire quello che vorremmo.

Accettare chi siamo ed i nostri limiti paradossalmente è la strada unica per generare risultati migliori e per andare oltre quello che siamo.

Fino a quando resistiamo ai nostri limiti siamo farmi al palo.

Quando li accettiamo, stranamente riusciamo finalmente a superarlo in maniera concreta.

Che non vuol dire che non possiamo fare altro da chi siamo e che dobbiamo necessariamente chiuderci su una sola cosa e basta per tutta la vita.

Ma che dobbiamo imparare a vedere con chiarezza chi siamo, e poi espandere da lì senza vivere ‘chi siamo’ e ‘quello che vorremmo essere’ come un conflitto.

Ma per farlo serve un percorso. Di integrazione, di comprensione, di consapevolezza.

Il ReSonance, alla fine, è questo.

Un percorso di consapevolezza che però non rimane limitata alla persona ma si espande e genera risultati e ha un impatto all’esterno, nel mondo reale, per aiutarti ad ottenere quello che desideri.

Ti aspetto, se vorrai esserci, a Rimini il 13 e 14 ottobre.

➡➡➡ Clicca qui sotto ed iscriviti:
https://www.simonepacchiele.com/resonance-experience/

La neurochimica del Successo

Brevissima nota introduttiva all’articolo, che ho scritto il 3 settembre 2018: sono Simone Pacchiele e trovi qualcosa su di me qui. Da circa 15 anni insegno e faccio ricerca nel Coaching, dal 2011 sono docente in Università Bocconi sui temi della performance, del Coaching e dell’empowerment.

Ti aspetto nel Gruppo Coaching Italia per discutere di questi argomenti.

Buona lettura.

Uno: La Classifica.

Dentro di te, nella profondità del tuo sistema mente-corpo c’è un computer velocissimo che sa esattamente in che posiziolne della classifica sei nel gruppo e nella società in cui vivi.

Se ti posizioni in alto, e sei un maschio, hai accesso al cibo migliore, ai territori di caccia ed ai rifugi migliori. Puoi avere un numero infinito di relazioni romantiche e sessuali con partner dell’altro sesso.

Se invece sei una femmina hai i pretendenti più prestanti: più alti, più forti, proporzionati e simmetrici. L’ideale per propagare i tuoi geni.

Allo stesso modo dei maschi dominanti, da femmina combatterai anche tu ferocemente – ma in modo diverso dai maschi – con le altre femmine della specie per mantenere o migliorare la tua posizione in classifica nella gerarchia femminile.

Se occupi uno status basso, al contrario, avrai parecchie difficoltà nel nutrirti, non saprai dove vivere, mangerai male e sarai probabilmente spesso in condizioni fisiche e mentali pessime.

Avrai relazioni difficili.

E se sei un essere umano anche il denaro servirà a poco, perché non saprai come farlo fruttare e lo spenderai per soddisfare istinti immediati e non per costruire qualcosa.

Essere in fondo alla classifica ti rende difficile salire.

Tutti gli animali stabiliscono una gerarchia tra i membri della propria specie.

Come riescono a farlo?

Dentro di te, nel tuo corpo e nella tua mente, c’è un sistema molto ‘antico’ che monitora continuamente come ti trattano gli altri.

Come si relazionano con te.

Come si muovono quando sei intorno a loro.

Come reagiscono a quello che dici.

E sulla base di questi dati il tuo cervello ti assegna automaticamente un posto in classifica.

Lo fanno le aragoste.
Lo fanno gli usignoli.
Lo fanno i polli nel cortile.
E lo fanno gli esseri umani.

Rivestire un ruolo più alto all’interno del proprio gruppo con cui ti confronti ogni giorno ti dà accesso ad una serie di benefici non indifferenti.

Benefici che spesso – anzi sempre nel mondo animale – possono fare la differenza tra vivere e morire.

Per questo è essenziale essere in cima alla lista. Perché chi è in cima vive e chi è in fondo ha difficoltà a farlo.

Si tratta di benefici che riguardano l’accesso al territorio di caccia.

Come fanno gli usignoli quando si spostano in un nuovo territorio e ingaggiano battaglie feroci con i ‘competitor’ della propria specie.

E una volta che hanno conquistato il loro territorio lo fanno sapere a tutti, cantando quelle che a noi sembrano dolci melodie.

A volte la gerarchia riguarda l’accesso al cibo.

Come fanno le galline che, secondo una gerarchia, stabiliscono l’ordine in cui possono razzolare nel cortile.

La gerarchia riveste una grande importanza in questo caso e fa la davvero la differenza tra vivere e morire soprattutto quando il cibo è scarso..

La gallina che può razzolare per prima può mangiare tutto quello che vuole e scegliere il nutrimento migliore.

La seconda e la terza gallina ovviamente avranno accesso a cibo di peggiore qualità, e dato che mangeranno cibo di qualità più scadente saranno meno forti.

E quindi difficilmente potranno uscire dalla loro condizione di subalternità.

Essere in alto nella gerarchia significa avere al riparo dalla pioggia e dal vento. E significa difendere la propria casa e il proprio territorio.

Vivere in un territorio migliore fornisce loro maggiore probabilità di trovare compagni più sani e più belli, e di dare vita ad una progenie che sopravviverà a lungo.

Avranno una vita molto meno stressante.

Il territorio occupato è importante dunque.

E dato che di attici con vista ce ne sono sempre meno rispetto agli appartamenti nella suburra, trovare ed occupare il terrorio migliore genera sempre conflitto.

Ed il conflitto genera altri problemi: per esempio il fatto di dover vincere i combattimenti con altri membri della specie senza che i due contendenti ne abbiano perdite significative.

Senza che muoiano nel combattimento o si feriscano gravemente.

Due: limitare i danni derivanti dal conflitto.

Nel corso dei millenni tutte le specie hanno dovuto trovare una soluzione a questo problema.

Immagina la situazione: due animali si contendono un territorio ricco in cui cacciare ed accoppiarsi con le femmine.

Il confronto si trasforma presto in una lotta senza quartiere.

Uno dei due animali – di solito quello più grande – vince. Ma anche chi ha vinto può aver riportato ferite che lo indeboliscono a lungo, o che ne diminuiscono perennemente la capacità futura di difendere quello che si è conquistato.

In questa situazione è facile per un terzo animale – che ha guardato da lontano tutta la scena – arrivare e spodestare il padrone di casa ferito e debole.

E questo non è fa certamente piacere ai due che hanno combattuto a lungo e duramente.

Tre: Gestire il conflitto.

Per millenni gli animali hanno convissuto negli stessi territori e hanno dovuto sviluppare strategie per

1. stabilire in maniera chiara la gerarchia in quel territorio

2. evitare di ferirsi gravemente o, peggio, di uccidersi durante il confronto.

In un combattimento tra lupi l’animale sconfitto prima di essere ferito mortalmente si sdraierà sul dorso mostrando la gola al vincitore, che a sua volta lo risparmierà.

Le aragoste, che fanno la propria tana scavando nella sabbia sul fondo dell’oceano, hanno elaborato un comportamento simile.

Prima di arrivare ad un combattimento mostrano chiaramente all’avversario la dimensione delle loro chele.

E se non basta, spruzzano nell’acqua uno spray liquido che contiene neurotrasmettitori che informano l’avversario delle proprie dimensioni, del sesso, dello stato di salute, e di che umore sono in quel momento.

Così l’altro ha tutte le informazioni per poter decidere se iniziare a combattere o no.

A volte basta mostrare quanto ce le hai lunghe, a volte occorre spruzzare un po’ di spray carico di neurotrasmettitori.

A volte (ed è il livello successivo di escalation) bisogna fare una danza in cui si mostrano le proprie abilità fisiche.

A volte bisogna combattere sul serio, e questo accade davvero di rado.

Ma le cose interessanti avvengono DOPO il combattimento. DOPO che è stato decretato un vincitore ed un vinto.

Quattro: la Neurochimica della Vittoria.

Il cervello di un animale che ha vinto un combattimento inizia a funzionare in maniera abbastanza diversa da quella del vinto.

E il riflesso visibile di questa differenza la si vede nella postura, negli atteggiamenti somatici, nella qualità del movimento.

La postura e la qualità del movimento infatti dipendono da come alcuni neurotrasmettitori modulano la comunicazione tra i neuroni.

Per esempio nelle aragoste e nei gamberi dipende dal rapporto tra serotonina e octopamina.

Se il gambero vince, aumenta la serotonina e diminuisce l’octopamina.
Se perde accade il contrario, il rapporto diventa a favore dell’octopamina che aumenta a discapito della serotonina.

Un gambero con alti livelli di serotonina e bassi livelli di octopamina è molto più difficile da battere quando viene sfidato. Perché la serotonina regola alcuni meccanismi della sua flessione posturale.

In altre parole più serotonina, più flessibilità, meglio combatte.

Estende meglio le sue chele, e SEMBRA più pericoloso e più grosso.

Chi ha alti livelli di serotonina e bassi livelli di octopamina è un vincitore.

L’opposto genera un individuo abbacchiato, inibito, più lento, che parte battuto già in partenza.

Insomma, una volta che vinci, diventi un vincente. Se non per sempre, abbastanza a lungo.

Un granchio che ha perso un combattimento è molto probabile che perda anche il successivo.
Un granchio che ha vinto, facilmente continuerà a vincere.

Chi vince, prende tutto. Un po’ come nel mondo degli umani in cui l’1% possiede più delle persone che sono nell’ultimo 50%.

Ma non riguarda solo la ricchezza.

Un piccolo gruppo di musicisti compone le canzoni trasmesse dal 90% delle radio.
Vengono pubblicati tantissimi libri al mondo, ma meno di 500 vendono più di 100.000 copie.

E’ la Legge di Pareto della Sopravvivenza, della Abbondanza e della Vittoria.

Ma inizia tutto prima della vittoria.

Inizia da quelle parte del cervello che osserva come ti trattano gli altri.

Cinque: di che tipo di vittoria hai bisogno?

Ne parlavamo all’inizio dell’articolo.

Se i tuoi pari ti valutano di poco valore, questa parte del tuo cervello che ti posiziona automaticamente in basso nella gerarchia limita la serotonina disponibile in circolo.

E se diminuisce la serotonina in circolo diventi più reattivo alle emozioni negative.

Inizi a funzionare in modalità ‘inibitoria’ – come diciamo nel ReSonance – cioè ad essere molto più sensibile ai pericoli e molto più pronto ad attivare reazioni di fuga o di combattimento.

E’ un tipo di performance che in momenti di crisi in cui è in gioco la sopravvivenza è fondamentale.

Di che tipo di performance hai bisogno?

E proprio qui si entra nel vivo di questo articolo.

Di che tipo di performance hai bisogno? Di una performance reattiva come quando è in gioco la vita e devi necessariamente vincere un combattimento per la gerarchia (e per la sopravvivenza)?

O di una performance in cui hai la capacità di prendere decisioni e di agire non per scappare o combattere ma per trovare la soluzione che ti mette in grado di avere la vita che vuoi?

Sono due tipi di performance totalmente diverse.

Entrambe sono indispensabili ma se non vivi nella foresta ma nel mondo di oggi è molto più probabile che ti serve il secondo tipo di performance.

Che è quello che impari a sviluppare con il ReSonance.

Lo stress che si genera quando il tuo sistema ti fa percepire di essere in basso nella scala gerarchica è sicuramente buono perché ti fa combattere fisicamente e ti fa essere impulsivo, nel migliore senso della parola.

Quando sei così prendi qualsiasi opportunità che capita. Mangi anche se non c’è il cibo migliore, dormi nella prima casa in cui capiti, ti accontenti insomma.

Sopravvivi. Ed è fondamentale.

Ma il successo arriva quando sei pieno di serotonina, e riesci ad essere calmo e sicuro.

Quando vivi, non sopravvivi.

Quando pensi e progetti il tuo successo nel lungo termine e programmi un domani migliore.

Quando non hai bisogno di arraffare tutto quello che capita, perché sai che puoi realisticamente aspettarti cose migliori nel futuro.

Nel ReSonance lavoriamo su questo secondo tipo di performance.

E se vuoi scoprire come si fa cliccando qui trovi qualche informazione in più